Economia & LavoroRegione FVG
Maternità e stipendio, in Fvg 200 richieste in un giorno per il nuovo contributo regionale
La Regione Fvg introduce il sostegno per compensare il taglio di stipendio durante la maternità obbligatoria
Il Friuli-Venezia Giulia rafforza le politiche a favore della parità di genere e del sostegno alla maternità. A confermarlo è l’assessore regionale al Lavoro, Formazione, Istruzione, Ricerca, Università e Famiglia Alessia Rosolen, intervenuta a Trieste durante la tavola rotonda “Eccellenze” organizzata dalla Fidapa. Tra le novità più rilevanti introdotte dalla Regione c’è il contributo destinato a coprire la parte di stipendio persa dalle lavoratrici durante la maternità obbligatoria: una misura che ha già registrato 200 domande in appena un giorno.
L’incontro si è svolto nella Sala Maggiore della Camera di commercio della Venezia Giulia ed è stato promosso dal Distretto Nord Est della Federazione italiana donne arti professioni affari, insieme alle sezioni Tergeste e Trieste storica e al Comitato per l’imprenditoria femminile.
“La maternità non può penalizzare le donne”
Nel suo intervento, Rosolen ha sottolineato come il problema del gender gap passi anche attraverso questioni economiche concrete. “Oggi una donna, quando va in maternità obbligatoria, perde circa il 20% dello stipendio. È una situazione che va radicalmente modificata”, ha spiegato l’assessore.
Proprio per questo motivo la Regione ha deciso di introdurre un intervento economico specifico per compensare il salario non riconosciuto durante il periodo di maternità obbligatoria. Una misura definita “fondamentale” dall’assessore e che, secondo i primi dati, ha incontrato immediatamente l’interesse delle lavoratrici del territorio.
Friuli-Venezia Giulia tra le regioni con meno divario di genere
Rosolen ha evidenziato come il Friuli-Venezia Giulia presenti oggi uno dei gender gap più bassi d’Italia, grazie alle politiche regionali sviluppate negli ultimi anni sul fronte dell’occupazione e del welfare.
L’obiettivo, ha spiegato, è quello di eliminare gli ostacoli che ancora limitano le opportunità professionali e sociali delle donne, costruendo un sistema capace di sostenere concretamente ogni scelta di vita, sia sul piano familiare sia su quello lavorativo.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo di Trieste, indicata come esempio virtuoso a livello nazionale. La città, infatti, registra uno dei livelli più bassi di divario di genere e vanta una forte presenza femminile ai vertici delle istituzioni e nelle principali articolazioni dello Stato.
Cresce il numero di donne nelle discipline scientifiche
Durante l’incontro, l’assessore ha ricordato anche la lunga tradizione di emancipazione femminile presente nel capoluogo giuliano. “Già un secolo fa le donne triestine sceglievano percorsi di studio innovativi, anche in discipline allora considerate precluse”, ha sottolineato Rosolen.
Un percorso che continua ancora oggi, con un aumento costante delle donne laureate in materie scientifiche e tecniche. Un segnale importante, secondo l’assessore, per consolidare una presenza femminile sempre più forte nei settori strategici dell’economia e dell’innovazione.
“Servono strumenti concreti, non solo quote”
Nel finale del suo intervento, Rosolen ha espresso una riflessione sulle politiche per la parità di genere, sostenendo che i risultati più importanti non si ottengono soltanto attraverso le quote.
“Più delle quote – ha dichiarato – sono efficaci gli strumenti capaci di rimuovere concretamente gli ostacoli che hanno penalizzato la componente femminile”. Un approccio che punta quindi su welfare, sostegno economico e politiche salariali per favorire una reale uguaglianza di opportunità.
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