Economia & Lavoro
Pensioni, allarme in Friuli-Venezia Giulia: quasi una su due non arriva a mille euro lordi
Pensioni Fvg, quasi la metà degli assegni è sotto i mille euro lordi. Dal 2027 cambia anche la soglia del bonus regionale
In Friuli-Venezia Giulia quasi una pensione su due non raggiunge i mille euro lordi al mese. La quota, secondo i dati illustrati dallo Spi Cgil regionale, si aggira tra il 45 e il 46 per cento. Un quadro sul quale pesano l’aumento del costo della vita, la perdita di potere d’acquisto e, guardando al futuro, salari bassi e carriere lavorative sempre più discontinue.
I dati sono stati al centro della tavola rotonda organizzata mercoledì 16 settembre dallo Spi Cgil Fvg nell’ambito della XVI Festa regionale di Liberetà. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, il direttore regionale dell’Inps Marco De Sabata, Natalino Giacomini dello Spi regionale, Lorenzo Mazzoli della segreteria nazionale e il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga.
Quasi metà delle pensioni sotto i mille euro
A fotografare la situazione regionale è stato Giacomini, parlando di «criticità profonde». Il 45-46 per cento degli assegni pensionistici regionali si collocherebbe infatti sotto i mille euro lordi.
Una condizione resa ancora più difficile dall’inflazione e dai meccanismi di rivalutazione delle pensioni, giudicati insufficienti dal sindacato. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come, in molti casi, i pensionati finiscano inoltre per svolgere un ruolo di sostegno economico nei confronti delle proprie famiglie.
Sul tema del potere d’acquisto è intervenuto anche il segretario generale dello Spi Cgil Fvg, Roberto Bressan, ricordando come per gli anziani il peso dell’inflazione non riguardi soltanto i prodotti alimentari, ma anche medicinali e spese sanitarie.
Secondo i calcoli presentati durante il confronto, il fiscal drag avrebbe determinato in tre anni una perdita complessiva di circa 708 euro per una pensione da 16 mila euro lordi annui.
Salari bassi oggi, pensioni povere domani
Il problema non riguarda soltanto gli attuali pensionati. Uno dei temi centrali dell’incontro è stato infatti il futuro del sistema previdenziale, alle prese con invecchiamento della popolazione, denatalità e aumento del lavoro povero e discontinuo.
Michele Piga ha richiamato l’attenzione in particolare sulle condizioni salariali dei giovani: stipendi bassi e periodi prolungati senza contribuzione rischiano di tradursi in pensioni molto più contenute nei prossimi decenni.
In Friuli-Venezia Giulia, secondo i dati presentati alla tavola rotonda, si contano oggi circa 70 pensionati ogni 100 lavoratori. Un rapporto destinato a diventare ancora più delicato con l’invecchiamento della popolazione, mettendo sotto pressione il sistema previdenziale a ripartizione.
Bonus pensioni, dal 2027 platea fino a mille euro netti
Dal confronto è emersa anche una novità sul sussidio regionale destinato ai pensionati, salito nel 2026 da 350 a 450 euro all’anno. L’attuale misura viene riconosciuta automaticamente dall’Inps ai beneficiari in possesso dei requisiti e di un Isee valido: per il 2026 la Regione indica una soglia Isee non superiore a 15 mila euro.
Secondo quanto spiegato da Giacomini, dal 2027 la platea dovrebbe essere ulteriormente ampliata, portando il limite pensionistico per accedere al sostegno a mille euro netti al mese. La novità sarebbe inserita nella nuova convenzione in fase di definizione.
Lo Spi valuta positivamente l’ampliamento, pur considerandolo un intervento parziale rispetto al problema complessivo delle pensioni basse. Il sindacato continua inoltre a chiedere un innalzamento della soglia Isee.
Previdenza complementare e carriere discontinue
Il direttore regionale dell’Inps Marco De Sabata ha posto l’accento sulla necessità di una maggiore educazione previdenziale. Con il sistema contributivo, ha spiegato, il rapporto tra ultimo reddito da lavoro e pensione può ridursi sensibilmente soprattutto in presenza di redditi bassi e carriere discontinue, una situazione che interessa in particolare giovani e donne.
Da qui l’importanza, secondo De Sabata, di conoscere anche gli strumenti della previdenza complementare e, più in generale, di ampliare la base contributiva attraverso il contrasto al lavoro irregolare e all’evasione contributiva.
Lorenzo Mazzoli ha invece richiamato il tema dell’equità tra professioni e della diversa usura determinata dalle varie attività lavorative, ricordando inoltre come la previdenza complementare resti ancora poco diffusa soprattutto tra i giovani.
Non autosufficienza, il ruolo del Friuli-Venezia Giulia
L’ultima parte del confronto è stata dedicata alla non autosufficienza e alle politiche per le persone con disabilità. Secondo i dati richiamati dall’Inps, il fenomeno interessa circa quattro milioni di persone in Italia e coinvolge una platea ancora più ampia considerando le famiglie.
De Sabata ha ricordato anche l’esperienza avviata quest’anno a Monfalcone, dove è operativo il primo centro medico-legale interprovinciale dell’Inps. L’obiettivo è semplificare gli accertamenti, ridurre i disagi per gli utenti e migliorare l’accesso alle prestazioni, facendo del Friuli-Venezia Giulia un possibile laboratorio per nuove politiche dedicate alla non autosufficienza.
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