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Smantellata rete di traffico migranti: arrestata la “boss invisibile” tra Fvg e Roma

Maxi operazione tra Friuli-Venezia Giulia e Roma: sgominata rete criminale dedita al traffico di migranti cinesi

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Carabinieri - Immigrazione clandestina
Carabinieri ( © Depositphotos)

Un’organizzazione criminale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stata smantellata grazie a un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trieste e condotta dai carabinieri di Monfalcone e Villesse. Il bilancio è pesante: sette arresti e una trentina di persone denunciate a piede libero, oltre alla scoperta di un giro d’affari significativo legato al trasferimento di migranti cinesi verso l’Italia e altri Paesi europei.

Secondo quanto emerso, si trattava di un sodalizio criminale strutturato, capace di garantire un flusso continuo di cittadini di nazionalità cinese lungo diverse rotte e con modalità sofisticate.

Una donna a capo dell’organizzazione

A guidare il gruppo era una donna, conosciuta con il nome di “Mela”, arrestata a Roma lo scorso febbraio. Considerata per lungo tempo “inafferrabile e invisibile”, la donna utilizzava numerose identità false e documenti contraffatti per eludere i controlli.

Al momento dell’arresto, i militari le hanno trovato addosso 20mila euro in contanti e diversi documenti appartenenti a connazionali, molti dei quali risultati falsi. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal sostituto procuratore Federico Frezza, già impegnato in indagini simili.

Le indagini partite da Villesse

L’inchiesta ha avuto origine nell’agosto 2025, quando a Villesse alcuni testimoni avevano segnalato la presenza di un gruppo di cittadini cinesi scaricati da un camion con targa montenegrina e poi trasferiti su auto italiane.

Da quell’episodio, gli investigatori hanno ricostruito un sistema ben organizzato, capace di muovere i migranti attraverso più regioni e con una logistica articolata.

Il sistema dei passeur tra Monfalcone e Trieste

Il modus operandi prevedeva che i passeur parcheggiassero le auto vicino alla stazione di Monfalcone, per poi raggiungere Trieste in treno. Qui incontravano i migranti arrivati clandestinamente e li accompagnavano nuovamente in stazione.

Successivamente, i migranti venivano riportati a Monfalcone e caricati su veicoli diretti verso basi logistiche in Veneto, punto di smistamento fondamentale per il traffico.

Dalle basi logistiche all’Europa

Dalle strutture venete, i migranti venivano trasferiti verso la città di Prato oppure verso altri Paesi dell’Unione Europea, utilizzando documenti di viaggio falsi.

Dopo i primi controlli delle forze dell’ordine, l’organizzazione ha modificato le proprie strategie, spostando i trasporti in zone rurali tra Udine e Gorizia e utilizzando furgoni con doppi fondi per nascondere le persone.

La rotta degli aeroporti e il trasferimento a Roma

Tra i metodi più sofisticati utilizzati c’era anche il passaggio dall’aeroporto di Venezia, dove i migranti venivano imbarcati su voli di linea diretti in Spagna grazie a passaporti falsi.

Con il proseguire delle indagini, gli organizzatori hanno spostato il centro operativo da Veneto a Roma, nel tentativo di sfuggire ai controlli. Un tentativo che però non è bastato a evitare la disarticolazione dell’intera rete criminale.

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