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Cividale del FriuliEventi & Cultura

Otto in blue: geometria infinita di liberazione, estasi e rito tra le pietre di San Francesco

Apoteosi contemporanea, incedere sontuoso e ritmato, otto violoncelli a cerchio e altrettanti corpi in tunica blue. Compagnia Arearea e Fondazione Luigi Bon firmano il capolavoro che chiude Mittelfest. Replica al Bon il 30

Massi Boscarol

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8. otto archi_otto corpi a Mittelfest. Foto di Luca A. d'Agostino

CIVIDALE DEL FRIULI – Provate a creare uno spazio sonoro immaginario con titoli di testa e di coda per il dramma rituale della liberazione dalla condizione umana. Figurate inoltre uno spazio immaginale che non deve mai rimanere vuoto, perché il centro è l’ombelico del mondo, il punto esatto in cui la terra trema e l’arte si fa carne. Cercate nell’antica arte che studia il significato psicologico, mistico e simbolico dei numeri il corrispettivo. Nella Chiesa di San Francesco — scrigno trecentesco restituito alla meraviglia, tempio sconsacrato che un tempo accoglieva i frati minori e oggi custodisce l’anima laica della bellezza — va in scena il rito.

Otto membri dell’Ensemble di violoncelli della Fondazione Luigi Bon intessono le partiture di Michael Gordon, il genio di Bang on a Can!, disposti a cerchio, musica rigorosamente dal vivo con qualche intercessione agli effetti, sempre suggestivi, mai invadenti. Moto ascensionale: appaiono altrettanti otto ballerini della storica Compagnia Arearea, cuciti di cobalto. 

Direzioni non studiate, just a little jazz, presentazione, ricerca, abbraccio cosmico disperato stomp. Vibrazioni di archi apoplettici, drammatici quando manca il respiro, ma anelito a vivere perenne azionista di maggioranza. Paura, tema trainante del festival ed SOS fisici, mai carnali, eterei. Disperazione, non urlata, perché ognuno – è risaputo – si salva (solo) da solo.

Trilli su BPM che intrecciano il battito cardiaco. Decadenza e risveglio: un nuovo patto. Entrano le frequenze basse, a tratti destabilizzanti. Umanoidi desessualizzati, sorrisi e sguardi che si perdono tra il pubblico attorniante la funzione. A new metropolis che parte dall’ouroboros e si protrae verso l’infinito dove i corpi trasportano e si lasciano trasportare nell’ideazione di Roberto Cocconi. Fiducia, smarrimento, passaggio del testimone, colpire a morte. Siamo nel cuore di 8. otto archi_otto corpi, coproduzione che avrà replica il 30 luglio alle 21 alla corte interna della Fondazione Luigi Bon di Colugna.

Ed ancora dannati risvegliati da passi estenuantemente lenti nel girone della speranza, speranza di vite altrui. Mani, tronchi, occhi, sguardi che si inoltrano, si uniscono, si perdono. Un giro afro, sempre sulla forma del moto perpetuo, il numero esoterico per eccellenza, let there be light! Suono primordiale sul leitmotiv archetipico della contemporaneità, chiamando le distanze: loop interminabile, quasi un’ora di performance senza soluzione di continuità in religioso silenzio.

Coppie di due a sei angolari. Numerologia, esoterismo, religione, setta, scuola, loggia, chiesa, tanti vocaboli preziosi per il finale: processione con stele al neon per simulacri metafisici ai più impossibili da scorgere. Essenza di ritualità perduta, finale con ispirazione sufi, insegnamento sconosciuto, frammenti, danze di Gurdjieff, centro di gravità permanente che non troveremo mai. Ovazione a seguire, chiusura di Mittelfest memorabile.

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