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Radiologia a singhiozzo a Sacile e Maniago: “La privatizzazione non funziona”

Sanità territoriale sotto accusa: nelle Case di Comunità di Sacile e Maniago il servizio radiologico non garantisce continuità

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Radiologia - Radiologia Sacile
Radiologia ( © Depositphotos)

Soldi pubblici; profitti privati; e servizio semichiuso”. È un giudizio netto quello espresso dagli esponenti del Comitato Salute Pubblica Bene Comune di Pordenone, che tornano a denunciare le criticità emerse nella gestione del servizio di radiologia nelle Case di Comunità di Sacile e Maniago.

Secondo il collettivo, nonostante le promesse di miglioramento e riduzione dei tempi contenute nei documenti di gara, la situazione attuale è ben lontana dagli impegni assunti, con un servizio che funziona solo parzialmente e in modo discontinuo.

Un appalto milionario finito ai privati

La gestione del servizio radiologico è stata affidata ai privati a partire dallo scorso agosto, nell’ambito di un appalto da 108 milioni di euro per nove anni. Una scelta che, secondo il Comitato, non ha prodotto i risultati attesi.

“L’azienda non è al momento in grado di rispettare quanto promesso nei verbali di gara”, sostengono i rappresentanti dell’associazione, che parlano apertamente di un sistema che penalizza cittadini e operatori pubblici.

Il disservizio nelle due Case di Comunità

Il Comitato denuncia che l’appalto, partito ufficialmente il 1° settembre, ha subito fin da subito un ritardo dovuto alle carenze della cordata vincitrice. Superata la fase transitoria di cinque mesi, la situazione non sarebbe migliorata.

Il servizio radiologico esternalizzato, spiegano, non copre le 12 ore previste in entrambe le sedi. Un unico tecnico radiologo si divide tra Sacile e Maniago, garantendo di fatto solo circa sei ore di servizio per ciascuna struttura. Una condizione che, secondo il Comitato, costringe molti pazienti a rivolgersi direttamente a Pordenone.

Imprevedibilità e disagi per i cittadini

A rendere il quadro ancora più critico è l’imprevedibilità del servizio. “Non sappiamo quando il tecnico sia in una sede o nell’altra”, afferma il collettivo, sottolineando come l’incertezza ricada direttamente sugli utenti.

Dubbi vengono sollevati anche sulla gestione del personale: il Comitato si chiede se il tecnico venga retribuito per le sole ore effettive o per l’intero periodo di servizio previsto.

“Un appalto che non funziona”

Per il Comitato Salute Pubblica Bene Comune si tratta dell’ennesima dimostrazione del fallimento dell’esternalizzazione. Un sistema che, a loro avviso, danneggia sia i cittadini sia gli operatori pubblici, chiamati a sopperire alle carenze dell’operatore economico.

Il gruppo ricorda inoltre che la privatizzazione della radiologia aveva mostrato criticità fin dall’inizio, con difficoltà nel garantire il servizio e con le dimissioni della dirigente Asfo responsabile del procedimento.

Le richieste ad Asfo e Regione

La richiesta finale è chiara: rivedere immediatamente l’appalto, reinternalizzando il servizio radiologico e potenziandolo con personale adeguato, ben retribuito e organizzato.

Allo stesso tempo, il Comitato invita l’azienda ad aprire bandi per colmare le carenze di personale, in particolare per i tecnici radiologi, utilizzando tutte le modalità di reclutamento già adottate in altri reparti.

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