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Telemedicina a Spilimbergo, evitate 271 uscite dalla struttura
Da gennaio a ottobre l’Asp ha erogato 912 prestazioni e ha evitato 271 uscite degli ospiti per esami, visite e accessi al Pronto soccorso.
SPILIMBERGO – Nel periodo gennaio-ottobre 2026 il progetto di telemedicina dell’Asp di Spilimbergo ha evitato 271 uscite degli ospiti per accertamenti diagnostici, visite specialistiche esterne e accessi al Pronto soccorso. Per l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, l’appropriatezza delle cure consiste nel rispondere ai bisogni delle persone evitando ricoveri e trasferimenti non necessari. Nell’ambito del progetto sono state erogate 912 prestazioni: 341 emocromi, 258 elettrocardiogrammi, 246 esami ematici, 30 rilevazioni della vitamina D, 24 stick urine, 11 visite specialistiche e 2 Holter pressori. Tra le 271 uscite evitate, 7 erano accessi impropri al Pronto soccorso, scongiurati grazie al servizio telematico di pronto intervento continuo attivo da giugno.
«Se in soli 10 mesi abbiamo evitato 270 accessi in ospedale significa che siamo sulla strada giusta. I dati sono incoraggianti e dimostrano che la telemedicina può rappresentare una risposta concreta ai bisogni delle persone, consentendo di evitare trasferimenti ospedalieri non necessari. Dobbiamo guardare ai servizi offerti ai cittadini e all’appropriatezza delle cure, non misurare la capacità di risposta del sistema sanitario esclusivamente attraverso il numero dei ricoveri o dei posti letto».
Riccardi è intervenuto il 24 ottobre a Spilimbergo all’incontro dedicato ai risultati del progetto, attivato nell’Azienda pubblica di servizi alla persona. Erano presenti il presidente dell’Asp Francesco Maiorana, il vicesindaco di Spilimbergo Stefano Zavagno, l’assessore comunale di Pordenone Guglielmina Cucci e i componenti del consiglio di amministrazione della struttura.
«L’esperienza realizzata a Spilimbergo – ha sottolineato Riccardi – ci dice che i processi di telemedicina possono garantire un controllo importante delle condizioni degli ospiti, alleggerire il carico sulle cure primarie ed evitare il trasferimento di persone fragili dalle strutture residenziali agli ospedali. Questo significa anche ridurre la pressione sul sistema ospedaliero, sia in termini di accessi e ricoveri sia per quanto riguarda gli accertamenti diagnostici che, attraverso questo modello, possono in parte essere effettuati direttamente nella struttura».
Riccardi: evitare trasferimenti quando le condizioni cliniche lo consentono
«Questa – ha aggiunto l’assessore – è una delle prospettive verso cui deve guardare il sistema sanitario. Dobbiamo evitare, quando le condizioni cliniche lo consentono, trasferimenti in ospedale che provocano disagio soprattutto alle persone non autosufficienti e fragili e che, allo stesso tempo, aumentano la pressione sulle strutture ospedaliere. L’appropriatezza deve diventare sempre più il criterio attraverso il quale organizzare le risposte, garantendo equità e cure adeguate alle persone».
Emocromo mensile per tre ospiti, senza spostamenti dalla struttura
Il progetto integra inoltre nell’attività assistenziale ordinaria controlli periodici che altrimenti potrebbero richiedere uno spostamento. Tra quelli già attivati c’è il monitoraggio mensile dell’emocromo per tre ospiti, eseguito direttamente nella struttura in base alle rispettive esigenze assistenziali.
Riccardi chiede di estendere la telemedicina alle aree marginali e alle abitazioni
Riccardi ha richiamato la necessità di ampliare progressivamente l’utilizzo di questi strumenti: «Abbiamo già promosso iniziative analoghe in altre strutture. Eravamo convinti che questo modello potesse funzionare e oggi abbiamo una dimostrazione concreta dei risultati che può produrre. Ma non dobbiamo limitarlo alle strutture residenziali per persone non autosufficienti».«Di fronte alla carenza di professionisti nelle cure primarie e di medici di medicina generale e a bisogni nei quali la componente sociale assume un peso sempre maggiore – ha concluso l’assessore -, esperienze come questa devono essere diffuse ulteriormente, soprattutto nelle aree più marginali, arrivando progressivamente anche nelle case delle persone. È questa la direzione nella quale dobbiamo sviluppare una sanità di prossimità capace di portare i servizi vicino al cittadino».
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