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Eresie musicali per un Medioevo elettrico. Nova Gorica propone Flores Musicae
A Flores Musicae gli Appalachi incontrano Monteverdi facendo il giro del mondo: a Nova Gorica e sul Collio sloveno; dal 24 al 27 settembre tra EPICenter, Vila Vipolže e Mostovna (Salcano) l’eresia sonora del festival di musica medioevale e rinascimentale che disarma il tempo
NOVA GORICA – Secoli di teche, decenni di muffa accademica, polverosi tomi eppure eccoci qui: a recintare i secoli nei musei ci mandino gli annoiati. Sul ciglio tra Nova Gorica e il Collio sloveno, Flores Musicae fa saltare il banco del calendario (24-27 settembre 2026). Non una rassegna per antiquari dello spirito, ma un cortocircuito temporale dove il passato indossa i guantoni, attacca la spina e guarda dritto negli occhi il domani.
Si parte giovedì 24 al Centro Interpretativo EPICenter con i Fine Hand (USA, Germania, Italia) e il loro Send it by the water. Anne Kathryn Olsen, Carla Babelegoto, Isabella Shaw, Mara Winter, Elisabeth Sommers e Vincent Kibildis non fanno archeologia: scavano nei pozzi rurali degli Appalachi, risalgono le ballate medievali d’Inghilterra e le fondono con le partiture grafiche dell’artista Oglala Lakota Kite. Dulcimer, banjo, arpe medievali e schegge indigene: una patria immaginaria che scorre via come acqua scura e necessaria.
Venerdì 25 alle 20.00 ci si sposta nei fasti sognanti della Vila Vipolže (Goriška brda) con Bailly, Baker, López e il loro Amour Courtois. Il pianista jazz Baptiste Bailly, l’americano del baritono a corde di risonanza Matthew Baker e il polistrumentista a oud e ghironda Efrén López (premio FIP, mica fuffa) prendono i secoli XIV e XV e li piegano a un jazz medievale che profuma di velluto bruciato.
Gran botto sabato 26 al Centro culturale Mostovna di Salcano: arriva Monteverdi Rock (Italia/Slovenia). Federica D’Agostino, Il Baskerville (Jacopo Raffaele), Bor Zuljan alla chitarra elettrica, Massimo Pinca al basso e Ovidio Venturoso alla batteria dimostrano che Monteverdi e il primo barocco sono patrigni illegittimi del prog italiano anni Settanta e del pop perfetto. Il confine tra 1600 e l’elettricità scompare: e ti viene il dubbio feroce che la musica di oggi sia solo una cover sbiadita di quella sera.
Arrivano dal Belgio e portano un nome che è già un manifesto della memoria: Mnemosyne. Da una parte Eugénie De Mey, dall’altra Michaël|le Grébil Liberg, architetti di sonorità che non abitano gli atlanti tradizionali. Dal 2023 il loro sodalizio è un corpo a corpo con la risonanza degli spazi e la fisica dell’ascolto. Non chiamatelo concerto: è una mappa dell’anima. Nel loro respiro convivono i canti gregoriani, i trovieri e Guillaume de Machaut, le melodie sefardite e la vertigine radicale del misticismo acustico di James Tenney, Morton Feldman, John Cage, Stockhausen e Ornette Coleman. Dal vivo domenica 27 alla Rotonda del Teatro Nazionale di Nova Gorica con inizio alle 18.
Tutti gli ingressi sono a entrata libera. Imperativo: riprendere possesso del tempo.
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