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“Ma tu chiedi chi erano I sette giurati di Ronchi!”

Intervista a Giorgio Frassetto, nipote del Tenente Riccardo Frassetto, primo firmatario del Giuramento di Ronchi, miccia dell’Impresa di Fiume capeggiata dal d’Annunzio

Massi Boscarol

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I Sette Giurati di Ronchi, foto originale dell'epoca

RONCHI DEI LEGIONARI – Le iniziative per l’11 e 12 settembre u.s., anniversario della partenza della Marcia di Ronchi (correva l’anno 1919), alcune recenti pubblicazioni in merito tra cui quella di Adriano Ritossa intitolata “Vittoria Mutilata”, la prima edizione de La giornata della Cultura Dannunziana promossa dall’Istituto di Musica Vivaldi nella vicina Monfalcone, e soprattutto la trasmissione televisiva “Una giornata particolare” in onda su LA7 e condotta da Aldo Cazzullo, hanno riacceso in quel di Ronchi dei Legionari una viva passione per la figura di Gabriele d’Annunzio. Tutto ciò ha trovato sintesi nella mozione del consigliere Massimo Di Bert volta a dedicare una via o una piazza a I Sette Giurati di Ronchi.

“L’importanza del riconoscimento consiste nel primo passo di questa città, così importante per la storia d’Italia, nel far la pace col proprio passato, in quanto la verità storica è una sola, non si può manipolare né falsificare” sono le parole di Giorgio Frassetto, ricercatore storico nonché nipote di Riccardo Frassetto, primo tra i sette firmatari del giuramento, che richiamerà Il Vate in quel di Ronchi. “Se dovesse essere intestata una via o una piazza a I Sette Giurati sarei il primo ad esserne orgoglioso, l’importante è che non vengano scritte cose sbagliate o peggio ancora che la gente venga informata di cose non vere o manipolate a fini di speculazione politica!” intercala il nostro ospite.

Gli eroi son tutti giovani e belli, si diceva. Ma chi erano i nostri, per anni (e ancora oggi) sconosciuti ai più, proprio nella “loro” Ronchi. Eccoli ritratti in questa meravigliosa foto dell’epoca e in quella a fondo pagina con tanto di dedica, indovinate di chi… 

Tenente Riccardo Frassetto di Crocetta del Montello (ora sepolto al Vittoriale degli Italiani, nel Mausoleo di d’Annunzio), Ten. Vittorio Rusconi di Pavia, Sotto Ten. Claudio Grandjacquet di Roma, S. Ten. Rodolfo Cianchetti di Perugia, S. Ten. Lamberto Ciatti di Ferrara, S. Ten. Enrico Brichetti di Brescia, S. Ten. Attilio Adami, di 19 anni, il più giovane, di Udine.

Dopo che lo stesso D’Annunzio definì la Vittoria come Vittoria Mutilata, i Sette scrissero allo stesso d’Annunzio, eroe di guerra (aveva già compiuto La Beffa di Buccari e Il volo su Vienna), artista, poeta, scrittore, influencer ante litteram: “più che una lettera”, sottolinea Giorgio, “fu un potente appello, vergato con le testuali parole 

sono i Granatieri di Sardegna che vi parlano… È Fiume che per le loro bocche vi parla… Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti morti per l’Unità d’Italia: Fiume o Morte! E manterremo il giuramento perché i Granatieri hanno una fede sola e una parola sola. Voi non fate niente per Fiume? Fatelo, è vostro dovere farlo, è vostro dovere ricordare agli Italiani che hanno combattuto per un ideale grandemente bello: per la Libertà!”

E d’Annunzio non poté tirarsi indietro e accettò la proposta di diventare il Comandante, inizialmente di un battaglione composto da 181 Granatieri”.

Lo stesso Giorgio Frassetto ha donato poi di recente al Museo di Ronchi (già perché a Ronchi esiste anche un museo costituito dalle donazioni del già nominato Adriano Ritossa, anche se purtroppo poco valorizzato), un documento originale della sua collezione, da affiancare a quelli presenti, tra cui il libro dello zio “I Disertori di Ronchi” del 1926, approvato dal d’Annunzio e sottolinea poi l’importanza della valorizzazione storica del territorio in chiave turistica, che potrebbe diventare volano di attrazione sviluppando le dovute collaborazioni nonché l’importanza di raccontare questa vicenda ai più giovani nelle scuole.

Gli fa eco Tobias Fior, scrittore e appassionato dannunziano di Verzegnis di casa al Vittoriale (a primavera esce la sua ultima fatica letteraria, con la biografia di Renata d’Annunzio Montanarella, l’amata figlia di Gabriele), che soddisfatto incalza “la mozione presentata a Ronchi per intitolare una piazza o una via ai Sette Giurati di Ronchi ha un valore che va ben oltre il semplice atto toponomastico. Significa, infatti, restituire visibilità e dignità alla memoria storica locale, ricordando alle generazioni presenti e future che la storia è fatta anche di scelte personali, spesso silenziose, maturate nelle comunità. È un modo per radicare l’identità di Ronchi dei Legionari nella sua storia più profonda, fatta di coraggio, sacrificio e senso di responsabilità collettiva.”

Ma, a distanza di oltre cent’anni, (e con sua somma soddisfazione, aggiungiamo noi!) come mai a certi d’Annunzio fa… ancora paura? “Non credo sia solo per polemica, comunque niente di storico o di oggettivo. Secondo me, è un modo poco elegante per farsi notare, usando al negativo un personaggio che ha lasciato invece numerosi e gloriosi segni nella storia d’Italia. Ribadisco che le pagine di storia, quelle vere, sono uniche, non si possono modificare, cancellare e tantomeno stravolgere. Sarebbe meglio, ma molto meglio, che tutti intervenissero e contribuissero a comporre il puzzle della storia del territorio. Ne va di mezzo la credibilità e il buon nome della città di Ronchi dei Legionari e non quello di disorientare la popolazione e i lettori dei giornali. Ronchi dei Legionari è un bene da difendere e non da offendere, perché è, se utilizzato con la buona diligenza del padre di famiglia, fonte di conoscenza, di prestigio e di benessere economico. Il toponimo di Ronchi dei Legionari è merito dei Sette Giurati ed è intellettualmente onesto riconoscerlo e non discreditarlo” è la conclusione perentoria di Frassetto.

Dedica a Riccardo Frassetto sulla foto de I Sette Giurati di Ronchi da parte di Gabriele d’Annunzio. Collezione Archivio Frassetto

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