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Post su Elly Schlein, Dipiazza non è isolato: sui social resiste il fronte dei sostenitori
Accanto alla bufera di critiche per il post su Elly Schlein, sui social emerge anche un fronte compatto di sostegno al sindaco di Trieste

Nel racconto pubblico che ha accompagnato l’ennesima polemica social legata a Roberto Dipiazza, l’immagine restituita è stata quella di un sindaco isolato, travolto da una condanna unanime. Ma basta fermarsi un momento, scorrere con attenzione il flusso delle reazioni e osservare i numeri per capire che la realtà è molto più complessa. Accanto all’indignazione, alle prese di posizione politiche e agli affondi mediatici, esiste un fronte che non solo difende il primo cittadino, ma lo fa con convinzione e visibilità.
Il post su Elly Schlein raffigurata come Befana non rappresenta un’eccezione nella comunicazione digitale di Dipiazza. È piuttosto l’ultimo tassello di uno stile consolidato, diretto, spesso provocatorio, che negli anni ha alimentato critiche ma anche rafforzato un legame emotivo con una parte dell’elettorato. Ed è proprio questo legame che emerge con forza analizzando ciò che accade sotto il post incriminato.
Emoticon come linguaggio politico
Al di là del contenuto istituzionale, il cuore della vicenda sta nella cultura dei social. Like, risate, cuori e persino abbracci virtuali non sono semplici reazioni istintive, ma diventano strumenti di comunicazione politica, segnali di appartenenza, prese di posizione esplicite.
Per una parte degli utenti, quel post non è un’offesa né uno scivolone, ma un gesto coerente con un modo di essere che viene percepito come autentico, schietto, anti-retorico. Una narrazione che si contrappone frontalmente alle accuse di sessismo e inadeguatezza istituzionale, trasformando la polemica in uno scontro identitario tra visioni opposte della politica e del ruolo delle istituzioni.
I numeri raccontano un’altra storia
Alle 13:15 del 7 gennaio, il post aveva già raggiunto una diffusione rilevante. Le reazioni complessive erano 2.930, con 251 condivisioni e circa cento commenti. Numeri che indicano una viralità elevata, segno che il contenuto ha attraversato bolle diverse, suscitando reazioni contrastanti ma continue.
Colpisce soprattutto la distribuzione delle emoticon. Le reazioni negative, rappresentate dalla faccina arrabbiata, sono poco meno di quattrocento. A fronte di questo dato, emergono oltre 1.400 like, più di mille faccine che ridono, decine di cuori e persino abbracci virtuali. Un quadro che racconta una polarizzazione forte, ma anche un sostegno che non può essere liquidato come marginale o residuale.
Il sostegno che viene dai volti noti
Dentro quella lunga lista di reazioni positive compaiono nomi ben riconoscibili della politica e della società triestina. Consiglieri comunali, sindacalisti, imprenditori, giornalisti. Il like, in particolare, rappresenta una forma di appoggio più misurata, ma non per questo meno significativa. È un segnale di approvazione consapevole, che evita l’eccesso ma non prende le distanze.
Ancora più esplicita è la scelta di chi reagisce con la risata. Qui il messaggio diventa chiaro: non solo sostegno, ma anche sfida a chi critica. È il linguaggio di chi si riconosce in uno stile che rifiuta il politicamente corretto e rivendica la provocazione come forma di comunicazione.
Tra consenso trasversale e contraddizioni
Colpisce anche un altro aspetto: tra chi ride e appoggia compaiono figure che, su altri temi, hanno contestato duramente l’amministrazione. Un paradosso solo apparente, che racconta come Dipiazza riesca a raccogliere consensi al di là delle appartenenze tradizionali, facendo leva su un’identità personale forte, più che su una linea politica coerente.
È qui che la narrazione si fa ambigua, quasi contraddittoria. Poche idee, forse, ma ben confuse, eppure sufficienti a creare una comunità digitale pronta a difendere il sindaco anche nei momenti più critici.
Una città divisa, uno scontro che non si spegne
Alla fine, il quadro che emerge è quello di una Trieste spaccata, dove ogni polemica diventa il riflesso di una frattura più profonda. Da un lato chi chiede rispetto, sobrietà e dignità istituzionale. Dall’altro chi rivendica ironia, ruvidità e una comunicazione che rompe gli schemi.
Tra indignazione e cuoricini, lo scontro si autoalimenta. E se la bufera non accenna a placarsi, una cosa appare certa: anche questa volta Roberto Dipiazza è riuscito a occupare il centro della scena, trasformando un post in un nuovo capitolo di una polarizzazione che, sui social, sembra destinata a durare.
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