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A Trieste entra in acqua FlatFish, il drone subacqueo che può individuare perdite di CO₂

A Trieste Saipem ha mostrato FlatFish, un drone subacqueo autonomo capace di esplorare i fondali fino a 3.000 metri e monitorare le infrastrutture sottomarine

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Il drone FlatFish ispeziona una condotta sottomarina
Il drone FlatFish ispeziona una condotta sottomarina (© Redazione /AI)

Un drone subacqueo autonomo capace di esplorare i fondali marini, controllare le infrastrutture sottomarine e, attraverso appositi sensori, individuare eventuali fuoriuscite di anidride carbonica. È FlatFish, il veicolo robotico sviluppato da Saipem, protagonista di una dimostrazione tecnologica organizzata nella base dell’azienda a Trieste, nell’ambito del progetto europeo COREu.

L’iniziativa, svoltasi il 14 ottobre e illustrata dall’azienda il giorno successivo, ha coinvolto oltre 70 partecipanti tra rappresentanti di industrie, centri di ricerca e istituzioni europee, che hanno assistito alla messa in acqua del drone e a una dimostrazione delle sue capacità operative.

Come funziona FlatFish, il robot che esplora i fondali

FlatFish è un veicolo subacqueo autonomo (AUV) progettato per effettuare ispezioni e raccogliere informazioni direttamente sul fondale marino, anche in ambienti difficilmente raggiungibili.

Grazie a sistemi avanzati di navigazione, intelligenza artificiale e sensori, può eseguire missioni di controllo delle condotte e delle altre strutture offshore, individuando eventuali anomalie.

Una delle caratteristiche più interessanti è la possibilità di operare fino a 3.000 metri di profondità, raccogliendo immagini e dati utili a verificare le condizioni degli impianti sottomarini.

Il robot fa parte di Hydrone, il programma di robotica subacquea sviluppato da Saipem. Questa tecnologia consente ai veicoli di svolgere operazioni autonome e, attraverso apposite stazioni sottomarine di ricarica, di ridurre la necessità di ricorrere continuamente a navi di supporto.

Il controllo delle perdite di CO₂ sotto il mare

La dimostrazione di Trieste si è concentrata su un’applicazione particolarmente importante: il monitoraggio delle infrastrutture utilizzate per trasportare e immagazzinare anidride carbonica.

FlatFish può essere equipaggiato con sensori specifici per individuare possibili fuoriuscite di CO₂, contribuendo alla sorveglianza delle condotte e dei siti di stoccaggio offshore.

La tecnologia si inserisce nel sistema denominato CCUS (Carbon Capture, Utilisation and Storage), che comprende la cattura dell’anidride carbonica prodotta da attività industriali, il suo eventuale riutilizzo oppure il trasporto verso siti di stoccaggio geologico.

L’obiettivo è impedire che una parte delle emissioni finisca nell’atmosfera. Perché questi sistemi funzionino in sicurezza, però, è necessario controllare costantemente l’integrità delle infrastrutture e verificare l’assenza di perdite.

È proprio in questo ambito che i droni autonomi possono offrire un contributo, effettuando controlli periodici e raccogliendo informazioni sulle condizioni degli impianti.

La dimostrazione triestina ha riguardato le capacità della tecnologia: non è stata annunciata la scoperta di perdite di CO₂ né l’apertura di un sito di stoccaggio nel Golfo di Trieste.

Il progetto europeo COREu e il ruolo di Trieste

L’iniziativa rientra nel progetto COREu, finanziato dal programma europeo Horizon Europe e coordinato dall’istituto norvegese SINTEF Energy Research.

Il partenariato riunisce oltre 40 organizzazioni industriali e scientifiche europee, impegnate nello sviluppo di tecnologie per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

Saipem partecipa con le proprie competenze nella robotica subacquea e nei sistemi di monitoraggio, tra cui Seanapsys, una tecnologia per acquisire, elaborare e trasmettere dati sott’acqua. Le attività comprendono anche lo studio di soluzioni per il controllo della microsismicità nei siti offshore.

La base di Trieste riveste un ruolo importante nello sviluppo di queste tecnologie. Proprio qui, nel marzo 2026, FlatFish aveva completato con successo una serie di test funzionali condotti con Petrobras, la compagnia energetica brasiliana.

Le prove avevano verificato, in ambiente controllato, la capacità del drone di eseguire autonomamente ispezioni di condotte e strutture sottomarine, aprendo la strada alla successiva fase di sperimentazione nelle acque profonde del Brasile.

Dalla ricerca alle applicazioni industriali

L’impiego dei droni subacquei rappresenta una delle possibili evoluzioni del monitoraggio offshore. Rispetto alle ispezioni tradizionali, i sistemi autonomi possono ridurre gli interventi diretti degli operatori in ambienti complessi e limitare l’utilizzo delle imbarcazioni di supporto, con potenziali benefici in termini di sicurezza, costi ed emissioni.

La dimostrazione realizzata a Trieste conferma così il ruolo della città nello sviluppo della robotica sottomarina applicata alle infrastrutture energetiche, un settore nel quale ricerca e innovazione tecnologica sono sempre più legate alla sicurezza ambientale e alla transizione industriale.

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