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Il Vangelo di San Marco torna ad Aquileia, dopo sette secoli riuniti i tre frammenti
Dopo sette secoli tornano insieme ad Aquileia i tre frammenti del Vangelo di San Marco custoditi a Cividale, Venezia e Praga. Una mostra internazionale racconta secoli di storia europea
Dopo sette secoli, le tre parti superstiti dell’antico Vangelo di San Marco tornano insieme ad Aquileia. Un evento di eccezionale rilievo storico, culturale e spirituale che trasforma per alcuni mesi la città friulana in uno dei luoghi simbolo del dialogo europeo. A Palazzo Meizlik è stata infatti allestita la mostra internazionale “Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, che riunisce per la prima volta i tre frammenti originali oggi conservati a Cividale del Friuli, Venezia e Praga.
Un ricongiungimento dal forte valore simbolico, reso possibile grazie a un lungo lavoro di collaborazione istituzionale e di diplomazia culturale, e che riporta ad Aquileia un manoscritto strettamente legato, secondo la tradizione, alla figura dell’evangelista Marco.
Tre frammenti riuniti dopo sette secoli
Il cuore dell’esposizione è rappresentato proprio dalla ricomposizione temporanea dei tre frammenti dell’antico Evangeliario, separati nel corso dei secoli e oggi custoditi in luoghi diversi d’Europa.
La tradizione attribuiva il manoscritto direttamente a San Marco Evangelista, facendo di questo codice non soltanto una testimonianza religiosa, ma anche un oggetto di straordinaria importanza nella storia politica e culturale europea.
La mostra ricostruisce le vicende dell’antico volume e della sua fortuna attraverso i secoli, approfondendo al tempo stesso la figura di Marco, la tradizione marciana e soprattutto il ruolo assunto da Aquileia tra la tarda antichità e il Medioevo.
Il percorso espositivo racconta quindi molto più della storia di una reliquia: segue le tracce di un libro che ha attraversato epoche e territori, contribuendo alla costruzione di identità, tradizioni e sistemi di potere tra Aquileia, Venezia e Praga.
Il frammento praghese
Il codex Forojuliensis
La coperta del Vangelo di San Marco (Venezia)
Fedriga: “Aquileia ponte di pace e dialogo”
Alla presentazione dell’esposizione, ospitata nella Basilica di Aquileia, è intervenuto anche il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che ha sottolineato la portata internazionale dell’iniziativa.
“Dopo sette secoli per la prima volta tutte le parti del Vangelo di San Marco trovano di nuovo casa ad Aquileia”, ha ricordato Fedriga, evidenziando come la città rappresenti storicamente un punto di incontro tra culture, popoli e tradizioni differenti.
Il governatore Massimiliano Fedriga nella Basilica di Aquileia durante il suo intervento
Proprio questa caratteristica attribuisce alla mostra un significato che va oltre la dimensione storica. In una fase internazionale caratterizzata da tensioni e contrapposizioni, secondo il governatore il ritorno dei frammenti può infatti diventare un messaggio di pace e di dialogo.
Fedriga ha inoltre rimarcato come il Friuli-Venezia Giulia custodisca spesso patrimoni e testimonianze la cui eccezionalità viene percepita pienamente soprattutto fuori dai confini regionali.
Per la prima volta ad Aquileia anche il frammento di Praga
Particolarmente significativo è l’arrivo in Friuli-Venezia Giulia del frammento conservato a Praga, concesso per la prima volta per questa esposizione.
Fedriga ha ringraziato la Fondazione Aquileia e le autorità ceche per il lavoro che ha permesso di concretizzare un progetto di grande complessità, frutto di rapporti costruiti nel tempo tra istituzioni appartenenti a Paesi, lingue e tradizioni differenti.
La mostra è curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa ed è promossa e organizzata dalla Fondazione Aquileia. L’esposizione resterà aperta fino ad aprile, offrendo quindi diversi mesi di tempo per ammirare un insieme documentario difficilmente destinato a essere riunito nuovamente in tempi brevi.
Come sottolineato dal presidente della Fondazione Aquileia Roberto Corciulo, il risultato non nasce da un’iniziativa improvvisata, ma da anni di relazioni e lavoro comune tra realtà istituzionali distanti per storia e giurisdizione.
Il “Liber vitae” e oltre 1.500 nomi dell’Europa carolingia
Tra gli elementi più affascinanti legati all’Evangeliario figura anche il cosiddetto Liber vitae, vergato ai margini del manoscritto.
Si tratta di una testimonianza considerata un vero e proprio unicum storico, nella quale compaiono oltre 1.500 nomi riconducibili all’Europa carolingia. Sovrani franchi, principi slavi e altre personalità dell’epoca restituiscono l’immagine di un continente attraversato da relazioni politiche, religiose e culturali molto più intense di quanto si possa immaginare osservando il Medioevo con categorie moderne.
Proprio questa dimensione europea costituisce uno degli aspetti centrali della mostra: i frammenti, sebbene oggi divisi tra tre città, raccontano infatti una storia comune fatta di circolazione delle persone, delle idee e del potere.
Il taglio del nastro della mostra a Palazzo Meizlik
Aquileia ancora crocevia d’Europa
Il significato simbolico dell’iniziativa è stato richiamato anche dall’arcivescovo di Gorizia, monsignor Giampaolo Dianin, che ha definito il Vangelo di San Marco un cuore vivo all’interno della tradizione cristiana di Aquileia.
Monsignor Zdenek Wasserbauer, vescovo ausiliario di Praga e prevosto del Capitolo metropolitano di San Vito, ha invece evidenziato come la ricomposizione materiale dei frammenti possa trasformarsi nell’immagine di un’Europa capace di ritrovare ragioni di unità.
Un concetto condiviso anche dal sindaco di Aquileia Emanuele Zorino, secondo il quale la città patriarcale continua ancora oggi a svolgere quella funzione di collegamento tra uomini, donne e civiltà che ne ha segnato la storia.
La mostra offre così una nuova occasione per riscoprire Aquileia non soltanto come uno dei maggiori siti archeologici italiani, ma come luogo centrale nella formazione dell’identità culturale e religiosa europea.
E il ritorno, sia pure temporaneo, dei tre frammenti del Vangelo di San Marco rende questa storia nuovamente visibile proprio nel luogo dal quale, secondo la tradizione, tutto ebbe inizio.
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