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Gorizia

Martines (Pd): «No a un hotspot in Friuli, meglio l’accoglienza diffusa»

“Il presidente afferma di non sapere quale sia il sito scelto, ma quando si tratta di parlare del modello di accoglienza diffusa in regione, pone il veto”

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FVG – “Apprendo dalla stampa che, già la prossima settimana, con buone probabilità si terrà un incontro tra il commissario nazionale all’immigrazione Valerio Valenti, i quattro prefetti della regione e l’Amministrazione regionale rappresentata dal presidente Massimiliano Fedriga e dell’assessore all’Immigrazione Pierpaolo Roberti, per assumere una decisione in merito all’apertura di un hotspot o di altra soluzione per far fronte all’inarrestabile ingresso di migranti dalla rotta balcanica”. Così, in una nota, il consigliere regionale Francesco Martines (Pd), in merito all’ipotesi di apertura di un centro per migranti a Jalmicco.
“È risaputa la posizione contraria, più che motivata, della comunità di Palmanova – commenta il dem – e dei 23 Comuni di competenza della locale Compagnia dei carabinieri, che hanno condiviso i problemi di sicurezza di un’area di 80 mila abitanti, già sofferente per la mancanza di forze dell’ordine sul territorio. Problemi reali posti anche dal sindacato nazionale dei militari dell’Arma. A tal proposito, sindaci e capigruppo del Consiglio comunale di Palmanova, tramite l’interessamento del primo cittadino della città stellata Giuseppe Tellini, hanno richiesto un incontro urgente al presidente Fedriga, al commissario di Governo nonché ai prefetti di Trieste e di Udine per spiegare le concrete motivazioni a un deciso no all’hotspot”.

“Ragionevolmente – spiega Martines – ci deve essere un rapporto, un indice di saturazione e di sostenibilità fra abitanti, territorio e presenza di migranti nelle diverse comunità cittadine e mi sembra che il Ministero abbia già definito, in una recente circolare inviata ai prefetti, tenuti a rispettarla, le nuove regole per la loro distribuzione nelle regioni: una quota del 70% in base alla popolazione residente e il restante 30% in base alla superfice del territorio. Se questo criterio, che mi sembra ragionevole, vale per la distribuzione nelle regioni, perché non deve valere anche per la presenza dei migranti nelle diverse comunità cittadine?”.
“Quando il Commissario Valenti chiede un piano B – prosegue il consigliere di Opposizione – spero si riferisca alla possibilità di convincere Fedriga e la sua Giunta a superare l’ideologica posizione secondo cui l’accoglienza diffusa ha fallito. Ci sono molte contraddizioni nel centro destra e il presidente dovrà venire a Jalmicco a spiegarle nella sciagurata ipotesi che l’ex Caserma Vinicio Lago venga scelta. Ad ora, purtroppo, nomi di altre località non sono mai emersi. Mi chiedo su quali dati Fedriga reputa fallita l’accoglienza diffusa. Inoltre gli stessi politici che si oppongono nettamente ai migranti che arrivano dalla rotta balcanica, sono d’accordo e hanno condiviso questa opzione per gli abitanti dell’Ucraina che scappano dalla guerra. Dipende dal colore della pelle?”.

“Quando e se Fedriga verrà a Jalmicco – sottolinea il dem – gli chiederemo se, nella scelta del sito per un hotspot, vale solo il criterio di scegliere un comune governato da forze di centrosinistra. Il presidente afferma di non sapere quale sia il sito scelto, ma quando si tratta di parlare del modello di accoglienza diffusa in regione, pone il veto. A tutti noi non è chiaro se abbia o meno un ruolo e una responsabilità sull’argomento immigrazione sul territorio della regione che amministra”.
“È difficile, se non impossibile, trovare il consenso di un piccolo comune – conclude Martines – ad ospitare 500/700 migranti, come ritengo una cosa disumana rinchiudere queste persone in una caserma, come suggerisce qualcuno della maggioranza, isolata in montagna dove nessuno li veda. È più ragionevole e responsabile avviare un percorso condiviso con i comuni e con l’Anci regionale, coinvolgendo anche le diverse arcidiocesi della regione, che hanno strutture in alcuni casi inutilizzate, per calibrare una presenza diffusa sul territorio, creando così nel tempo una cultura dell’accoglienza”.

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