Economia & Lavoro
Assegno unico, cambiano le regole per figli all’estero e lavoratori UE: cosa cambia anche in FVG
Cambiano le regole dell’Assegno unico: la prestazione può spettare anche per figli residenti in altri Paesi UE e ai lavoratori europei non residenti in Italia. Novità importanti anche per il FVG.
Si allarga la platea dell’Assegno unico e universale e le novità possono avere una rilevanza particolare in una regione di confine come il Friuli-Venezia Giulia. Le nuove regole consentono infatti, a determinate condizioni, di riconoscere la prestazione anche per figli che risiedono in un altro Paese dell’Unione europea e aprono l’accesso all’assegno ai cittadini di altri Stati UE che lavorano in Italia pur non essendo residenti nel nostro Paese.
Una modifica che può riguardare, per esempio, famiglie con componenti distribuiti tra Italia, Slovenia o Austria e lavoratori transfrontalieri che ogni giorno attraversano il confine per raggiungere il proprio posto di lavoro.
Le disposizioni sono state introdotte dal decreto-legge 19/2026, convertito nella legge 50/2026, mentre l’INPS ha definito le modalità operative con la circolare n. 81 del 24 luglio 2026. L’Istituto ha poi riepilogato le novità il 3 settembre: chi vuole approfondire può consultare direttamente le nuove istruzioni INPS sull’Assegno unico per figli all’estero e lavoratori europei.
Assegno unico, la prima novità riguarda i figli che vivono in un altro Paese UE
Una delle modifiche più importanti riguarda il luogo di residenza del figlio.
Con le nuove disposizioni possono essere considerati beneficiari dell’Assegno unico, ai soli fini del riconoscimento della prestazione, anche i figli residenti in un altro Stato membro dell’Unione europea, purché risultino fiscalmente a carico secondo la normativa italiana.
Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla disciplina precedente, soprattutto per le famiglie che hanno legami stabili con più Paesi europei.
La novità non modifica però automaticamente la composizione del nucleo familiare ai fini ISEE. L’INPS precisa infatti che continuano ad applicarsi le normali regole previste per determinare il nucleo ai fini dell’indicatore economico: viene semplicemente ampliata la categoria dei figli per i quali, ricorrendo le altre condizioni, può essere riconosciuto l’assegno.
Perché la novità interessa particolarmente il Friuli-Venezia Giulia
Il collegamento con il Friuli-Venezia Giulia è evidente. La regione confina direttamente con Slovenia e Austria ed è interessata quotidianamente da una mobilità lavorativa transfrontaliera che coinvolge cittadini residenti da una parte del confine e occupati dall’altra.
La stessa Regione partecipa con EURADRIA, partenariato transfrontaliero Italia-Slovenia nell’ambito della rete europea EURES, a servizi dedicati proprio alle persone che lavorano in uno Stato dell’Unione europea e risiedono in un altro.
Le nuove disposizioni sull’Assegno unico possono quindi assumere una rilevanza concreta, ad esempio per un cittadino sloveno residente in Slovenia che lavora in Friuli-Venezia Giulia, oppure in situazioni familiari nelle quali il genitore soggetto alla legislazione previdenziale italiana abbia un figlio fiscalmente a carico residente in un altro Paese UE.
Non significa, tuttavia, che ogni lavoratore frontaliero abbia automaticamente diritto all’Assegno unico italiano: la situazione deve essere valutata in relazione ai requisiti nazionali e alle norme europee di coordinamento della sicurezza sociale.
Lavoratori UE non residenti in Italia: cosa cambia
La seconda novità interessa infatti i cittadini di un altro Stato membro dell’Unione europea che lavorano in Italia ma non vi risiedono.
La nuova disciplina consente di soddisfare i requisiti per l’Assegno unico anche attraverso un contratto di lavoro subordinato in Italia oppure svolgendo un’attività autonoma che comporti l’iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria italiana, a condizione di essere in regola con il versamento dei contributi.
Non è più richiesto, in una delle ipotesi previste dalla normativa, il requisito legato al diritto di soggiorno o di soggiorno permanente precedentemente contemplato.
Cambia però anche il modo in cui viene riconosciuta la prestazione: per chi lavora in Italia senza esservi residente, l’Assegno unico viene commisurato alla durata effettiva dell’attività lavorativa svolta nel territorio nazionale. Non si tratta dunque automaticamente di una prestazione riconosciuta per l’intero anno indipendentemente dalla durata del rapporto di lavoro.
La domanda va rinnovata ogni anno
C’è poi un aspetto operativo importante.
Per i lavoratori che svolgono un’attività in Italia senza risiedervi, la domanda deve fare riferimento al periodo nel quale viene effettivamente svolto il lavoro nel nostro Paese e deve essere rinnovata ogni anno a partire dal 1° marzo.
