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Il libro che non si accontenta di essere un libro: Luigi Fulignot spara in faccia alla Bisiacaria la sua “cosa venuta male”

Giovedì 24 settembre 2026 alle 18.30 al Circolo ACLI di San Lorenzo nella sua Ronchi dei Legionari la presentazione

Massi Boscarol

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Una cosa venuta male. Giovedì a Ronchi dei Legionari la presentazione del libro di Luigi Fulignot

RONCHI DEI LEGIONARI – Anni e anni passati a credere che la provincia fosse un parcheggio per anime spente, eppure eccoci qui, nella nostra Ronchi, a fare i conti con chi i pali della porta li ha difesi con le mani e ora difende la trincea della carta stampata. Luigi “Fuli” Fulignot – marongiusofo, ex custode di legni regionali di diverse formazioni calcistiche, formatore di filosofia della tecnologia e ora scheggia impazzita della Bisiacaria – si presenta… a casa. E non lo fa in punta di piedi.

Giovedì 24 settembre alle 18.30, al Circolo ACLI di via San Lorenzo 3, dialoga con lui la poetessa Marilisa Trevisan per scorticare viva Una cosa venuta male — storie di amori e fantasmi (stagione prima). Sei storie quasi indipendenti, un leitmotiv che profuma di morte, disillusione e serena rassegnazione, e quell’ironia affilata come un rasoio che copre una malinconia di fondo dove però non ride mai nessuno.

Tu chiamala, se vuoi, anomalia: conversazione quasi non autorizzata con Fuli, partendo da quel titolo che è un pugno nello stomaco e un atto di fede: Una cosa venuta male. Da dove nasce l’ingorgo? «Dalla scuola di Giorgio Gaber e da una serena, imperturbabile rassegnazione. Quella roba lì che doveva andare dritto in cielo e invece si pianta nel fango del sottobosco. E poi c’è la bellezza, e ci sono avversari impossibili da battere: esattamente come quando provavi a chiudere lo specchio a un centravanti lanciato a rete».

Eppure questo libro si ribella alla carta. Qr code, video, musica, serie TV tenute insieme da un filo rosso che puzza di Dostoevskij, sponda l’idiota. Spiega l’eresia. «È un libro che non si accontenta di essere un libro. Scrivo a pezzi, assemblo come un Frankenstein di provincia, guardando a David Foster Wallace — con rispetto parlando s’itende e con la paura di farsi male alle dita. Ci metto le serie TV, le pagine web, l’intelligenza artificiale e la mia vita di filosofo della tecnologia. Perché è matematico: scrivere di ciò che si vive, citando Federico Fellini senza l’aria di chi fa l’esame in conservatorio».

Perché ostinarsi a scrivere in provincia anziché farsi curare da uno specialista con l’ombrello di design? «Perché scrivere in provincia costa meno della metà e fa meno male alla reputazione dello psicologo di turno. È autoterapia armata. L’idiozia qui non è un insulto, è un metodo di conoscenza: guardare il mondo con la meraviglia di chi è rimasto fuori tempo massimo ma continua a parare rigori invisibili».

Ronchi dei Legionari chiama, la bisiacaria ascolta, il Circolo ACLI apre le porte. Giovedì 24 settembre, ore 18.30: chi non c’è, resta fuori dal perimetro del mondo. Ingresso gratuito per chi ha ancora la stoffa di stare in piedi tra le rovine.

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