Cronaca & AttualitàPordenone
Dopo La Spezia cresce l’allarme anche a Pordenone: sicurezza nelle scuole al centro del dibattito
Sicurezza nelle scuole dopo La Spezia: metal detector ipotizzati dal ministro Valditara e il richiamo educativo del preside Kennedy.
La tragedia avvenuta a La Spezia, dove uno studente è stato accoltellato a morte da un coetaneo, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e riaperto il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici italiani, con riflessi anche a Pordenone e nel resto del Paese. Un episodio che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della prevenzione della violenza tra i giovani e delle misure da adottare per tutelare studenti e personale scolastico.
L’ipotesi dei metal detector nelle scuole a rischio
Sul tema è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che in un’intervista ha ipotizzato la possibilità di introdurre metal detector nelle scuole considerate più a rischio. “C’è la necessità di difendere la comunità scolastica, studenti, docenti e personale ATA – ha spiegato il ministro –. Per questo ho pensato che in alcune scuole, laddove la comunità scolastica, attraverso il preside, ritenga necessario controllare che i ragazzi non portino coltelli, sia giusto consentire l’utilizzo di metal detector d’intesa con il prefetto”.
Una proposta che punta a rafforzare i controlli ma che solleva interrogativi sul delicato equilibrio tra sicurezza e funzione educativa della scuola.
Il parere degli studenti: sì a controlli più severi
Secondo un instant poll di Skuola.net, realizzato su oltre 500 studenti dopo il grave fatto di La Spezia, sei ragazzi su dieci si sono detti favorevoli a una stretta sui controlli e a una linea dura contro i minori che portano o utilizzano coltelli o altri oggetti atti a offendere. Un dato che segnala come una parte significativa degli studenti percepisca l’esigenza di misure più rigide per sentirsi al sicuro a scuola.
L’intervento del preside del Kennedy
Sul tema è intervenuto anche Piervincenzo Di Terlizzi, dirigente scolastico dell’istituto Kennedy, che – come riportato da La Tecnica della Scuola – non esclude che l’uso dei metal detector in luoghi ritenuti a rischio possa avere una funzione di dissuasione.
Allo stesso tempo, il preside sottolinea come la missione della scuola non possa limitarsi al controllo, ma debba puntare su strumenti educativi capaci di prevenire il disagio e la violenza.
La lettera alla comunità scolastica
Questa visione emerge con forza nella lettera aperta che Di Terlizzi ha rivolto a studenti, docenti e personale del Kennedy dopo la tragedia. “La scuola è uno spazio di cura, di crescita, di protezione – scrive – ed è terribile pensare che possa diventare teatro di simili eventi. Affidiamo alla scuola ciò che abbiamo di più prezioso: le persone, le relazioni, il futuro”.
Di fronte a fatti così gravi, secondo il preside, la risposta non deve essere l’isolamento o la ricerca di soluzioni immediate a problemi complessi, ma il lavoro quotidiano dentro la comunità scolastica.
Educare le emozioni per prevenire la violenza
Per Di Terlizzi è fondamentale continuare a costruire relazioni di pace, imparare a parlare delle proprie emozioni e educare al rispetto reciproco. “Educare le emozioni non è un compito secondario – sottolinea – ma una parte essenziale del diventare persone adulte e responsabili”.
“La scuola deve formare delle brave persone”
Il preside ribadisce che il primo obiettivo della scuola è formare delle brave persone, prima ancora che studenti competenti: persone capaci di ascolto, responsabilità e rispetto. “La scuola non può impedire tutto il male – conclude – ma può scegliere ogni giorno da che parte stare. Noi scegliamo la parola, la relazione, la cura, la crescita”.
La lettera si chiude con una citazione di Cormac McCarthy, tratta da La strada: “I buoni sono fatti così. Insistono sempre. Non si arrendono mai”.
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