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Freddo sotto i 15 gradi in classe al Kennedy di Pordenone: studenti protestano e tornano a casa

Riscaldamento guasto al Kennedy di Pordenone: studenti protestano per il freddo e tornano a casa

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Riscaldamento
Riscaldamento ( © Depositphotos)

Il riscaldamento che non funziona e temperature ben al di sotto dei limiti di tollerabilità hanno portato gli studenti a una scelta drastica: non entrare in classe e tornare a casa. È quanto accaduto nella mattinata di lunedì 12 gennaio all’istituto Kennedy di Pordenone, dove una classe prima è esposta da settimane a condizioni climatiche definite “estreme” all’interno dell’aula.

Secondo quanto riferito da un genitore a PordenoneToday, il problema non è recente ma si protrae da prima delle vacanze di Natale, senza che finora si sia arrivati a una soluzione concreta.

Da dicembre temperature sotto i 15 gradi

All’interno dell’aula frequentata dai ragazzi, stando a quanto raccontato, le temperature sarebbero spesso scese sotto i 15 gradi, con punte minime fino a 12 gradi. Una situazione che ha reso sempre più difficile seguire regolarmente le lezioni, soprattutto nelle giornate più fredde.

Il disagio sarebbe stato più volte segnalato dagli studenti, che hanno cercato un confronto sia con gli insegnanti sia con la dirigenza scolastica, senza però ottenere nell’immediato un intervento risolutivo.

Il confronto con docenti e dirigenza

Come spiegato dal padre di uno degli studenti, inizialmente le segnalazioni non avrebbero trovato comprensione da parte di alcuni docenti. Solo in un secondo momento la problematica è stata portata all’attenzione del preside Piervincenzo Di Terlizzi.

La dirigenza, a quel punto, avrebbe riconosciuto la gravità della situazione e assicurato una soluzione in tempi brevi, avviando un’interlocuzione con l’azienda esterna incaricata della gestione del riscaldamento nei locali scolastici di via Interna.

Il nodo dell’isolamento dell’aula

Secondo quanto comunicato ai genitori, il problema sarebbe legato a una carenza di isolamento dell’aula specifica, che renderebbe inefficace il sistema di riscaldamento, soprattutto nei mesi invernali. Una criticità strutturale che, con l’abbassamento delle temperature, è diventata sempre più evidente.

In attesa di interventi tecnici risolutivi, gli studenti hanno deciso di incrociare le braccia: all’inizio della seconda settimana di lezioni dopo la pausa invernale, non sono entrati in aula, scegliendo in molti casi di fare ritorno a casa.

Attesa per una soluzione rapida

La protesta, pacifica ma determinata, punta a richiamare l’attenzione su condizioni ambientali ritenute non adeguate allo svolgimento dell’attività scolastica. Ora famiglie e studenti attendono che agli impegni annunciati dalla dirigenza seguano interventi concreti, per garantire ambienti sicuri e confortevoli.

La vicenda riaccende il dibattito sullo stato degli edifici scolastici e sulla necessità di interventi strutturali tempestivi, soprattutto nei periodi dell’anno più critici dal punto di vista climatico

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