Cronaca & Attualità
Pesci tropicali, granchio blu e acqua più calda: così sta cambiando il Golfo di Trieste
Il Golfo di Trieste è mediamente più caldo e salato rispetto al passato. Dai pesci alle lagune, i dati di ARPA e OGS mostrano come stiano cambiando gli equilibri del Nord Adriatico
Un grado può sembrare poco. Nel mare, però, può modificare gli equilibri di un intero ecosistema. Ed è proprio circa un grado l’aumento della temperatura media annua osservato nelle acque vicine al porto di Trieste, confrontando i dati storici del periodo 1951-1980 con quelli raccolti tra il 1996 e il 2024.
Non cambia soltanto la temperatura. Il Golfo di Trieste sta diventando più caldo e più salato, alcune specie legate alle acque fredde sono in difficoltà, mentre altre un tempo poco comuni stanno diventando più frequenti.
A fotografare questa trasformazione sono le lunghe serie di osservazioni raccolte dagli enti scientifici del territorio. ARPA Friuli-Venezia Giulia ha dedicato al fenomeno l’approfondimento “Il Golfo che cambia”, mettendo a confronto il mare di oggi con quello di alcuni decenni fa.
Un grado in più nella temperatura media del mare
Il confronto effettuato da ARPA su una stazione storica del porto di Trieste è significativo: tra il 1951 e il 1980 la temperatura media annua era di circa 15,7 °C, mentre tra il 1996 e il 2024 è salita a circa 16,7 °C.
Il riscaldamento interessa anche gli strati intermedi e profondi del Golfo e, secondo i tecnici, ha mostrato una particolare accelerazione dal 2013.
L’estate 2026 ha fornito un esempio concreto. Il 29 giugno la boa MALO1 nella laguna di Grado ha registrato 32,12 °C in superficie, mentre il 1° luglio la boa MAMBO1, nei pressi di Miramare, ha misurato 28,34 °C in mare aperto.
Temperature così elevate possono ridurre la quantità di ossigeno disciolto nell’acqua e mettere sotto stress gli organismi adattati a condizioni più fresche.
Il Golfo è anche più salato
Le osservazioni indicano variazioni anche della salinità, della clorofilla e dell’ossigeno disciolto.
Secondo ARPA, il mare davanti a Trieste risulta oggi mediamente più salato rispetto al passato. È stata inoltre osservata una diminuzione della clorofilla e una riduzione di alcuni nutrienti, in parte collegata ai minori apporti fluviali.
Sono elementi strettamente connessi tra loro, perché temperatura, salinità, ossigeno e nutrienti influenzano il fitoplancton e, di conseguenza, tutta la catena alimentare marina.
Anche i pesci stanno cambiando
Storicamente il Golfo di Trieste, all’estremità settentrionale del Mediterraneo, era caratterizzato da inverni particolarmente freddi, favorevoli a specie come spratto, molo e passera di mare.
Con inverni meno rigidi, questa barriera climatica si sta indebolendo. Specie che prediligono acque più calde riescono a spingersi più facilmente verso nord, mentre quelle legate alle basse temperature incontrano condizioni meno favorevoli.
ARPA parla di “meridionalizzazione” del Golfo. Tra le specie oggi più facilmente osservabili rispetto al passato vengono citati il pesce serra e il barracuda mediterraneo. Anche la mazzancolla, crostaceo di valore commerciale, è diventata più presente.
Noce di mare e granchio blu
Un discorso diverso riguarda le specie aliene, cioè organismi trasferiti fuori dal loro areale naturale.
Tra gli esempi più evidenti c’è la noce di mare, Mnemiopsis leidyi, originaria dell’Atlantico occidentale, che dal 2016 forma importanti aggregazioni anche nel Nord Adriatico e nella laguna di Marano e Grado.
Un’altra presenza ormai nota è il granchio blu, originario delle coste americane dell’Atlantico, la cui diffusione è aumentata fortemente negli ultimi anni.
Il riscaldamento del mare non è la causa diretta del loro arrivo: il trasporto marittimo e le acque di zavorra delle navi hanno favorito la diffusione di numerose specie aliene. Una volta introdotte, però, temperatura e caratteristiche dell’habitat possono contribuire alla loro proliferazione.
Le lagune diventano più simili al mare?
Tra i fenomeni monitorati c’è anche la possibile “marinizzazione” della laguna di Marano e Grado.
Tradizionalmente le acque sono più marine vicino alle bocche lagunari e progressivamente più influenzate dall’acqua dolce verso l’interno. L’aumento della salinità e una maggiore penetrazione delle acque marine possono modificare questo equilibrio.
La laguna rischia quindi di diventare, dal punto di vista ecologico, più simile al mare aperto, con conseguenze sulle specie adattate agli ambienti salmastri e sulle attività legate alla pesca e alla molluschicoltura.
Un mare osservato continuamente
Il Golfo di Trieste dispone di una rete scientifica particolarmente sviluppata.
L’Osservatorio marino del Golfo di Trieste dell’OGS raccoglie dati su temperatura, salinità, ossigeno disciolto, pH, clorofilla e torbidità. La boa MAMBO1 opera nei pressi di Miramare dal 1999 e contribuisce a costruire serie storiche fondamentali per capire l’evoluzione del mare.
Sono proprio queste osservazioni di lungo periodo a permettere di distinguere una singola estate eccezionalmente calda da una trasformazione strutturale.
Come potrebbe cambiare ancora
ARPA ha elaborato simulazioni che, a seconda dello scenario considerato, indicano per i prossimi vent’anni un possibile ulteriore aumento della temperatura superficiale del Golfo compreso indicativamente tra 0,4 e 0,7 °C.
Si tratta di scenari modellistici, non di una previsione certa. Una cosa, però, emerge già dai dati disponibili: il Golfo di Trieste di oggi non è più esattamente quello di trent’anni fa.
È mediamente più caldo e più salato, mentre specie, pesca e lagune stanno attraversando una fase di trasformazione destinata a essere osservata con sempre maggiore attenzione nei prossimi anni.
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