Cronaca & Attualità
Vendemmia sempre più lunga in FVG, da 30 a 55 giorni: così il clima sta cambiando il vino
In quarant’anni la vendemmia in Friuli-Venezia Giulia è passata da 30-35 a 50-55 giorni. Caldo record e siccità cambiano vigneti, costi e lavoro, ma il 2026 promette uve di qualità
La vendemmia non è più quella di quarant’anni fa. Non soltanto per le tecniche utilizzate in vigneto e in cantina, ma soprattutto per i tempi imposti da un clima che sta rapidamente modificando il ciclo della vite. In Friuli-Venezia Giulia il periodo della raccolta è passato nell’arco di circa quattro decenni dai 30-35 giorni di un tempo agli attuali 50-55 giorni.
È uno dei dati più significativi che emerge dal bilancio della vendemmia 2026 tracciato dal Consorzio Doc Friuli: un’annata giudicata positiva sul fronte qualitativo e sostanzialmente in linea con il passato per quantità, ma maturata durante un’estate caratterizzata da caldo eccezionale e lunghi periodi senza precipitazioni. Un cambiamento che non riguarda solamente il calendario: significa più giorni di lavoro, maggiori costi, maggiore necessità di irrigazione e un’organizzazione sempre più complessa per aziende e cantine.
Dai primi grappoli di agosto ai rossi di ottobre
La vendemmia 2026 fotografa perfettamente questa trasformazione. I primi filari destinati alle basi spumante sono stati raccolti già dal 10 agosto, mentre per completare la raccolta delle varietà rosse si è arrivati fino ai primi giorni di ottobre.
Quasi due mesi durante i quali le aziende devono seguire la maturazione delle diverse varietà e individuare il momento più adatto per portare le uve in cantina.
Il confronto storico fornito dal Consorzio è particolarmente eloquente: 30-35 giornate di raccolta circa quarant’anni fa contro le 50-55 attuali. Una dilatazione dei tempi che il Consorzio collega ai mutamenti climatici e che sta producendo conseguenze concrete sul funzionamento dell’intera filiera.
«Questa dilatazione dei tempi ha conseguenze sotto l’aspetto sia organizzativo sia dei costi», ha spiegato il presidente del Consorzio Doc Friuli Stefano Trinco, richiamando in particolare l’allungamento dei contratti degli operai agricoli stagionali e le maggiori giornate necessarie per i conferimenti alle cantine cooperative.
L’estate 2026 è stata tra le più calde mai registrate
A rendere ancora più significativo il bilancio della vendemmia sono i dati meteorologici ufficiali.
Secondo ARPA FVG – OSMER, la temperatura media dell’estate meteorologica 2026, quindi nel periodo compreso tra giugno e agosto, ha raggiunto in pianura 25,2 gradi, considerando la media di undici stazioni rappresentative.
È un dato superiore anche ai 25 gradi registrati nell’estate del 2003, rimasta per anni il riferimento delle stagioni eccezionalmente calde. ARPA evidenzia inoltre che, considerando il periodo da gennaio ad agosto, il 2026 risultava fino a quel momento l’anno più caldo della serie analizzata in regione. In diverse località durante l’estate sono stati raggiunti i 40 gradi.
Il caldo non è stato però l’unico problema. Determinante è stata anche la distribuzione delle precipitazioni.
Piogge scarse proprio quando le vigne avevano bisogno d’acqua
L’estate 2026 ha mostrato quanto la disponibilità idrica possa ormai incidere sulla viticoltura regionale. ARPA rileva che, dopo le precipitazioni abbondanti dei primi giorni di giugno, dalla seconda decade dello stesso mese fino a oltre Ferragosto le piogge sono state molto limitate.
Le precipitazioni sono risultate inferiori alle esigenze idriche delle colture e, persino nei terreni più profondi e maggiormente capaci di trattenere l’acqua, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio è cominciata una fase siccitosa proseguita oltre la metà di agosto.
