Pordenone
Pordenone, dai cedri ai tigli cresce la polemica sugli alberi abbattuti: «Resta una scia di ceppaie»
Pordenone, dai cedri ai tigli cresce la polemica sugli alberi abbattuti: «Resta una scia di ceppaie»
A Pordenone torna al centro del dibattito il destino del patrimonio arboreo cittadino, dopo una lunga serie di abbattimenti che, secondo una dura presa di posizione, avrebbe accompagnato negli ultimi undici-dodici anni le amministrazioni di centrodestra guidate prima da Alessandro Ciriani e oggi da Alessandro Basso. Dagli ultimi cedri di via Vallona ai precedenti tigli dell’ex Fiera, la critica riguarda soprattutto la frequenza con cui alberi maturi sarebbero stati sacrificati per interventi legati a viabilità, sicurezza e riqualificazione urbana.
«Un filare dopo l’altro»
Nel testo viene descritta una successione di interventi che avrebbe interessato nel tempo filari, giardini e piazze della città. Ogni abbattimento, si sottolinea, sarebbe stato accompagnato da motivazioni tecniche differenti: perizie, esigenze progettuali, questioni di sicurezza, nuovi parcheggi o trasformazioni degli spazi urbani.
Il risultato, secondo la critica, sarebbe però sempre lo stesso: la perdita di alberi già adulti e consolidati nel paesaggio cittadino. Una lista diventata ormai molto lunga, nella quale gli episodi più recenti rappresenterebbero soltanto l’ultimo capitolo.
Il nodo delle nuove piantumazioni
A compensare gli abbattimenti, l’amministrazione ha più volte indicato il numero delle nuove piantumazioni, che sarebbe superiore a quello degli alberi rimossi. Una rassicurazione che viene però contestata sulla base di un principio: un albero maturo non avrebbe lo stesso valore ambientale di una giovane pianta appena messa a dimora.
L’esempio citato è quello di un cedro secolare o di un tiglio presente da decenni, capaci di garantire ombra, assorbire anidride carbonica, mitigare le temperature e ospitare biodiversità. Funzioni che una nuova pianta potrebbe impiegare molti anni a raggiungere.
La critica riguarda anche la capacità delle nuove alberature di attecchire: per le strade della città, viene osservato, non mancherebbero alberelli secchi o tutori rimasti senza una pianta da sostenere.
«Gli alberi sono un’infrastruttura della città»
Il punto centrale della contestazione riguarda il ruolo del verde nel contesto del cambiamento climatico. Mentre le città sono chiamate ad aumentare le superfici verdi e a proteggere gli alberi maturi, a Pordenone, secondo la presa di posizione, sembrerebbe prevalere il principio per cui quando un albero entra in conflitto con un progetto, è l’albero a dover essere rimosso.
Al contrario, viene ricordato il valore dell’ombra naturale contro l’effetto “isola di calore”, insieme alla capacità della massa fogliare di trattenere polveri, immagazzinare carbonio e contribuire alla vivibilità urbana.
La provocazione del «Premio Attila»
La polemica assume infine un tono provocatorio richiamando il Premio Attila, riconoscimento ironico che negli anni Ottanta e Novanta la Lega per l’Ambiente del Friuli-Venezia Giulia assegnava a politici e imprenditori protagonisti di decisioni considerate particolarmente dannose per l’ambiente.
Secondo l’affondo conclusivo, per quanto avvenuto a Pordenone negli ultimi anni non basterebbe più un Premio Attila, ma servirebbe addirittura un “Oscar” o un “Nobel”, non per la tutela ambientale, bensì per quella che viene definita sarcasticamente la capacità di lasciare dietro di sé «una lunga scia di ceppaie».
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