Cronaca & Attualità
Il nucleare torna in Italia, il Fvg si prepara: «Un tabù che andava vinto»
Il nucleare torna nell’agenda italiana: in Friuli Venezia Giulia Fedriga, Scoccimarro e gli industriali guardano alla nuova fase
L’Italia riapre la strada al nucleare e il Friuli-Venezia Giulia guarda con attenzione alla nuova fase, tra le esigenze di un sistema industriale energivoro, la vicinanza alla centrale slovena di Krško e la presenza sul territorio di imprese legate alla filiera atomica. Il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, primo passo per ricostruire un quadro normativo nazionale dopo decenni di stop.
Il nucleare torna nell’agenda italiana
Il provvedimento non autorizza automaticamente la costruzione di nuove centrali e non stabilisce dove potranno sorgere. Delega invece il Governo a definire attraverso successivi decreti legislativi le regole necessarie per il settore.
Il nuovo quadro dovrà riguardare, tra gli altri aspetti, sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio degli impianti, sicurezza, gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. L’obiettivo dichiarato è consentire all’Italia di utilizzare le migliori tecnologie disponibili, comprese quelle modulari e avanzate.
La svolta arriva quasi quarant’anni dopo i referendum del 1987, seguiti dalla progressiva uscita italiana dalla produzione elettronucleare, e dopo il referendum del 2011 che fermò il precedente progetto di rilancio.
Fedriga: «Un tabù che andava vinto»
In Friuli-Venezia Giulia il presidente Massimiliano Fedriga conferma la posizione favorevole già espressa sul ritorno al nucleare. Come riportato dai giornali del gruppo Nem, per il governatore il voto parlamentare consente di «affrontare con pragmatismo la questione energetica».
Fedriga parla di «un tabù che andava vinto» e guarda soprattutto alle tecnologie di nuova generazione, considerate una possibile strada per contenere l’impatto sui territori e rafforzare la sicurezza energetica.
Più cauta la posizione sul possibile secondo reattore della centrale slovena di Krško: «È in corso di valutazione l’affidabilità di quell’impianto», ha spiegato il presidente.
Scoccimarro: «Il Fvg è pronto»
Ancora più esplicito l’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro, che definisce l’approvazione del ddl «uno snodo storico» e la caduta di un tabù che, a suo giudizio, avrebbe penalizzato lo sviluppo italiano per decenni.
«La Regione è pronta a normare anche questa nuova fase con la massima efficacia e velocità», afferma Scoccimarro, richiamando il principio della neutralità tecnologica e indicando come obiettivo le ricadute positive per famiglie e imprese.
L’assessore critica inoltre i «comitati del No a tutto», auspicando il superamento di quelle che considera posizioni pregiudiziali nei confronti dell’energia nucleare.
Gli industriali: «Si è già perso troppo tempo»
Il ritorno del nucleare trova sostegno anche nel mondo imprenditoriale del Nordest. Il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti sintetizza così la situazione: «La legge è la poesia, poi naturalmente serve la prosa».
Per Agrusti la fase più complessa sarà infatti quella della realizzazione concreta degli impianti, anche alla luce delle possibili opposizioni sui territori. Il presidente degli industriali propone che le future centrali vengano considerate siti militari per limitarne l’esposizione alle contestazioni locali.
L’attenzione resta alta anche sul possibile ampliamento di Krško e sulle opportunità industriali. A Monfalcone opera Mangiarotti Westinghouse, realtà inserita nella filiera delle tecnologie nucleari: un elemento che, secondo Agrusti, potrebbe trasformare il ritorno dell’atomo in un’occasione anche per il sistema produttivo regionale.
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login