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Mense scolastiche, il maiale sparisce dai menù: è polemica

Nelle mense scolastiche di Pordenone spariscono i piatti a base di maiale. Tra nuove scelte alimentari e inclusione, il sindaco nega direttive comunali e la Lega annuncia un’iniziativa politica

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Bambini in mensa
Bambini in mensa (© Redazione / AI)

Niente braciole di maiale, prosciutto di San Daniele e amatriciana in diversi menù scolastici del Pordenonese. Le nuove proposte alimentari per l’anno scolastico 2026/2027 puntano su una maggiore varietà e sull’inclusione, ma la riduzione delle preparazioni a base di carne suina ha acceso il dibattito tra tradizioni gastronomiche, esigenze culturali e indicazioni nutrizionali.

La notizia, riportata dal Gazzettino e ripresa ieri, 15 ottobre, dall’ANSA, riguarda numerose scuole della provincia di Pordenone, anche se le scelte variano da Comune a Comune. Nel frattempo sono arrivati i primi chiarimenti dell’amministrazione comunale e le reazioni politiche.

I nuovi menù scolastici, cosa cambia a Pordenone

Nei menù autunno-inverno 2026/2027 pubblicati dal Comune di Pordenone, entrati in vigore il 12 ottobre, non figurano preparazioni a base di carne suina nelle tabelle esaminate per le scuole dell’infanzia.

Restano invece numerose altre fonti proteiche: pollo, tacchino, bovino, pesce, uova, legumi e formaggi. Tra le preparazioni figurano anche piatti legati alla tradizione locale, come il frico, insieme a ricette pensate per garantire una dieta varia ed equilibrata.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, il cambiamento interessa anche Sacile e San Vito al Tagliamento. A Spilimbergo, invece, la carne di maiale rimarrebbe disponibile su richiesta, ad esempio attraverso l’aggiunta di prosciutto cotto alla pizza o di prosciutto di San Daniele alle lasagne.

In alcune scuole del territorio vengono inoltre proposte pietanze come pollo al curry e cous cous, che ampliano l’offerta gastronomica. Non risultano però inserite nel menù autunno-inverno verificato per le scuole dell’infanzia del capoluogo.

Inclusione e nuove abitudini alimentari

Uno degli elementi richiamati nella ricostruzione giornalistica riguarda la trasformazione demografica del territorio.

A Pordenone, secondo i dati citati dal Gazzettino e ripresi dall’ANSA, gli alunni stranieri, comprese le seconde generazioni, rappresentano il 20,9% della popolazione scolastica, contro una media nazionale indicata all’11,6%. Negli istituti comprensivi cittadini la percentuale raggiungerebbe il 30%.

In questo contesto, l’organizzazione delle mense deve confrontarsi anche con abitudini alimentari differenti, comprese quelle legate alle convinzioni religiose. Nella tradizione islamica, ad esempio, il consumo di carne suina è vietato.

Tuttavia, non è stato documentato che l’esclusione del maiale dai menù di Pordenone derivi da una specifica imposizione religiosa. L’attenzione alle esigenze delle diverse comunità rappresenta uno degli aspetti della discussione, ma non esaurisce le possibili motivazioni delle scelte alimentari.

Il sindaco Basso: nessuna direttiva comunale contro il maiale

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, che ha chiarito l’assenza di direttive comunali finalizzate all’eliminazione della carne suina.

Tra le spiegazioni richiamate figura anche la difficoltà di reperire carne di maiale biologica, elemento che inciderebbe sulle scelte del servizio di ristorazione.

I menù cittadini sono definiti dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo) sulla base delle linee di indirizzo regionali. Si tratta quindi di una programmazione che coinvolge aspetti sanitari, nutrizionali e organizzativi.

L’assenza di un alimento da un determinato ciclo di pasti, inoltre, non equivale necessariamente a un divieto permanente: i menù possono variare in funzione della stagione e dell’ordine scolastico.

Le linee guida regionali: perché si privilegiano le carni bianche

Un altro elemento da considerare riguarda le Linee di indirizzo per la ristorazione scolastica del Friuli-Venezia Giulia, nell’edizione 2025.

Il documento regionale promuove un’alimentazione equilibrata, con un’adeguata alternanza tra diverse fonti proteiche e una preferenza per le carni bianche rispetto a quelle rosse.

L’obiettivo è favorire abitudini alimentari salutari fin dall’infanzia, limitando il consumo eccessivo di determinati alimenti e valorizzando anche legumi, pesce e verdure.

Le indicazioni nutrizionali, però, non stabiliscono un divieto generale di consumare carne di maiale. Nei menù scolastici del territorio, peraltro, continuano a comparire anche preparazioni a base di bovino, come hamburger, spezzatini e polpette.

La polemica politica: Buna (Lega) annuncia un ordine del giorno

La vicenda ha suscitato anche una reazione in Consiglio regionale.

La consigliera della Lega Lucia Buna, intervenuta ieri, 15 ottobre, ha criticato l’eventuale esclusione delle preparazioni tradizionali per favorire ricette provenienti da altre culture.

«Il pollo al curry e il cous cous possono trovare posto nei menù, ma non a scapito dei piatti della nostra cucina», ha dichiarato, sottolineando la necessità di preservare la conoscenza delle tradizioni gastronomiche del territorio.

Buna ha inoltre sollevato interrogativi sulle motivazioni della scelta, osservando che, qualora fossero esclusivamente nutrizionali, andrebbe chiarito perché riguardino proprio la carne suina.

La consigliera ha quindi annunciato la presentazione di un ordine del giorno sulla questione, sostenendo che l’integrazione debba essere reciproca e comprendere anche la conoscenza della cucina friulana da parte degli alunni provenienti da altre culture.

Tra tradizione e inclusione, il confronto sulle mense scolastiche

Il caso di Pordenone mette in evidenza una questione che va oltre la presenza di un singolo alimento nel piatto.

La mensa scolastica svolge infatti una duplice funzione: garantire pasti nutrizionalmente adeguati ed educare i bambini a un’alimentazione varia, offrendo anche occasioni di conoscenza delle tradizioni gastronomiche.

Da una parte emerge l’esigenza di rispondere ai bisogni di una popolazione scolastica sempre più eterogenea; dall’altra, quella di mantenere un legame con i prodotti e le ricette del territorio.

Il punto centrale del dibattito riguarda dunque i criteri con cui vengono costruiti i menù e il modo in cui queste decisioni vengono spiegate alle famiglie. Una distinzione fondamentale resta quella tra la scelta di non prevedere un alimento in un determinato menù e la sua eliminazione per ragioni culturali o religiose, che richiederebbe motivazioni esplicite e documentate.

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