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Ora solare, si cambia ancora: ecco perché l’abolizione promessa dall’UE non è mai arrivata

Nella notte tra 24 e 25 ottobre torna l’ora solare: alle 3 le lancette vanno riportate alle 2. L’UE voleva abolire il cambio semestrale, ma la decisione è ancora ferma. Ecco perché

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Cambio ora solare
Cambio ora solare (© Redazione / AI)

Anche nel 2026 tornerà l’ora solare. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, in Italia le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora: alle 3 del mattino si tornerà alle 2. Si dormirà quindi, almeno sulla carta, un’ora in più, mentre dalla domenica il buio arriverà prima nel pomeriggio.

La data non è una semplice consuetudine italiana. Il calendario è stabilito a livello europeo: per il 2026 la Commissione europea ha fissato la conclusione del periodo di ora legale proprio a domenica 25 ottobre. La stessa Commissione ha già pubblicato anche il calendario fino al 2031, segno che, nonostante se ne discuta da anni, il doppio cambio dell’ora non è stato abolito.

Quando cambia l’ora nel 2026

Il passaggio avverrà nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. In Italia: alle ore 3:00 le lancette torneranno alle ore 2:00.

Terminerà così l’ora legale, iniziata lo scorso 29 marzo, e tornerà l’ora standard, comunemente chiamata ora solare.

Smartphone, computer, smartwatch e molti altri dispositivi con l’impostazione automatica di data e ora normalmente effettuano il passaggio senza interventi dell’utente. Bisognerà invece ricordarsi degli orologi tradizionali e degli apparecchi non connessi, come alcuni forni, radiosveglie, timer e dispositivi domestici.

Chi deve viaggiare o lavorare durante quella notte farà bene a controllare con particolare attenzione gli orari, perché tra le 2 e le 3 si verifica di fatto la ripetizione di un’ora.

Perché continuiamo a cambiare l’ora due volte l’anno

La regola attuale deriva dalla normativa europea sull’ora legale. Dal 2001 la direttiva 2000/84/CE coordina il passaggio in tutti gli Stati membri: l’ora legale inizia l’ultima domenica di marzo e termina l’ultima domenica di ottobre.

L’obiettivo della disciplina europea non è decidere quale fuso orario debba adottare ciascun Paese, ma soprattutto evitare che gli Stati cambino l’ora in giorni differenti, con conseguenze problematiche per trasporti, logistica, comunicazioni e mercato interno.

Storicamente l’ora legale è stata utilizzata anche per sfruttare più a lungo la luce naturale nelle ore serali e ridurre parte dei consumi elettrici.

Nel 2026 l’ora legale ha fatto risparmiare circa 80 milioni di euro

Il tema energetico continua ad avere un peso anche oggi.

Secondo le stime pubblicate da Terna all’inizio dell’ora legale 2026, nei sette mesi compresi tra marzo e ottobre lo spostamento delle lancette dovrebbe determinare in Italia minori consumi elettrici per circa 302 milioni di kWh.

Il valore economico stimato è di circa 80 milioni di euro, mentre la riduzione delle emissioni di anidride carbonica viene quantificata in circa 142mila tonnellate di CO₂. Il risparmio energetico indicato da Terna equivale approssimativamente al consumo medio annuo di 115mila famiglie.

Ma l’Europa non doveva abolire il cambio dell’ora?

È probabilmente la domanda che ritorna ogni primavera e ogni autunno. La risposta è sì: l’Unione europea ha effettivamente avviato un percorso per superare il cambio semestrale, ma quel percorso non si è mai concluso.

Nel 2018 la Commissione europea propose di mettere fine allo spostamento delle lancette. L’iniziativa arrivò dopo una consultazione pubblica alla quale parteciparono circa 4,6 milioni di persone: l’84% dei partecipanti si dichiarò favorevole alla fine dei cambi stagionali.

Nel marzo 2019 il Parlamento europeo approvò la propria posizione favorevole al superamento del sistema. La proposta, però, necessitava anche dell’accordo del Consiglio dell’Unione europea.

Ed è proprio qui che il percorso si è fermato.

Nel 2026 Bruxelles sta studiando nuovamente la questione

La vicenda non è tuttavia definitivamente archiviata.

Un documento del Consiglio UE del 3 giugno 2026 conferma che, dopo lo stallo iniziato nel 2019, la Commissione ha avviato nel febbraio di quest’anno un nuovo studio sugli effetti dell’eventuale abolizione del cambio stagionale dell’ora.

Lo studio dovrebbe concludersi entro la fine del 2026 e dovrà fornire nuove informazioni sulle conseguenze di una scelta coordinata a livello europeo.

Nel frattempo, la posizione ufficiale resta chiarissima: finché non viene presa una decisione definitiva, il sistema attuale rimane in vigore.

Il cambio continuerà anche nel 2027

C’è un dettaglio che elimina qualsiasi dubbio sull’immediato futuro.

Nel marzo 2026 la Commissione europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE il calendario dell’ora legale dal 2027 al 2031. L’anno prossimo le lancette verranno spostate in avanti il 28 marzo e nuovamente indietro il 31 ottobre.

Sono già indicate anche le date successive: 26 marzo e 29 ottobre 2028, 25 marzo e 28 ottobre 2029, 31 marzo e 27 ottobre 2030, 30 marzo e 26 ottobre 2031.

Questo non impedisce teoricamente una futura modifica della normativa, ma fotografa il quadro attualmente in vigore.

Cosa succede al nostro organismo

Un cambio di appena un’ora può sembrare trascurabile, ma il nostro corpo regola sonno e veglia anche attraverso i ritmi circadiani, sincronizzati soprattutto dall’alternanza tra luce e buio.

La documentazione esaminata dalle istituzioni europee nel dibattito sul cambio stagionale evidenzia possibili effetti temporanei sul ritmo sonno-veglia e sulla capacità di adattamento, con differenze significative tra una persona e l’altra.

Il passaggio autunnale viene generalmente considerato meno problematico di quello primaverile perché si “guadagna” un’ora, ma qualcuno può comunque avvertire per alcuni giorni variazioni nell’orario del sonno, nella stanchezza o nella concentrazione.

Non è quindi necessario modificare drasticamente le proprie abitudini: mantenere orari abbastanza regolari per sonno, pasti e attività quotidiane può facilitare il normale adattamento.

Più luce al mattino, buio prima alla sera

L’effetto più evidente arriverà già domenica 25 ottobre.

Con il ritorno all’ora solare il sole sorgerà, rispetto all’orologio, circa un’ora prima, ma anticiperà allo stesso modo anche il tramonto. Le mattine beneficeranno quindi di maggiore luce nelle prime ore, mentre nel tardo pomeriggio farà buio prima.

Nel Friuli-Venezia Giulia, come nel resto d’Italia, il cambio avverrà simultaneamente nella notte del 25 ottobre.

Per quest’anno, dunque, nessuna abolizione e nessuna scelta tra ora legale o solare permanente: le lancette torneranno indietro di un’ora e continueremo a cambiarle almeno secondo il calendario europeo oggi già programmato anche per i prossimi anni.

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