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Economia & Lavoro

Lavoro in Fvg, 432 assunzioni in meno nei primi tre mesi del 2026: cosa dicono i dati Ires

In Friuli-Venezia Giulia le assunzioni calano dell’1,2% nei primi tre mesi del 2026: i dati Ires su lavoro e cassa integrazione

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Lavoratore ( © Depositphotos)

Il mercato del lavoro in Friuli-Venezia Giulia rallenta nei primi tre mesi del 2026. Tra gennaio e marzo le assunzioni nel settore privato sono diminuite dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con 432 nuovi rapporti di lavoro in meno. Parallelamente sono calate anche le ore di cassa integrazione, scese del 26,7%. È quanto emerge da una ricerca dell’Ires basata sui dati Inps.

Crescono lavoro intermittente e contratti stagionali

Il quadro delle assunzioni presenta però andamenti differenti a seconda della tipologia contrattuale. Nel primo trimestre dell’anno sono aumentati soprattutto i contratti di lavoro intermittente, con 494 assunzioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una crescita del 13,4%.

In aumento, anche se in misura più contenuta, anche le assunzioni con contratti stagionali, cresciute dell’1,7%. Rimane invece sostanzialmente invariato il numero dei nuovi contratti a tempo indeterminato.

Tra gennaio e marzo è diminuito anche il numero complessivo delle cessazioni dei rapporti di lavoro, che registra una flessione del 3,5% rispetto al primo trimestre del 2025.

Cassa integrazione in diminuzione, Trieste in controtendenza

Il rapporto Ires evidenzia anche una significativa diminuzione del ricorso alla cassa integrazione. Nei primi tre mesi del 2026 sono state autorizzate circa 2 milioni di ore in meno rispetto all’anno precedente, con una contrazione complessiva del 26,7%.

Fa eccezione Trieste, dove le ore di cassa integrazione hanno registrato invece un incremento del 46,3%. Allo stesso tempo, risultano in forte diminuzione gli interventi straordinari, calati del 67,6%.

Dimissioni al 74,1% delle cessazioni a tempo indeterminato

La ricerca analizza anche come sia cambiata nel tempo la composizione delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Secondo Ires, il peso dei licenziamenti per motivi economici è passato da quasi il 40% nel 2014 a meno del 20% negli anni più recenti.

È invece cresciuta l’incidenza dei licenziamenti disciplinari, che rappresentavano il 2,5% delle cessazioni nel 2014 e sono arrivati a circa il 5% negli ultimi anni.

Il cambiamento più evidente riguarda però le dimissioni. Nel 2014 costituivano poco meno della metà delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato, mentre dal 2020 la loro incidenza si mantiene stabilmente sopra il 70%. Nei primi tre mesi del 2026 le dimissioni hanno raggiunto il 74,1% del totale.

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