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La rivoluzione di Scamarcio all’ombra di d’Annunzio: al cinema rivive il mito di Fiume
Alla festa della rivoluzione, girato in Friuli-VeneziaGiulia, arriva nelle sale: giornate ed orari della presentazione
FVG – Si spalancano i cancelli del tempo con una forza che sa di mare, ideali e polvere. Si spalancano le porte di una Fiume immaginata ed utopica ma ferocemente vera, nel nuovo affresco cinematografico di Arnaldo Catinari. Si spalancano i desideri di una giovinezza che cercò nella rivoluzione la propria bellezza suprema, quella festa dello spirito che Claudia Salaris ha saputo cristallizzare nelle pagine e che oggi rivive sullo schermo.
Nasce dalla visione estetica di Arnaldo Catinari questa opera intitolata “Alla festa della rivoluzione”, un racconto che trasuda il profumo acre e inebriante degli anni Venti. Nasce dalla collaborazione con Silvio Muccino una sceneggiatura che trasforma la parola in immagine sensoriale e il documento in epica. Nasce sotto l’egida di Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema una produzione che ambisce all’eterno, restituendo al grande schermo l’arditezza di un’epoca irripetibile che ha segnato il destino di queste terre di confine.
Hanno prestato il volto a questo sogno Valentina Romani e Nicolas Maupas, icone di una sensibilità moderna che si specchia nell’antico. Hanno dato corpo all’ombra del Vate e ai suoi sodali Maurizio Lombardi, Darko Perić e un magnetico Riccardo Scamarcio, capaci di abitare i panni di chi non ebbe paura di osare l’inosabile. Hanno saputo, tutti insieme, ricamare una trama di sguardi e di fiamme in un contesto di raro splendore scenico, sostenuti dalla sapiente distribuzione di 01 Distribution.
Cerca la magnificenza tra le pietre di Udine, dove per cinque settimane il Palazzo D’Aronco si è trasfigurato nel Palazzo del Governatorato fiumano, centro nevralgico dell’azione dannunziana. Cerca la storia tra Piazza Libertà e la Loggia del Lionello, tra le ombre sacre del Chiostro delle Grazie e l’eleganza aristocratica di Villa Giacomelli e Villa Pace. Cerca l’anima del confine tra le stanze di Palazzo Carciotti a Trieste, i corridoi dell’hotel DoubleTree, i sotterranei di una Palmanova che sussurra ancora di gloria e il Castello di Gorizia, baluardo di una memoria che non svanisce.
Non ha visto invece le cineprese Ronchi dei Legionari, madre nobile di quel manipolo d’eroi che mosse i primi passi verso l’avventura. Non ha visto le luci della ribalta la città che porta nel suo stesso nome il sigillo indelebile dell’impresa, un’assenza che pesa come un silenzio troppo colmo di significati. Non ha visto la giustizia poetica di un obiettivo che avrebbe dovuto indugiare su quelle strade dove l’audacia si fece marcia, lasciando che il vuoto di Ronchi diventi, paradossalmente, il grido più eloquente di una primogenitura che nessun fotogramma potrà mai scalfire.
Arriverà il 15 aprile l’anteprima regionale al Cinema Visionario di Udine, per iniziare un rito collettivo di memoria alla presenza del regista e del cast. Arriverà il 16 aprile l’emozione al Kinemax di Monfalcone e al Cinema Nazionale di Trieste, prima di toccare il Cinemazero di Pordenone il 17 aprile. Arriverà finalmente in tutte le sale italiane da giovedì 16 aprile, invitando ognuno di noi a partecipare a quella festa che, per chi custodisce il titolo di ambasciatore dannunziano, non è mai veramente finita.
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