Economia & Lavoro
Udine sfiora il miliardo con l’acciaio: è seconda in Italia per export siderurgico
Udine è seconda in Italia per export siderurgico: 980,5 milioni di euro nel primo semestre 2026, in aumento del 5,3%
UDINE – Udine rafforza il proprio ruolo tra i principali poli siderurgici italiani e consolida il secondo posto nazionale per valore delle esportazioni. Nel primo semestre del 2026 le vendite all’estero del comparto hanno raggiunto 980,5 milioni di euro, in crescita del 5,3% rispetto ai 931,1 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. È quanto emerge dall’analisi dei dati Istat elaborata dall’Ufficio Studi siderweb.
Brescia davanti, Udine consolida la seconda posizione
Al vertice della graduatoria nazionale resta Brescia, con esportazioni siderurgiche per 1,077 miliardi di euro e una crescita del 7,1%. Subito dietro si conferma Udine, che si avvicina ulteriormente alla soglia del miliardo di euro di vendite oltreconfine.
Sul terzo gradino si trova Cremona, protagonista dell’aumento percentuale più consistente tra le prime dieci province italiane: +12,6% nel confronto con il primo semestre dello scorso anno.
Complessivamente, i primi dieci poli siderurgici del Paese hanno sfiorato 6,9 miliardi di euro di export, con un incremento dell’1,9%.
L’export nazionale resta quasi fermo
Il risultato delle principali province arriva in un quadro nazionale sostanzialmente stabile. Nel primo semestre l’export siderurgico italiano ha registrato una diminuzione dello 0,1% in valore, mentre in termini quantitativi la crescita è stata dello 0,2%.
Secondo l’Ufficio Studi siderweb, la differenza tra andamento dei volumi e valore delle esportazioni è legata alla riduzione dei prezzi di vendita.
Tra i territori che migliorano la propria posizione figurano anche Milano, salita al quinto posto, e Reggio Emilia, sostenuta in particolare dall’andamento delle esportazioni di tubi.
Tre province in calo
Soltanto tre delle prime dieci province siderurgiche hanno chiuso il semestre con un segno negativo, tutte in Lombardia. Bergamo perde il 19,5%, Mantova il 5,8% e Lecco il 3%.
Quest’ultima scende da 443,3 a 430,2 milioni di euro e cede la nona posizione nazionale a Reggio Emilia. A incidere sono soprattutto tubi, raccordi e curve, scesi da 170 a 163 milioni, e i prodotti della siderurgia, passati da 81,7 a 74,6 milioni.
Tiene invece la prima trasformazione, che comprende anche i fili trafilati a freddo: il valore sale dello 0,6% a 192,6 milioni.
Importazioni italiane in forte diminuzione
Sul fronte degli acquisti dall’estero, le importazioni italiane di acciaio sono diminuite del 13% in valore e del 15,9% in quantità. Il calo riguarda soprattutto le forniture provenienti dai Paesi extra Ue, ridotte del 22,5% in termini quantitativi.
Siderweb collega questa dinamica anche all’entrata a regime del Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
Il crollo di Taranto
Tra i dati più significativi compare infine quello di Taranto, sede del polo di Acciaierie d’Italia. La provincia resta fuori dalle prime venti posizioni nazionali e nel primo semestre 2026 registra un crollo dell’export dell’86,5%, passando dai 36,2 milioni dello stesso periodo del 2025 ad appena 5 milioni.
In questo scenario, il risultato di Udine, seconda soltanto a Brescia e in crescita superiore al 5%, conferma il peso del territorio friulano all’interno della siderurgia italiana orientata ai mercati internazionali.
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login