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Medici di base, emergenza in FVG: Regione al lavoro su pensionati e ambulatori
Medici di base introvabili, la Regione corre ai ripari: ambulatori straordinari e possibile ritorno dei pensionati
La carenza di medici di medicina generale si conferma una delle principali emergenze della sanità territoriale in Friuli-Venezia Giulia, con un impatto diretto su migliaia di cittadini privi del medico di famiglia. Una situazione che interessa più aree della regione e che, come riconosciuto dalla stessa amministrazione regionale, affonda le radici in criticità strutturali accumulate nel corso degli anni.
Per affrontare il problema, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha avviato un ciclo di confronti con sindaci, distretti sociosanitari e aziende sanitarie, con l’obiettivo di fotografare l’emergenza territorio per territorio e individuare misure immediate in grado di garantire almeno la continuità assistenziale, in attesa di riforme più profonde.
Medio Friuli: 2.600 cittadini senza medico di base
Uno dei quadri più critici è emerso nel Medio Friuli, al centro dell’incontro svoltosi a Codroipo tra l’assessore Riccardi, i sindaci dell’area e il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Denis Caporale. I numeri parlano chiaro: circa 2.600 cittadini sono attualmente senza medico di base e le zone carenti sono 17.
Per fronteggiare l’emergenza, Riccardi ha annunciato l’intenzione di arrivare già il 2 febbraio a una norma che consenta di contrattualizzare i medici pensionati, valorizzando anche il parere positivo del Ministero dell’Economia all’emendamento al decreto Milleproroghe. La misura permetterebbe nuovi contratti fino al 31 dicembre 2026, intervenendo anche sugli aspetti previdenziali e fiscali.
Secondo l’assessore si tratta di “un sollievo immediato”, pur senza nascondere che il problema resta strutturale, frutto di un rapporto complesso e irrisolto tra medicina generale e sanità pubblica.
Nel frattempo, per evitare vuoti assistenziali, l’Asufc ha attivato ambulatori distrettuali di cure primarie a Varmo, Nespoledo di Lestizza e Codroipo, operativi nel 2025 e dedicati agli assistiti rimasti senza possibilità di scelta del medico.
Agro Aquileiese: mancano almeno 20 medici di famiglia
La stessa emergenza si registra nell’Agro Aquileiese, affrontata durante l’incontro nel municipio di Cervignano del Friuli con l’Ambito socio-assistenziale che comprende 17 Comuni e un bacino di 56mila abitanti. Qui il fabbisogno è ancora più marcato: servirebbero almeno 20 medici di medicina generale per coprire tutte le zone carenti.
Negli ultimi due anni il territorio ha perso 10 professionisti, a fronte di soli 3 nuovi inserimenti. Attualmente operano 26 medici, ma la metà ha innalzato il massimale fino a 1.800 assistiti in deroga, con un conseguente sovraccarico di lavoro.
Riccardi ha ammesso che nel breve periodo non è possibile garantire a tutti un rapporto fiduciario con il medico di famiglia, ma ha ribadito la necessità di lavorare per ricostruire questo modello, fondamentale per la sanità di prossimità.
Il medico di base come presidio sociale
L’assessore ha sottolineato come la carenza dei medici di famiglia non rappresenti solo un problema sanitario, ma anche una questione sociale. «Il medico di base oggi non fornisce più soltanto terapie – ha spiegato – ma risposte integrate a bisogni complessi. Quando parliamo di umanizzazione delle cure, il primo elemento resta il rapporto di fiducia con il cittadino».
Tra le cause principali della crisi, la scarsa attrattività della professione, che spinge i giovani medici a orientarsi verso altre specialità, lasciando scoperte proprio la medicina generale e l’emergenza-urgenza.
Ambulatori itineranti e gestione delle cronicità
A livello regionale, come ricordato da Caporale, il fabbisogno complessivo di assistenza primaria evidenzia 153 medici mancanti. Nel Distretto Agro Aquileiese, la direttrice Elena Revelant ha illustrato l’attivazione di ambulatori distrettuali itineranti a Palmanova, Cervignano e San Giorgio di Nogaro, con aperture cinque giorni a settimana.
Per ridurre la pressione sugli ambulatori è stato inoltre potenziato l’utilizzo della posta elettronica per la ripetizione delle ricette relative alle patologie croniche.
«Nessuno può inventare soluzioni che non sono possibili», ha concluso Riccardi, respingendo le critiche politiche e definendo le misure adottate un passaggio necessario in una fase di transizione, in attesa di interventi strutturali capaci di rendere nuovamente attrattiva la medicina generale e rafforzare la sanità territoriale.
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