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Fotovoltaico in FVG: target a 3,3 GW, ma con tutela dei terreni agricoli

Il Friuli-Venezia Giulia punta a 3,3 GW di fotovoltaico privilegiando aree già compromesse, ex zone militari e pertinenze autostradali per ridurre il consumo di nuovo suolo agricolo

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Pannelli fotovoltaici
Pannelli fotovoltaici (© Depositphotos)

La crescita del fotovoltaico in Friuli-Venezia Giulia dovrà procedere senza sacrificare indiscriminatamente terreni agricoli e paesaggio. È questa la linea indicata dalla Regione, che punta a incrementare in modo significativo la produzione di energia da fonti rinnovabili privilegiando, dove possibile, aree già compromesse, antropizzate o non più utilizzate per le loro funzioni originarie.

A ribadire la strategia è stato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, intervenuto durante il question time in Consiglio regionale in risposta a un’interrogazione dedicata alla diffusione degli impianti fotovoltaici a terra.

L’obiettivo, secondo la Regione, è trovare un equilibrio tra transizione energetica, sviluppo economico e tutela del territorio, in un contesto nel quale la domanda di energia è destinata a crescere e nuovi grandi consumatori, a partire dai Data Center, potrebbero incidere significativamente sui fabbisogni futuri.

Il Friuli-Venezia Giulia punta a 3,3 GW di fotovoltaico

Il quadro di riferimento è rappresentato dalla legge FVG Green e dal Piano energetico regionale (PER), strumenti attraverso i quali il Friuli-Venezia Giulia ha impostato il proprio percorso verso la decarbonizzazione.

La pianificazione regionale, secondo quanto illustrato dall’assessore, prevede di anticipare di cinque anni gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione.

Uno dei dati più significativi riguarda proprio la capacità fotovoltaica: a fronte di un obiettivo nazionale attribuito al territorio regionale di circa 2 GW di nuova capacità al 2030, il Piano energetico del Friuli-Venezia Giulia ha fissato un target più ambizioso, pari a 3,3 GW.

Una soglia che tiene conto non soltanto degli obiettivi ambientali, ma anche dell’evoluzione del sistema produttivo e dei consumi energetici regionali.

La sfida, però, sarà individuare gli spazi adatti per ospitare i nuovi impianti senza generare una pressione eccessiva sui terreni destinati all’agricoltura.

Fotovoltaico a terra e consumo di suolo agricolo

È proprio la tutela del suolo agricolo uno dei punti centrali della strategia illustrata dalla Regione.

L’indirizzo annunciato è quello di favorire l’installazione di pannelli e impianti fotovoltaici in luoghi che abbiano già subito una trasformazione antropica, limitando per quanto possibile l’utilizzo di nuove superfici agricole.

«La transizione energetica deve procedere insieme allo sviluppo economico e alla tutela del territorio e del paesaggio», ha sottolineato Scoccimarro.

Il principio si traduce nella ricerca di alternative ai grandi impianti realizzati su terreni ancora produttivi: aree militari dismesse, pertinenze infrastrutturali e superfici già compromesse possono diventare, secondo la Regione, una parte importante della futura rete di produzione energetica.

Una strategia che punta così a conciliare due esigenze spesso considerate in contrapposizione: aumentare rapidamente la produzione di energia rinnovabile e preservare una risorsa limitata come il terreno agricolo.

L'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro

L’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro

Impianto fotovoltaico nell’ex area militare di Istrago

Tra i progetti già individuati figura la realizzazione di un impianto fotovoltaico nell’area militare dismessa di Istrago, nel territorio di Spilimbergo.

L’impianto è destinato a entrare a far parte di una Comunità energetica, modello che consente di condividere localmente l’energia prodotta da fonti rinnovabili tra cittadini, imprese, enti o altre realtà aderenti.

La scelta di utilizzare un’area militare non più operativa rappresenta concretamente la direzione che la Regione intende seguire: recuperare superfici già trasformate anziché occupare nuovi terreni agricoli.

Parallelamente, è stata completata una mappatura regionale delle aree militari dismesse che potrebbero essere utilizzate in futuro per l’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili.

Pannelli anche nelle pertinenze autostradali

La ricerca di nuove superfici disponibili non riguarda soltanto le ex aree militari.

La Regione ha infatti avviato un’interlocuzione con Autostrade Alto Adriatico per valutare l’utilizzo delle pertinenze autostradali ai fini della produzione fotovoltaica.

Si tratta di spazi già fortemente infrastrutturati che, se ritenuti tecnicamente idonei, potrebbero consentire di incrementare la capacità installata senza sottrarre terreno alle attività agricole.

Nella strategia regionale rientra inoltre il mandato operativo affidato a FVG Energia, chiamata a contribuire all’individuazione e allo sviluppo delle soluzioni più adatte per accelerare il percorso verso gli obiettivi stabiliti dal Piano energetico.

Il nodo del rischio idrogeologico

Un altro tema affrontato riguarda la sicurezza delle aree sulle quali vengono realizzati gli impianti fotovoltaici a terra, in particolare dal punto di vista del rischio idrogeologico e delle alluvioni.

Scoccimarro ha spiegato che le autorizzazioni devono essere rilasciate nel rispetto del Piano di gestione del rischio di alluvioni, strumento che individua puntualmente i diversi livelli di pericolosità sul territorio.

Nelle aree caratterizzate dai livelli di rischio più elevati sono previste limitazioni alla realizzazione di manufatti.

Anche l’iter necessario per costruire un impianto può cambiare a seconda delle caratteristiche del progetto. Le procedure possono comprendere, in base alla tipologia dell’impianto, alla potenza e alla zona interessata, l’autorizzazione unica regionale, la procedura abilitativa semplificata oppure, per gli interventi che rientrano nelle categorie previste dalla normativa, l’edilizia libera di competenza comunale.

Una nuova legge regionale entro la fine dell’anno

Il quadro normativo è inoltre destinato a cambiare.

La Regione sta lavorando al recepimento delle più recenti disposizioni nazionali in materia di energie rinnovabili e, secondo quanto annunciato dall’assessore, l’obiettivo è presentare un nuovo disegno di legge entro la fine del 2026.

Il provvedimento dovrebbe contribuire ad aggiornare le regole regionali e a definire in maniera più precisa le modalità con cui accompagnare la crescita degli impianti nei prossimi anni.

La partita sarà particolarmente delicata: il Friuli-Venezia Giulia ha scelto un obiettivo energetico più elevato rispetto al target assegnato a livello nazionale e dovrà quindi aumentare sensibilmente la produzione rinnovabile, individuando allo stesso tempo criteri capaci di proteggere agricoltura, paesaggio e sicurezza del territorio.

La linea indicata dalla Regione è quella di utilizzare prioritariamente superfici già trasformate. «L’obiettivo – ha concluso Scoccimarro – è accompagnare la crescita delle rinnovabili individuando soluzioni che consentano di produrre energia pulita senza compromettere le risorse agricole e il patrimonio territoriale del Friuli-Venezia Giulia».

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