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Porto di Trieste, crollo dei container: in tre anni persi quasi 200 mila TEU

Crisi del traffico container allo scalo giuliano: in tre anni persi quasi 200 mila TEU, pesa il crollo del transhipment

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Il porto di Trieste
Il porto di Trieste

Negli ultimi tre anni il settore container del porto di Trieste è entrato in una fase di forte contrazione, segnando una caduta costante che prosegue dal 2023. Dopo il record storico del 2022, quando lo scalo giuliano aveva superato 877 mila TEU movimentati, è iniziata una discesa che ha progressivamente eroso i volumi.

Le cause sono molteplici: le tensioni geopolitiche internazionali, ma anche l’assenza di una guida stabile dell’Autorità portuale per oltre 500 giorni, fattore che ha inciso sulla capacità di pianificazione strategica dello scalo.

Dal “secondo miglior risultato” ai primi segnali di crisi

Il primo campanello d’allarme arriva nel 2023, quando il porto registra un calo di poco inferiore al 3%, con 852 mila TEU movimentati. Un dato che all’epoca veniva ancora letto come positivo, tanto da essere definito il “secondo miglior risultato in assoluto” nella storia del porto.

Nel 2024 la flessione prosegue, seppur in modo più contenuto (-1,21%), con 841 mila TEU. In quell’anno a incidere è soprattutto la crisi del Mar Rosso, che ha colpito duramente le rotte internazionali nella prima parte dell’anno. L’Autorità portuale sottolineava però un dato in controtendenza: i container pieni crescevano del 4,02%, arrivando a 608.327 unità, mentre il vero calo riguardava i container vuoti (-12%).

Il 2025 segna il vero tracollo

È però il 2025 a segnare il passaggio più critico. I dati diffusi il 13 gennaio parlano di una flessione complessiva di poco inferiore al 20%, con 681 mila TEU movimentati. In pratica, 196 mila TEU in meno rispetto al 2022, un dato che certifica una perdita di quasi 200 mila container in tre anni.

Secondo l’Authority, tra le principali cause c’è la rimodulazione dei servizi dopo la cessazione dell’alleanza 2M, che ha avuto un impatto diretto sui traffici. Il calo, viene precisato, è concentrato quasi interamente sul trasbordo, mentre i flussi di hinterland restano stabili. Anzi, nel 2025 si registra anche un +4% dei container pieni.

Movimentazione complessiva e ruolo energetico

Nonostante il calo dei container, la movimentazione complessiva del porto di Trieste si attesta attorno ai 60 milioni di tonnellate, con un lieve aumento dello 0,72% rispetto al 2024. A trainare i numeri è soprattutto il terminal Siot, con un aumento dell’afflusso di petrolio.

Un dato che, sottolinea l’Autorità portuale, conferma il ruolo strategico dello scalo per il sistema energetico dell’Europa centrale. L’incremento è legato in particolare alla maggiore domanda della Repubblica Ceca, che nel 2025 ha dovuto compensare l’interruzione delle forniture tramite l’oleodotto russo Druzhba.

Consalvo: “Trieste resta un porto gateway”

Il nuovo presidente Marco Consalvo, chiamato a guidare il porto dopo un anno e mezzo senza vertice, offre una lettura diversa dei dati:

“La riduzione dei volumi è in larga parte dovuta al dimezzamento del transhipment. Al contrario, il traffico di hinterland resta stabile e i container pieni crescono”.

Secondo Consalvo, il calo dei TEU non indica una perdita di competitività, ma una selezione qualitativa dei traffici, che rafforza il ruolo di Trieste come porto gateway, orientato ai flussi reali di import-export e all’economia produttiva europea.

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