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Rosolen alla Sissa di Trieste: ricerca, sicurezza e responsabilità sociale
All’inaugurazione dell’anno accademico della Sissa di Trieste, Alessia Rosolen ha richiamato il ruolo sociale della ricerca e la necessità di affrontare i rischi delle tecnologie critiche
TRIESTE – Alessia Rosolen, assessore al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, ha partecipato oggi 6 novembre 2026 all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di studi avanzati di Trieste (Sissa), durante la quale ha parlato delle trasformazioni della ricerca scientifica e dell’alta formazione.
“Il sistema della ricerca scientifica e dell’alta formazione si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione, segnata da equilibri geopolitici, economici e sociali sempre più instabili. In questo scenario, le istituzioni scientifiche non possono più limitarsi al progresso conoscitivo o al mero trasferimento tecnologico verso il mondo produttivo, ma sono chiamate a ridefinire la propria missione sociale e a farsi carico delle implicazioni etiche e di sicurezza generate dalle innovazioni digitali”.
Rosolen: la ricerca incide su democrazia e servizi essenziali
“Dobbiamo superare gli schemi interpretativi del passato, affrontando le complessità del mondo che stiamo vivendo caratterizzato – ha sottolineato Rosolen – da conflitti ibridi e dalla necessità di gestire le tecnologie critiche dual-use. Per questo è fondamentale costruire una nuova alleanza strategica tra enti scientifici, istituzioni che amministrano il territorio e player privati”.
Per l’esponente della Giunta Fedriga, negli ultimi anni le dinamiche globali hanno dimostrato che le perturbazioni che investono la società e i modelli economici richiedono una revisione profonda del modo in cui la ricerca viene concepita, sviluppata e governata.
“L’equilibrio su cui si è retto il settore dell’innovazione negli scorsi decenni appare sempre più precario – ha puntualizzato l’assessore -. Di fronte a questa instabilità, non è più sufficiente una lettura unicamente economica dello sviluppo scientifico: il mondo della ricerca esercita infatti un impatto diretto, capillare e di lungo periodo sulla struttura stessa della società, arrivando a influenzare le garanzie democratiche e i livelli di qualità dei servizi primari”.
“La piena consapevolezza di queste trasformazioni – ha esortato Rosolen – impone alle istituzioni della ricerca una visione rinnovata. Il progresso scientifico non può essere scisso dalle sue ricadute sociali, e la comunità accademica è chiamata a esercitare una funzione attiva nell’orientare le traiettorie di sviluppo della collettività”.
Tecnologie e cyberattacchi, i rischi per i servizi essenziali
Nel corso del suo intervento Rosolen ha ricordato che la tecnologia e la ricerca, pur essendo concepite per il benessere e il progresso della società, possono generare strumenti suscettibili di applicazioni improprie o apertamente ostili.
“Solo negli ultimi giorni – ha aggiunto – si sono verificati episodi molto gravi che hanno messo a rischio la continuità operativa di servizi essenziali per i cittadini. Strumenti tecnologici di uso quotidiano potenziati con l’Intelligenza artificiale e algoritmi avanzati sviluppati nei laboratori di ricerca sono stati impiegati infatti per sferrare cyberattacchi contro infrastrutture vitali come banche del sangue, supermercati e trasporti aerei”.
Rosolen: investire in Friuli-Venezia Giulia su capitale umano e ricerca
“Siamo convinti che la capacità di un territorio di sviluppare, gestire e controllare le tecnologie critiche rappresenti ormai un fattore determinante per assicurare competitività economica, sicurezza e sviluppo sociale – ha detto Rosolen -. Per questo, come stiamo facendo in Friuli Venezia Giulia, dobbiamo continuare a investire sul capitale umano e sulle nostre infrastrutture scientifiche per colmare il divario di innovazione presente in Europa e per accelerare la transizione energetica puntando su nucleare e idrogeno”.
“Questa nuova visione richiede un approccio fortemente multidisciplinare. Le sfide del presente – dalla sicurezza informatica alla gestione dell’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica all’invecchiamento demografico – non possono essere affrontate in un’ottica settoriale. La ricerca scientifica – ha concluso – deve sapersi interrogare preventivamente sugli impatti delle proprie scoperte, assumendo una funzione guida per le scelte politiche, economiche e sociali dei prossimi decenni”.
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