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BCE verso un rialzo dei tassi? Cosa potrebbe cambiare per mutui, prestiti e risparmi

La BCE potrebbe alzare i tassi dello 0,25% il 10 settembre. La decisione non è ancora ufficiale: ecco cosa potrebbe cambiare per mutui variabili e fissi, prestiti, finanziamenti, conti deposito e risparmi

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BCE verso un rialzo dei tassi? Cosa potrebbe cambiare per mutui, prestiti e risparmi
BCE verso un rialzo dei tassi? Cosa potrebbe cambiare per mutui, prestiti e risparmi (© Redazione / AI)

La decisione ufficiale arriverà giovedì 10 settembre, ma alla vigilia della riunione della Banca centrale europea le aspettative sembrano convergere nella stessa direzione: un nuovo rialzo dei tassi di 25 punti base. Se lo scenario venisse confermato, il tasso sui depositi presso la BCE salirebbe dall’attuale 2,25% al 2,50%.

Per ora, però, si tratta ancora di una previsione. La BCE non ha ancora deciso ufficialmente e continua a ribadire che le proprie scelte vengono prese riunione per riunione sulla base dei dati economici. La comunicazione è prevista domani alle 14.15, seguita alle 14.45 dalla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde e alle 15.45 dalle nuove proiezioni macroeconomiche.

Rialzo di 0,25 punti: perché il mercato lo considera molto probabile

Le indicazioni raccolte nelle ultime settimane sono piuttosto nette. Reuters, citando tre fonti vicine alla BCE, aveva già riferito a fine agosto che nel Consiglio direttivo si stava consolidando l’orientamento verso un aumento del tasso sui depositi dal 2,25 al 2,50%. Un successivo sondaggio Reuters condotto su 65 economisti ha visto tutti gli intervistati prevedere un rialzo di 25 punti base nella riunione di settembre.

A spingere Francoforte verso una nuova stretta è soprattutto l’andamento dei prezzi dell’energia. Secondo la stima preliminare Eurostat, ad agosto l’inflazione dell’area euro è risalita dal 2,9 al 3,3%, con la componente energetica balzata al +14,3% annuo. Le pressioni di fondo appaiono però più moderate: l’inflazione al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco è scesa dal 2,5 al 2,4%, mentre i servizi hanno rallentato dal 3,3 al 3%.

È proprio questo equilibrio a rendere particolarmente importante ciò che Lagarde dirà domani: il rialzo di settembre appare molto probabile, ma resta da capire se sarà una misura isolata oppure l’inizio di una nuova fase di aumenti.

I mutui variabili sono quelli da osservare con maggiore attenzione

Per le famiglie, l’effetto più immediato può riguardare i mutui a tasso variabile. Questi finanziamenti sono generalmente indicizzati a parametri di mercato come l’Euribor, che risentono delle aspettative sui tassi BCE.

Un aumento di 25 punti base non significa però automaticamente che la rata aumenterà immediatamente dello stesso importo. L’effetto dipende dall’indice previsto dal contratto, dalla periodicità con cui il tasso viene aggiornato, dallo spread applicato dalla banca e soprattutto da quanto il rialzo sia già stato anticipato dai mercati.

La BCE stessa ricorda che la trasmissione della politica monetaria ai tassi applicati a famiglie e imprese avviene con modalità e tempi variabili. In generale, però, tassi ufficiali più alti tendono a rendere più costoso il credito.

Chi ha un mutuo variabile dovrebbe quindi controllare quando è previsto il prossimo aggiornamento della rata e quale parametro viene utilizzato.

Mutuo a tasso fisso già acceso? La rata non cambia

Situazione completamente diversa per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso.

In questo caso la rata prevista dal contratto non cambia in seguito alla decisione della BCE: il tasso rimane quello concordato al momento della stipula per il periodo stabilito.

Diverso il discorso per chi sta pensando di accendere un nuovo mutuo fisso. I prezzi delle nuove offerte dipendono soprattutto dai tassi di mercato a medio-lungo termine e dalle aspettative sulla politica monetaria. Proprio perché il rialzo BCE di settembre è largamente previsto, una parte dell’effetto potrebbe essere già stata incorporata nelle condizioni offerte dalle banche.

