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Dove si potrà costruire e dove no: in Fvg cambiano le regole dell’urbanistica dopo 50 anni

La riforma urbanistica Fvg cambia i piani regolatori e introduce nuovi limiti al consumo di suolo

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Udine
Udine ( © Depositphotos)

Il Friuli-Venezia Giulia cambia le regole dell’urbanistica dopo decenni. La riforma introduce un nuovo modello per stabilire dove e come sarà possibile costruire, mettendo al centro il contenimento del consumo di suolo, il recupero degli edifici esistenti e la rigenerazione urbana. Tra le novità più evidenti c’è il superamento della tradizionale suddivisione dei piani regolatori in zone indicate con lettere e numeri, come A, B3 o C.

Addio alle vecchie zone dei piani regolatori

Al posto della classificazione utilizzata finora entreranno gli “ambiti fisico-funzionali”, individuati sulla base della funzione prevalente del territorio. Saranno quindi distinti gli spazi destinati alla residenza, alle attività industriali, al commercio e alla rigenerazione urbana.

Il cambiamento comporterà anche un adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al nuovo sistema regionale.

Nuovo cemento solo quando necessario

Uno dei punti centrali della riforma riguarda il consumo di suolo. Nuove aree potranno essere utilizzate soltanto quando il fabbisogno non potrà essere soddisfatto attraverso il recupero di edifici e spazi già esistenti.

Nella pianificazione entra inoltre il principio del “saldo zero”: a una nuova trasformazione del territorio dovrà corrispondere il recupero di una superficie equivalente. La priorità viene quindi assegnata al riuso delle aree già costruite e degli immobili esistenti.

Più spazio alla rigenerazione urbana

Per i Comuni viene introdotto anche uno strumento specifico dedicato alla rigenerazione urbana, con l’obiettivo di facilitare il recupero degli edifici e delle aree degradate e, allo stesso tempo, migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza sismica.

Cambierà anche l’attenzione riservata agli spazi pubblici. Verde, corsi d’acqua, superfici permeabili e reti ecologiche dovranno essere integrati maggiormente nella pianificazione, anche per affrontare rischi come alluvioni, dissesto idrogeologico e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Province e Comuni nella nuova pianificazione

La pianificazione territoriale non sarà più organizzata esclusivamente tra Regione e Comuni. La legge introduce un livello intermedio di area vasta, nel quale avranno un ruolo anche le Province.

Tra i compiti previsti figurano l’analisi delle dinamiche demografiche ed economiche, gli strumenti legati al rischio alluvioni, gli studi di microzonizzazione sismica, la rete ecologica locale e i Piani urbani della mobilità sostenibile.

Accanto alle Province ci saranno inoltre i Sistemi territoriali locali, aggregazioni di Comuni chiamate a condividere strategie che superano i singoli confini municipali.

Tre anni per adeguare i piani regolatori

I Piani regolatori comunali resteranno, ma dovranno essere adeguati al nuovo Piano di governo del territorio regionale. La riforma sarà pienamente operativa con l’entrata in vigore della Variante al Piano di governo del territorio, attualmente in fase di adozione.

Da quel momento i Comuni avranno tre anni per adeguare i propri strumenti urbanistici, che diventeranno quattro per gli enti che procederanno in forma associata. Per sostenere il passaggio al nuovo sistema sono previsti 3 milioni di euro, mentre il regolamento con le disposizioni tecniche dovrà essere emanato entro 180 giorni dalla pubblicazione della legge.

Durante l’iter consiliare maggioranza e opposizioni hanno espresso valutazioni differenti. I relatori di maggioranza hanno sottolineato gli obiettivi di recupero del patrimonio esistente, riduzione del consumo di suolo e maggiore coordinamento istituzionale. Le opposizioni hanno condiviso alcuni principi della riforma, contestando però alcuni aspetti dell’iter e chiedendo maggiori garanzie sul consumo di suolo e sull’equilibrio dei poteri tra Regione ed enti locali.

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