Per le nuove disposizioni è stata inoltre prevista una fase transitoria. Le domande presentate dal 21 aprile 2026, data di entrata in vigore delle modifiche, possono essere definite inizialmente in via provvisoria in attesa dell’adeguamento dei sistemi informatici.
L’INPS ha chiarito che gli importi possono quindi essere successivamente verificati e rielaborati, con eventuali integrazioni delle somme spettanti oppure recuperi in caso di importi versati e non dovuti.
Slovenia, Austria e doppie prestazioni: attenzione alle regole europee
Il punto più delicato per le famiglie transfrontaliere è quello del coordinamento tra diversi sistemi nazionali.
Se una famiglia maturasse un diritto a prestazioni familiari in due diversi Paesi dell’Unione europea, non sarebbe possibile ricevere integralmente due assegni per lo stesso figlio e per lo stesso periodo.
Le norme europee prevedono infatti precise regole di priorità. In generale conta innanzitutto se il diritto deriva dall’attività lavorativa dei genitori e, quando i genitori lavorano in due Paesi differenti, assume importanza anche lo Stato in cui vivono i figli.
Un esempio aiuta a comprenderne il funzionamento. Se un genitore lavora in Italia e l’altro lavora in Slovenia, dove vivono anche i figli, in linea generale la Slovenia avrà la priorità per il pagamento delle prestazioni familiari. Se la prestazione eventualmente dovuta dall’Italia fosse superiore, potrebbe trovare applicazione il meccanismo dell’integrazione differenziale.
È quindi importante non interpretare l’allargamento dell’Assegno unico come la possibilità di cumulare liberamente due prestazioni. Per approfondire proprio questi casi, la Commissione europea mette a disposizione una guida ufficiale alle prestazioni familiari per chi vive e lavora in Paesi UE diversi.
Quanto vale l’Assegno unico nel 2026
Le novità sui lavoratori e sui figli residenti all’estero non cambiano il meccanismo generale di determinazione dell’importo.
Nel 2026 gli importi e le soglie ISEE sono stati rivalutati dell’1,4%. Per un figlio minorenne la quota base può arrivare a 203,80 euro al mese con un ISEE fino a 17.468,51 euro, mentre scende fino a 58,30 euro in assenza di ISEE o quando l’indicatore raggiunge o supera 46.582,71 euro.
A queste cifre possono aggiungersi le maggiorazioni previste, ad esempio, per figli piccoli, nuclei numerosi, figli con disabilità, madri con meno di 21 anni o genitori entrambi titolari di reddito da lavoro.
Per conoscere requisiti, importi e maggiorazioni aggiornate è possibile consultare direttamente la scheda ufficiale INPS dedicata all’Assegno unico e universale.
In Italia oltre 9,6 milioni di figli coinvolti
La dimensione della misura resta considerevole. Nei primi sei mesi del 2026 l’INPS ha erogato 9,9 miliardi di euro di Assegno unico, raggiungendo oltre 6,09 milioni di nuclei familiari e 9,6 milioni di figli.
A giugno l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, era di circa 175 euro mensili.
In Friuli-Venezia Giulia, secondo un’elaborazione di IRES FVG sui dati INPS, nel 2025 avevano ricevuto almeno una mensilità dell’Assegno unico 115.686 nuclei familiari, per un totale di 182.374 figli. L’importo medio mensile risultava pari a 268 euro per nucleo e 170 euro per figlio.
I primi dati del 2026 mostrano però una riduzione della platea regionale: a maggio risultavano 170.310 figli beneficiari, contro i 174.490 dello stesso mese del 2025, un calo del 2,4% che riflette soprattutto l’andamento demografico.
Cosa deve fare chi pensa di rientrare nelle nuove regole
Le famiglie interessate devono innanzitutto distinguere la propria situazione. Un conto è avere un figlio residente in un altro Paese UE, un altro è essere un cittadino europeo residente all’estero che lavora in Italia, e ancora diverso è il caso in cui entrambi i genitori lavorino in Stati differenti.
In presenza di rapporti con Slovenia, Austria o altri Paesi UE è quindi opportuno verificare non soltanto i requisiti italiani dell’Assegno unico, ma anche l’eventuale diritto a prestazioni familiari nell’altro Stato e le relative regole europee di priorità.
La novità introdotta nel 2026 resta comunque importante: la residenza oltreconfine del figlio o dello stesso lavoratore non rappresenta più, in determinate situazioni, un ostacolo automatico all’accesso alla prestazione italiana.
Ed è proprio in una regione come il Friuli-Venezia Giulia, dove vivere da una parte del confine e lavorare dall’altra fa parte della quotidianità di molte persone, che queste nuove regole possono avere gli effetti più concreti.
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