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Rauscedo, piccolo paese del Friuli dove nascono 95 milioni di viti all’anno: un primato mondiale

A Rauscedo, in provincia di Pordenone, si producono 95 milioni di barbatelle l’anno, l’80% del totale italiano. Un’eccellenza mondiale da 180 milioni di euro di fatturato che occupa 2.000 persone

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Barbatelle
Barbatelle (© Redazione / AI)

Un piccolo paese della provincia di Pordenone è diventato uno dei principali punti di riferimento della viticoltura mondiale. Si trova a Rauscedo, frazione di San Giorgio della Richinvelda, il cuore di un distretto capace di produrre ogni anno circa 95 milioni di barbatelle, le giovani piante di vite destinate a trasformarsi nei vigneti di tutto il mondo.

I numeri raccontano una realtà sorprendente: da questo territorio del Friuli-Venezia Giulia proviene circa l’80% delle barbatelle prodotte in Italia e un terzo della produzione mondiale. Un primato costruito nell’arco di oltre un secolo, grazie a una combinazione di tradizione agricola, cooperazione e ricerca scientifica.

Un comparto da 180 milioni di euro che dà lavoro a 2.000 persone

A fotografare il peso economico del settore è stato il sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Michele Leon, in occasione della manifestazione Le Radici del Vino, conclusasi domenica 11 ottobre.

Secondo i dati illustrati dal primo cittadino e riportati dalla TGR Rai, il comparto vivaistico locale genera 180 milioni di euro di fatturato e occupa circa 2.000 addetti. Numeri particolarmente significativi per un territorio di piccole dimensioni, dove la produzione delle barbatelle rappresenta da generazioni un’importante fonte di occupazione.

A trainare questa attività sono soprattutto i Vivai Cooperativi Rauscedo (VCR), che da soli producono oltre 80 milioni di barbatelle innestate ogni anno. La cooperativa conta circa 200 soci produttori ed è presente commercialmente in 38 Paesi, dall’Europa alle principali aree vitivinicole internazionali.

Accanto a questa realtà operano altre aziende del settore, tra cui Vitis Rauscedo, contribuendo a consolidare la specializzazione del distretto.

Che cosa sono le barbatelle e perché sono così importanti

Dietro il successo di Rauscedo c’è una tecnica agricola che ha contribuito a salvare la viticoltura europea.

Alla fine dell’Ottocento la fillossera, un minuscolo insetto che attacca le radici della vite, devastò una parte enorme dei vigneti del continente. La soluzione fu individuata nell’innesto delle varietà europee su portinnesti derivati da viti americane, dotate di maggiore resistenza al parassita.

La barbatella è proprio una giovane pianta di vite ottenuta attraverso questa tecnica: la parte destinata a produrre l’uva viene unita a un apparato radicale resistente.

A Rauscedo la lavorazione degli innesti venne perfezionata intorno al 1920, trasformando progressivamente un’attività agricola locale in un settore altamente specializzato.

Nel 1933 nacquero i Vivai Cooperativi Rauscedo, fondati sull’idea di mettere in comune competenze, risorse e capacità produttive. Una scelta che avrebbe cambiato profondamente l’economia del paese.

Per ripercorrere questa evoluzione, dalle prime lavorazioni artigianali fino all’espansione internazionale, è possibile consultare la storia dei Vivai Cooperativi Rauscedo, pubblicata sul sito ufficiale della cooperativa.

Dalla tradizione alla ricerca: le viti capaci di affrontare il cambiamento climatico

Oggi la sfida non riguarda più soltanto la produzione di milioni di piante, ma soprattutto la capacità di sviluppare viti più adatte alle nuove condizioni climatiche.

Al VCR Research Center di Rauscedo vengono studiate varietà, cloni e portinnesti, con l’obiettivo di migliorare la resistenza agli stress ambientali e alle malattie.

Tra le innovazioni più importanti figurano i portinnesti della serie M, sviluppati per rispondere a differenti esigenze agronomiche, comprese la tolleranza alla siccità e a particolari condizioni del terreno.

Come ha spiegato il presidente dei Vivai Cooperativi Rauscedo, Alessandro Leon, alla TGR Rai, la ricerca si concentra anche sugli studi genetici per ottenere piante maggiormente resistenti alle malattie.

Proprio sul ruolo dell’innovazione si è soffermato anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto venerdì 9 ottobre all’inaugurazione della nona edizione de Le Radici del Vino.

«Le Radici del Vino rappresenta un appuntamento importante per valorizzare un comparto strategico per l’agricoltura regionale, che a Rauscedo esprime una vocazione riconosciuta a livello mondiale», ha dichiarato Zannier, evidenziando come il settore debba oggi confrontarsi con le incertezze geopolitiche, le trasformazioni dei mercati e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Per mantenere la competitività delle imprese, ha sottolineato l’assessore, «innovazione, ricerca, qualità e capacità di fare sistema sono elementi fondamentali».

L'assessore regionale Stefano Zannier durante il suo intervento a Le Radici del Vino

L’assessore regionale Stefano Zannier durante il suo intervento a Le Radici del Vino

Le Radici del Vino, tre giorni per raccontare un’eccellenza friulana

Il ruolo internazionale di Rauscedo è stato al centro dell’edizione 2026 di Le Radici del Vino, svoltasi dal 9 all’11 ottobre.

La manifestazione, che ha riunito il Festival della Barbatella e la nona Fiera della Viticoltura d’Eccellenza, ha proposto oltre 40 appuntamenti tra esposizioni, incontri tecnici, degustazioni, laboratori e visite al VCR Research Center.

Particolare attenzione è stata dedicata all’efficienza idrica, alle strategie per una viticoltura capace di affrontare i cambiamenti climatici e alle nuove tendenze dei consumi, compreso il mercato dei vini dealcolati.

L’edizione di quest’anno ha coinciso inoltre con il 75° anniversario della fondazione della Cantina di Rauscedo, occasione per riflettere sul ruolo della cooperazione nello sviluppo economico locale.

Un aspetto richiamato anche dall’assessore Zannier: «La cooperazione è profondamente radicata in questo territorio e continua a dimostrare la propria efficacia, con risultati concreti anche sui mercati internazionali».

Un patrimonio economico e sociale che, secondo l’esponente della Giunta regionale, contribuisce a rafforzare le imprese e a sostenere lo sviluppo delle comunità locali.

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