Il solo mese di agosto fornisce un’altra indicazione significativa: in gran parte del territorio regionale le precipitazioni sono risultate inferiori del 20-60% rispetto alla norma climatica 1991-2020, mentre in pianura le temperature medie hanno raggiunto circa 26-27 gradi, all’incirca tre gradi sopra il trentennio di riferimento.
Colline più esposte alla siccità, in pianura cresce il ricorso all’irrigazione
Gli effetti non sono stati uguali in tutti i vigneti del Friuli-Venezia Giulia.
Secondo il bilancio del Consorzio Doc Friuli, le maggiori difficoltà hanno interessato le aree prive di impianti di irrigazione, in particolare quelle collinari. Nelle zone di pianura la siccità è stata gestita più facilmente grazie alla possibilità di irrigare, ma questo ha inevitabilmente comportato un aumento dei costi per le aziende.
La questione dell’acqua è destinata a diventare sempre più centrale. Il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, sottolinea come l’alternanza tra siccità, alte temperature ed eventi estremi stia trasformando il modo di gestire i vigneti. Secondo il Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia, la gestione della risorsa idrica potrebbe non essere più considerata soltanto un intervento di emergenza, ma diventare sempre più parte della normale gestione necessaria per ottenere uve di qualità.
Più caldo significa anche uve diverse
La questione non riguarda soltanto quando vendemmiare o quanta acqua utilizzare. Il clima può modificare direttamente la composizione delle uve e, di conseguenza, le caratteristiche del vino.
Le ricerche del CREA evidenziano che temperature più elevate durante il ciclo vegetativo possono favorire un maggiore accumulo di zuccheri e una diminuzione dell’acidità, oltre a influire sugli aromi e, per le uve rosse, sul colore. Una maturazione accelerata può quindi obbligare i produttori a intervenire sul calendario della raccolta per cercare il punto di equilibrio più adatto alla tipologia di vino che si vuole ottenere.
Il cambiamento climatico non implica però automaticamente vini di qualità inferiore. È la capacità di adattamento delle aziende – attraverso gestione del vigneto, irrigazione, scelta del momento della raccolta e tecniche di cantina – a diventare sempre più decisiva.
Vendemmia 2026, quantità stabile ma qualità giudicata superiore
Nonostante un’estate così complessa, dal vigneto arriva infatti una notizia positiva.
Per la Doc Friuli, il bilancio della vendemmia 2026 indica una quantità di uva sostanzialmente in linea con le annate precedenti, mentre la qualità viene valutata dal Consorzio come superiore.
Ora la partita si sposta in cantina, dove sarà possibile valutare con maggiore precisione le caratteristiche dell’annata. Il presidente Stefano Trinco si è detto fiducioso sulla possibilità di portare sul mercato una vendemmia 2026 competitiva.
La Doc regionale, istituita nel 2016, rappresenta nel frattempo una realtà sempre più rilevante: secondo i dati pubblicati dallo stesso Consorzio, nelle vendemmie più recenti ha superato i 3.000 ettari vitati e circa 320mila quintali di uva rivendicata.
Il vino del futuro passa dall’adattamento al nuovo clima
La vendemmia 2026 lascia quindi un’immagine apparentemente contraddittoria: da una parte uve di buona qualità e quantità complessivamente stabile, dall’altra condizioni ambientali che rendono sempre più difficile e costoso arrivare a quel risultato.
La crescita da 30-35 a 50-55 giorni del periodo di vendemmia rappresenta qualcosa di più di una curiosità statistica. È il segnale di una trasformazione che sta già cambiando il lavoro nei vigneti del Friuli-Venezia Giulia.
Per mantenere qualità, tipicità e competitività dei vini regionali, nei prossimi anni diventeranno ancora più importanti la disponibilità di acqua, la gestione del suolo, il monitoraggio delle maturazioni, la ricerca e l’innovazione agronomica.
Il cambiamento climatico, insomma, non è più soltanto uno scenario futuro per la viticoltura friulana: è già entrato nel calendario della vendemmia.
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login