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Cimici asiatiche, è il periodo in cui cercano rifugio nelle case: perché succede e cosa fare

Con l’autunno le cimici asiatiche cercano luoghi riparati dove trascorrere l’inverno e possono entrare nelle abitazioni. Ecco perché succede, se sono pericolose e come tenerle fuori senza insetticidi

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Cimici asiatiche sul davanzale
Cimici asiatiche sul davanzale (© Redazione / AI)

Con l’arrivo dell’autunno può capitare di trovarle sulle finestre, sui muri esposti al sole, dietro le tapparelle oppure direttamente dentro casa. La cimice asiatica torna a farsi particolarmente visibile proprio in questo periodo dell’anno, ma non perché improvvisamente si riproduca nelle abitazioni.

Il motivo è un altro: con la riduzione delle ore di luce e l’abbassamento delle temperature, gli adulti di Halyomorpha halys cominciano a cercare luoghi protetti nei quali trascorrere l’inverno. Abitazioni, garage, capannoni, cassonetti delle tapparelle e altri spazi riparati possono diventare così un rifugio ideale.

Il fenomeno interessa anche il Friuli-Venezia Giulia, dove ERSA monitora da anni la presenza dell’insetto. L’ultimo aggiornamento della rete regionale per la stagione 2026 è stato pubblicato il 1° ottobre.

Perché le cimici entrano in casa proprio in autunno

La cimice asiatica supera l’inverno allo stadio adulto.

Durante l’autunno gli esemplari tendono a riunirsi anche in gruppi numerosi e cercare un ambiente protetto, dove rimangono con attività fortemente ridotta durante i mesi più freddi.

Il processo è favorito proprio dal cambiamento stagionale: l’abbassamento delle temperature e la riduzione del fotoperiodo spingono gli adulti verso i siti di svernamento.

Ecco perché in queste settimane può accadere di vedere numerose cimici concentrate sulla stessa parete, soprattutto se scaldata dal sole, oppure di trovarle improvvisamente attorno a finestre e porte.

Entrare in una casa riscaldata, tuttavia, non significa che vi costruiscano un nido o inizino a moltiplicarsi all’interno: cercano principalmente un luogo nel quale passare la stagione fredda.

Sono pericolose per le persone?

La risposta è no. Le cimici asiatiche non pungono le persone e non sono considerate pericolose né per l’uomo né per gli animali domestici.

Il disagio è soprattutto legato al numero degli insetti che possono accumularsi negli edifici e al caratteristico odore sgradevole che emettono quando vengono disturbati o schiacciati.

La situazione è invece completamente diversa dal punto di vista agricolo.

Halyomorpha halys è infatti una specie estremamente polifaga, capace di nutrirsi di numerose piante coltivate e spontanee. Utilizza il proprio apparato boccale per pungere soprattutto i frutti, ma anche foglie e altri tessuti vegetali, provocando deformazioni, necrosi e perdita di qualità del raccolto.

In Friuli-Venezia Giulia viene monitorata da oltre dieci anni

La cimice asiatica è originaria dell’Asia orientale. Le prime segnalazioni in Italia risalgono al 2012, mentre in Friuli-Venezia Giulia ERSA registrò i primi rinvenimenti e danni in alcuni meleti nel 2014.

L’anno successivo venne quindi avviata una rete regionale di monitoraggio, inizialmente basata sulle osservazioni visive e poi integrata, dal 2016, con trappole a feromoni.

Il monitoraggio è continuato anche nel 2026: ERSA ha pubblicato aggiornamenti tra maggio e ottobre, con l’ultimo bollettino datato 1° ottobre.

La presenza della cimice rimane particolarmente importante per il comparto frutticolo. Il Friuli-Venezia Giulia conta circa 1.200 ettari di meleti in produzione, soprattutto nelle pianure udinese e pordenonese, dei quali circa 300 coltivati con metodo biologico. Per il 2026 la produzione regionale di mele è prevista in crescita del 9%.

Come impedire alle cimici di entrare in casa

La strategia più efficace è innanzitutto bloccare i possibili punti di ingresso.

Le indicazioni dei servizi fitosanitari suggeriscono di utilizzare zanzariere ben sigillate e di controllare fessure attorno a finestre, porte, cassonetti delle tapparelle e altri passaggi verso l’esterno.

Può essere utile controllare anche il bucato lasciato ad asciugare all’aperto prima di portarlo dentro casa: le cimici possono infatti infilarsi tra gli indumenti o appoggiarsi ai tessuti.

Particolare attenzione può essere necessaria nelle abitazioni vicine a campi, frutteti, orti, siepi e aree verdi, dove gli insetti possono essere più numerosi durante la stagione vegetativa.

Cosa fare se sono già entrate

Se gli insetti sono pochi, possono essere raccolti manualmente senza schiacciarli.

Quando sono numerosi, le indicazioni fitosanitarie suggeriscono anche l’utilizzo dell’aspirapolvere, soprattutto nei punti facilmente accessibili. Gli insetti raccolti possono poi essere immersi in un contenitore con acqua e sapone, che impedisce loro di rimanere a galla.

L’importante è evitare di schiacciarli direttamente sulle superfici: oltre a poter lasciare macchie, la cimice disturbata può rilasciare la nota secrezione dall’odore particolarmente intenso.

Insetticida in casa? Meglio evitarlo

Uno degli errori più comuni è ricorrere immediatamente agli spray.

Le indicazioni dei servizi fitosanitari sconsigliano l’uso indiscriminato di insetticidi nelle abitazioni per contrastare le cimici asiatiche. I trattamenti non impediscono infatti l’arrivo di nuovi esemplari dall’esterno e possono comportare un’esposizione non necessaria ai prodotti chimici.

Anche all’esterno trattamenti generalizzati possono avere effetti indesiderati sugli insetti utili e sugli impollinatori.

Per il cittadino, quindi, la soluzione più semplice rimane quella basata su barriere fisiche, raccolta meccanica e chiusura delle vie d’accesso.

La “vespa samurai” contro la cimice asiatica

Negli ultimi anni anche in Friuli-Venezia Giulia è stata sperimentata la lotta biologica attraverso Trissolcus japonicus, meglio conosciuto come vespa samurai.

Si tratta di un piccolissimo parassitoide che attacca le uova della cimice asiatica, riducendo la possibilità che si sviluppino nuovi individui.

Il Friuli-Venezia Giulia ha partecipato al programma nazionale di lotta biologica con rilasci effettuati in decine di siti del territorio. La fase di lancio si è conclusa nel 2024, mentre prosegue il monitoraggio sia della cimice sia dei suoi antagonisti naturali.

L’obiettivo non è eliminare completamente Halyomorpha halys — risultato considerato irrealistico — ma cercare di ristabilire un equilibrio ecologico e limitare le popolazioni e i danni alle colture.

Per chi vive in casa, invece, la regola in questo periodo resta molto più semplice: chiudere i punti d’ingresso prima che le cimici trovino il loro rifugio invernale.

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