Trieste
Cattinara, lavori fermi da mesi: “Otto anni di cantiere e disagi insopportabili”
Cantiere infinito, disagi quotidiani e accuse politiche: l’ex primario Walter Zalukar attacca la gestione dei lavori del nuovo ospedale di Cattinara
“I lavori a Cattinara sono fermi da agosto e non si sa se e quando ripartiranno”. È un giudizio netto e durissimo quello espresso da Walter Zalukar, ex primario del pronto soccorso e già consigliere regionale, sullo stato del cantiere del nuovo ospedale di Cattinara. Secondo Zalukar, la struttura sanitaria triestina è da otto anni un cantiere aperto, con conseguenze pesanti per malati, familiari e personale sanitario, costretti a convivere quotidianamente con barriere, polvere e potenziali pericoli legati ai lavori.
“Siamo al punto di partenza e nessuno risponde”
Per Zalukar, dopo anni di interventi, il risultato è desolante: “Siamo al punto di partenza o poco più”, senza che nessuno si assuma responsabilità. L’ex primario punta il dito contro l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che avrebbe attribuito le criticità all’impresa esecutrice, dichiarando che la Regione non governa i processi di ristrutturazione delle aziende coinvolte. Una posizione che Zalukar giudica come un tentativo di defilarsi, accompagnata dall’auspicio che la vicenda “si concluda definitivamente, in un modo o nell’altro”.
La svolta del 2019 e il cambio d’impresa
Zalukar ricorda però come nel 2019 fosse stato proprio Riccardi a volere la risoluzione del contratto con la società veneta Clea, vincitrice dell’appalto, affidando i lavori alla ditta friulana Rizzani de Eccher, seconda classificata nella gara. Una decisione assunta contro il parere dell’ingegnere dell’Azienda sanitaria triestina, responsabile dei lavori e profondo conoscitore delle criticità del progetto. Secondo Zalukar, quel passaggio avrebbe segnato l’inizio di ulteriori difficoltà e rallentamenti.
Due pesi e due misure nella gestione dei ritardi
L’ex primario denuncia una gestione non uniforme delle difficoltà: alla società veneta, sostiene, non erano stati concessi nemmeno tre mesi quando si era trovata in difficoltà, mentre negli ultimi sei anni non si sarebbe vista la stessa determinazione politica, nonostante i tempi di realizzazione si allungassero sempre di più. Una situazione che, per Zalukar, impone di riconoscere che il progetto, risalente a 20 anni fa, è ormai superato e non più adeguato alle esigenze di un ospedale moderno.
Reparti dimezzati e spazi “spaventosi”
La critica si estende anche alle condizioni interne dei reparti, definite “spaventose”. Strutture che occupavano un intero piano e già risultavano strette si sono viste dimezzare gli spazi, costringendo personale e pazienti a soluzioni di fortuna. Un contesto che rende ancora più difficile l’attività sanitaria quotidiana.
La pineta distrutta e il “deserto di fango”
Infine, Zalukar punta l’attenzione su quello che definisce l’unico risultato concreto di otto anni di lavori: la distruzione della pineta. Al suo posto, afferma, resta oggi un deserto di terra e pietre, che dopo ogni pioggia si trasforma in una palude di acqua marrone e fango, simbolo di un’opera incompiuta e di un cantiere che sembra non avere fine.
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