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Cava Pietra Scoria rinasce green, 13mila pannelli per la ricerca a Trieste
Una cava dismessa tra Trieste e Dolina diventa un parco fotovoltaico con 13mila pannelli per Elettra Sincrotrone. Il progetto Green Energy coprirà il 20% del fabbisogno e rilancerà la ricerca
Una cava dismessa che rinasce come infrastruttura strategica per la ricerca scientifica e la sostenibilità energetica. È questo il cuore del progetto “Green Energy”, che porterà all’installazione di 13mila pannelli fotovoltaici nella Cava Pietra Scoria, tra i Comuni di San Dorligo della Valle – Dolina e Trieste, per alimentare il centro di ricerca Elettra Sincrotrone Trieste.
A fare il punto sull’intervento è stata l’assessore regionale all’Università e Ricerca Alessia Rosolen, durante un sopralluogo nell’area: «Si tratta del primo esempio su scala internazionale di un’infrastruttura di ricerca che persegue con determinazione la propria sostenibilità energetica. Un traguardo che rafforza la vocazione del nostro territorio per la ricerca d’avanguardia e l’innovazione».
L’area della cava in cui verranno installati i pannelli solari
Energia pulita per rilanciare la ricerca scientifica
Il progetto nasce da una necessità concreta. Negli ultimi anni, il forte aumento dei costi di elettricità e gas ha costretto Elettra Sincrotrone a ridurre del 40% le proprie attività scientifiche. Una situazione critica per uno dei poli di ricerca più importanti del Friuli-Venezia Giulia e del panorama internazionale.
La risposta è arrivata con un piano ambizioso: produrre energia in autonomia, riducendo la dipendenza dal mercato energetico e garantendo continuità alla ricerca. Una volta a regime, il nuovo impianto fotovoltaico coprirà circa il 20% del fabbisogno energetico del centro, consentendo – insieme alla nuova macchina Elettra 2.0, attesa nel 2026 – di ripristinare il 100% delle attività di ricerca.
Un parco fotovoltaico di nuova generazione
L’intervento non si limita alla produzione di energia. La Cava Pietra Scoria diventerà un vero e proprio laboratorio tecnologico a cielo aperto. I pannelli installati saranno bifacciali ad altissima efficienza, capaci di catturare la luce solare da entrambi i lati, e saranno affiancati da sensori avanzati per il monitoraggio continuo delle prestazioni.
Un progetto che unisce innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e recupero del territorio, trasformando un’area in fase di ripristino in una risorsa strategica per il futuro.
Investimenti regionali e governance del progetto
La Regione Friuli-Venezia Giulia ha scelto di assumere un ruolo guida nell’operazione. Per il 2025 è stato previsto uno stanziamento di 5,5 milioni di euro, destinato all’acquisto dell’area della cava e alla sua preparazione per ospitare l’impianto fotovoltaico. L’investimento complessivo necessario per l’avvio del progetto è stimato in circa 21 milioni di euro.
L’assessore Alessia Rosolen nel corso del sopralluogo
Ma, come ha sottolineato Rosolen, non si tratta solo di risorse economiche. La Regione ha operato anche sul piano amministrativo e burocratico, coordinando i diversi enti coinvolti e firmando accordi che hanno permesso di superare i controlli ambientali e archeologici, passaggio fondamentale per rendere il progetto concretamente realizzabile.
Meno emissioni e più competitività per il territorio
I benefici attesi sono molteplici. Da un lato, il progetto consente di proteggere e rafforzare il sistema della ricerca scientifica regionale, riducendo i costi energetici per uno dei suoi principali attori. Dall’altro, l’impianto fotovoltaico avrà un impatto ambientale significativo, evitando l’emissione di circa 110mila tonnellate di CO₂.
Un risultato che posiziona il Friuli-Venezia Giulia come modello di integrazione tra ricerca, sostenibilità e politiche pubbliche, dimostrando come la transizione energetica possa diventare un’opportunità concreta di sviluppo e innovazione.
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