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Il mare potrebbe salire fino a 70 centimetri entro il 2100, cosa rischia la costa del FVG

Nell’Alto Adriatico il mare potrebbe salire di circa 40 cm nello scenario più favorevole e 70 cm con emissioni crescenti entro il 2100. Grado è tra le aree del FVG maggiormente esposte

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Innalzamento del mare
Innalzamento del mare (© Redazione / AI)

Non è soltanto una previsione globale destinata a luoghi lontani. L’innalzamento del livello del mare riguarda direttamente anche il Friuli-Venezia Giulia e, in particolare, le aree più basse della costa, la laguna di Marano e Grado e località come Grado, Lignano, Aquileia e alcune zone del Golfo di Trieste.

L’ultimo quadro elaborato da ARPA FVG indica che nell’Alto Adriatico, entro la fine del secolo, il livello medio del mare potrebbe aumentare di circa 40 centimetri, con un’incertezza di ±20 cm, nello scenario caratterizzato da forti riduzioni delle emissioni, e di circa 70 centimetri, ±30 cm, nello scenario con emissioni crescenti.

Non significa però che nel 2100 tutta la costa posta a quelle quote sarà automaticamente e permanentemente sommersa. Il problema principale è che un mare mediamente più alto parte da una quota superiore anche durante mareggiate, acqua alta e altri eventi estremi, aumentando frequenza ed estensione degli allagamenti.

A Trieste il livello del mare viene osservato da oltre 150 anni

La lunga serie del mareografo di Trieste Molo Sartorio, attivo da più di un secolo e mezzo, permette di osservare l’evoluzione del fenomeno.

Secondo ARPA FVG, durante il Novecento il livello medio globale del mare è cresciuto a un ritmo di circa 1,5-2 millimetri l’anno, mentre negli ultimi trent’anni l’aumento ha raggiunto circa 3 millimetri l’anno. Anche l’Adriatico mostra una tendenza coerente con l’aumento osservato su scala globale.

Una delle conseguenze per il litorale regionale è la maggiore frequenza degli episodi di acqua alta, generalmente favoriti dalla combinazione di bassa pressione e Scirocco lungo l’Adriatico.

Chi vuole approfondire può consultare direttamente il rapporto ufficiale ARPA FVG “Il Friuli-Venezia Giulia nel cambiamento climatico”, aggiornato a maggio 2026.

Grado è uno dei punti più delicati

È soprattutto Grado a mostrare concretamente cosa possa comportare l’aumento del livello marino.

Uno studio dell’Università di Trieste pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Water ha analizzato il rischio di allagamento della città utilizzando dati mareografici, rilievi ad alta risoluzione e scenari climatici.

Nel modello utilizzato dai ricercatori, un livello marino di 151 centimetri, associato oggi a un evento con tempo di ritorno di circa 30 anni, può interessare circa il 42% dell’area abitata di Grado.

La parte più significativa riguarda però il futuro.

Per Grado lo studio calcola un innalzamento relativo del mare — quindi considerando anche i movimenti verticali del terreno — di circa 24-28 centimetri entro il 2050 e, entro il 2100, di circa 53 centimetri nello scenario più favorevole e 81 centimetri nello scenario ad alte emissioni.

Questi numeri sono più elevati rispetto ai 40 e 70 centimetri indicati da ARPA per l’Alto Adriatico perché lo studio su Grado considera anche una componente locale di subsidenza del terreno.

Un evento raro potrebbe diventare quasi annuale

Ed è qui che cambia la prospettiva.

Secondo lo studio, nello scenario climatico più favorevole, con circa 53 centimetri di innalzamento relativo entro il 2100, per raggiungere lo stesso livello di 151 centimetri sarebbe sufficiente una mareggiata di circa un metro.

Un evento che oggi è molto raro potrebbe così presentarsi con frequenza circa annuale. Gli eventi più estremi, attualmente associati a tempi di ritorno molto lunghi, potrebbero invece diventare pluriennali e interessare oltre il 60% dell’area urbanizzata di Grado.

Il dato non è una previsione secondo cui il 60% della città resterà stabilmente sott’acqua: indica invece l’area potenzialmente interessata durante determinati eventi di inondazione costiera nello scenario studiato.

Non c’è soltanto il rischio di vedere l’acqua nelle strade

L’innalzamento del mare produce conseguenze anche meno visibili.

ARPA segnala che un livello medio superiore può favorire l’erosione costiera, ostacolare lo scarico dei fiumi verso il mare, innalzare la falda e facilitare la penetrazione di acqua salata nel sottosuolo costiero.

Nella Laguna di Marano e Grado il problema riguarda anche la salinità. Il progetto europeo AdriaClimPlus, concluso nel 2026, ha sviluppato 34 scenari idrodinamici per il sistema mare-laguna regionale e ha studiato come l’innalzamento del livello medio marino possa modificare la dinamica salina dell’ambiente lagunare.

Sono effetti che possono ripercuotersi nel tempo sugli ecosistemi e sull’equilibrio tra acqua dolce e acqua marina.

Anche Aquileia entra negli scenari di rischio

Il mare non deve necessariamente arrivare direttamente davanti a un monumento perché l’aumento del suo livello produca conseguenze.

Nel progetto europeo MedSeaRise, ARPA FVG ha analizzato anche l’area archeologica di Aquileia, studiando l’interazione tra livello marino, deflusso del Natissa e falda superficiale.

Tra le aree considerate figurano la riserva archeologica, alcuni siti particolarmente esposti e perfino la falda monitorabile attraverso l’antico pozzo romano presente nella cripta della Basilica.

Il rapporto Segnali dal clima in FVG 2026 dedica infatti uno speciale proprio alla costa e alla laguna, richiamando i possibili rischi futuri per Grado e per il patrimonio storico di Aquileia.

Cosa potrebbe succedere già entro il 2050

Il 2100 appare lontano, ma una parte dell’aumento è attesa molto prima.

Il progetto Mare Sopra dell’Università di Trieste, che ha mappato circa 140 chilometri di coste regionali, indica come ordine di grandezza circa 30 centimetri entro il 2050. Il progetto ha coinvolto anche Grado, Muggia e Trieste, rendendo visivamente riconoscibili le quote che il mare potrebbe raggiungere nei prossimi decenni.

La questione, quindi, non riguarda soltanto come apparirà la costa alla fine del secolo. Una quota di mare superiore di alcune decine di centimetri può già modificare gli effetti delle mareggiate nei prossimi decenni.

È questo probabilmente il dato più importante da comprendere: non si tratta di immaginare improvvisamente città sommerse, ma di prepararsi a un territorio nel quale eventi oggi eccezionali potrebbero diventare progressivamente più frequenti, soprattutto nelle zone costiere più basse.

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