Non bisogna quindi aspettarsi necessariamente un aumento improvviso dei nuovi mutui il giorno successivo alla riunione.

Prestiti personali, auto e finanziamenti: il denaro potrebbe costare di più

Una nuova stretta monetaria può riflettersi anche su prestiti personali, finanziamenti per l’acquisto dell’auto, credito al consumo e nuove linee di credito.

La logica è la stessa: se aumenta il costo del denaro per il sistema finanziario, le banche possono trasferirne almeno una parte ai clienti applicando condizioni più onerose sui nuovi finanziamenti.

L’effetto non è automatico né identico per tutti gli istituti. Entrano in gioco concorrenza tra banche, durata del prestito, profilo del cliente e condizioni del mercato. Ma in generale una fase di tassi crescenti rende meno favorevole chiedere nuovo credito, soprattutto se ulteriori rialzi dovessero seguire quello atteso a settembre.

Conti deposito e risparmi, possibile vantaggio per chi presta denaro alla banca

Non tutti gli effetti di un aumento dei tassi sono necessariamente negativi.

Per chi dispone di liquidità, conti deposito e altri strumenti remunerati potrebbero diventare più interessanti, perché le banche possono aumentare i rendimenti riconosciuti ai risparmiatori.

Anche in questo caso non esiste però alcun automatismo: se la BCE alza i tassi dello 0,25%, una banca non è obbligata ad aumentare dello 0,25% il rendimento di un conto deposito. Molto dipende dalla necessità dell’istituto di raccogliere nuova liquidità e dalla concorrenza sul mercato.

La BCE sintetizza il meccanismo in modo semplice: i suoi tassi influenzano sia quanto costa prendere denaro in prestito, sia quanto può rendere il denaro risparmiato.

Attenzione anche a BTP e obbligazioni

Un rialzo dei tassi può avere conseguenze anche sui titoli di Stato e sulle obbligazioni.

Se i rendimenti richiesti dal mercato salgono, i titoli di nuova emissione possono diventare più remunerativi. Al tempo stesso, però, il valore di mercato delle obbligazioni già esistenti a tasso fisso tende generalmente a diminuire quando salgono i rendimenti.

Per chi intende mantenere un titolo fino alla scadenza la questione è diversa rispetto a chi potrebbe avere bisogno di venderlo prima: è quindi importante distinguere rendimento alla scadenza e prezzo di mercato.

Perché la BCE vuole frenare l’inflazione anche a costo di rendere il credito più caro

L’obiettivo della BCE rimane riportare stabilmente l’inflazione verso il 2% nel medio periodo.

Tassi più alti rendono più conveniente risparmiare e più costoso indebitarsi. Famiglie e imprese tendono così, almeno in teoria, a ridurre una parte di consumi e investimenti finanziati a credito. La domanda rallenta e con essa le pressioni sui prezzi.

È però un equilibrio delicato: una stretta eccessiva può pesare su mutui, consumi, investimenti delle imprese e crescita economica. Per questo la BCE continua a sottolineare di non volersi vincolare a un percorso prestabilito dei tassi.

Cosa succederà dopo settembre?

L’aumento di domani sembra quindi essere già largamente incorporato nelle aspettative. La vera sorpresa potrebbe arrivare dalle parole della BCE sul futuro.

Le indiscrezioni Reuters di fine agosto indicavano scarsa disponibilità a promettere subito ulteriori rialzi, ma nelle ultime giornate il mercato ha iniziato a scommettere con maggiore decisione su almeno un’altra stretta entro la fine dell’anno. Deutsche Bank, ad esempio, ha recentemente spostato la propria previsione includendo un ulteriore rialzo di 25 punti base a dicembre.

Per famiglie e imprese del Friuli-Venezia Giulia, come per il resto d’Italia, sarà quindi fondamentale capire non soltanto se domani il tasso salirà al 2,50%, ma soprattutto se Francoforte considererà quel livello sufficiente oppure lascerà aperta la porta a nuovi aumenti.

La risposta arriverà domani 10 settembre dalle 14.15. Solo allora sarà possibile sapere se lo scenario largamente previsto dai mercati sarà stato effettivamente confermato.

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