Economia & Lavoro
Economia Fvg, Pil allo 0,5% fino al 2027: crescita lenta ma niente recessione, lavoro stabile
Pil Fvg in crescita moderata fino al 2027: consumi in aumento e lavoro stabile, ma investimenti e costruzioni rallentano
Dopo la fase di recupero successiva alla pandemia, l’economia del Friuli-Venezia Giulia entra in una fase di crescita moderata e prolungata. Le stime aggiornate indicano un aumento del Pil regionale dello 0,5% nel 2026 e dello 0,5% nel 2027, dopo il +0,4% del 2025 e il +1,0% del 2024.
Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi di Confindustria Udine su stime Prometeia aggiornate a fine gennaio 2026, il risultato resta sotto i livelli pre-Covid e anche al di sotto delle medie del Nord Est e dell’Area Euro, ma allo stesso tempo evita scenari recessivi: si delinea piuttosto una fase di tenuta strutturale in un contesto complesso.
Consumi delle famiglie: più fiducia, ma resta prudenza
Sul fronte della domanda interna, il sostegno principale arriva dai consumi. Nel 2026 e nel 2027 ci si attende una crescita dei consumi delle famiglie pari a +0,8% annuo, quindi leggermente superiore al ritmo del Pil.
A frenare una ripresa più robusta resta però l’elevata propensione al risparmio, legata a motivazioni precauzionali. Nel report si evidenziano comunque segnali di graduale attenuazione di questa prudenza, collegati al fatto che migliora il reddito disponibile.
Investimenti: rallentano e nel 2027 scendono sotto zero
Dopo due anni di espansione, gli investimenti fissi lordi mostrano segnali di rallentamento: dal +2,0% del 2025 si passa al +1,0% nel 2026, fino a una contrazione dell’1,4% nel 2027.
Il motivo principale è il ridimensionamento del settore delle costruzioni e il progressivo esaurimento delle risorse legate al Pnrr. Nel breve periodo, però, il quadro risulta ancora sostenuto da “condizioni creditizie ancora favorevoli” e dagli incentivi fiscali, in particolare per i fabbricati non residenziali.
Export: 2026 fragile, 2027 in accelerazione
Il commercio estero resta un punto delicato nello scenario globale. Nel 2026 le esportazioni regionali dovrebbero crescere solo del +1,8%, frenate dall’apprezzamento dell’euro, dalle tensioni geopolitiche e dall’inasprimento delle politiche commerciali.
Per il 2027, invece, le previsioni indicano un’accelerazione al +3,5%, sostenuta dalla ripresa dell’economia tedesca e dal buon andamento del ciclo statunitense, indicati come principali mercati di sbocco per il sistema produttivo regionale. Le importazioni sono attese in calo nel 2026 (-0,8%) e in ripresa nel 2027 (+1,1%).
Industria e servizi reggono, costruzioni in forte difficoltà
Dal lato dell’offerta, l’industria mostra una dinamica moderatamente positiva: valore aggiunto +0,6% nel 2026 e +0,8% nel 2027, sostenuto dal contributo combinato di domanda interna ed estera. I servizi, dopo la stagnazione del 2025, tornano a crescere, seppur in modo contenuto.
Il quadro più critico resta quello delle costruzioni, che dopo due anni di forte espansione entrano in una fase recessiva: -0,1% nel 2026 e soprattutto -4,7% nel 2027, come conseguenza diretta della cessazione degli incentivi.
Lavoro: stabilità e occupazione sopra i livelli pre-pandemia
Il mercato del lavoro rimane un elemento di stabilità. Le unità di lavoro crescono del +0,5% nel 2026 e del +0,5% nel 2027. Il tasso di occupazione sale dal 69,6% del 2025 al 71,0% nel 2027, ben al di sopra dei livelli pre-pandemici.
Il tasso di disoccupazione resta stabile al 4,6% nel 2026 e scende al 4,3% nel 2027. Il report collega questo andamento a fattori strutturali: invecchiamento della forza lavoro, carenza di competenze e crescente stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
Scenario globale: incertezza diffusa, ma niente shock imminenti
A livello internazionale la crescita mondiale rallenta e restano rischi legati a tensioni commerciali, volatilità energetica e fragilità della finanza pubblica in alcune economie avanzate. Il rialzo del prezzo del gas e il cambio euro-dollaro penalizzano la competitività, mentre l’inflazione rimane contenuta e i tassi Bce restano stabili al 2%.
La conclusione degli esperti è netta: “Pur essendo un contesto che impone prudenza, non si prefigura, allo stato attuale, shock sistemici imminenti”.
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