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Il misticismo millenario di Rosazzo: tra geometrie di Bach, nuova ecologia e sentieri dell’anima

L’Abbazia si conferma epicentro culturale dei Colli Orientali con un mese di giugno sospeso tra musica celestiale, venti patagonici ed etica contemporanea

Massi Boscarol

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L'Abbazia di Rosazzo

MANZANO – Esiste una dimensione in cui il silenzio si fa preghiera e la pietra racconta storie di antichi monaci agostiniani e benedettini. Esiste un microcosmo in cui la vista spazia infinita sui Colli Orientali, perdersi tra i filari ordinati che danno vita ad alcuni dei vini più nobili del mondo. Esiste un rifugio dello spirito in cui il profumo delle rose, antiche e rampicanti, accoglie il visitatore come un abbraccio sensoriale che sa di eterno e di miracoloso.

Questo scenario incantato ha un nome secolare: Abbazia di Rosazzo, oasi di pace, preghiera e di misticismo fondata attorno all’anno mille, baluardo di cultura e spiritualità che si appresta a vivere un giugno straordinario, denso di appuntamenti capaci di far vibrare le corde più intime dell’intelletto.

Domenica 7 giugno, alle ore 11.00, le antiche mura risuoneranno di una bellezza ultraterrena. L’Abbazia ospiterà un’eccezionale matinée per EnoArmonie 2026, la celebre rassegna organizzata dall’Associazione musicale Sergio Gaggia che fonde l’eccellenza dei suoni a quella dei calici. Per l’occasione, si potrà ascoltare l’Offerta musicale (Das Musikalisches Opfer), uno dei picchi assoluti della produzione di Johann Sebastian Bach e dell’arte del contrappunto. A guidare questo viaggio nella geometria sacra della musica sarà un ensemble di assoluto prestigio: il noto flautista Massimo Mercelli alla concertazione, affiancato da Lucio Degani al violino, Gianantonio Viero al violoncello e Roberto Loreggian al clavicembalo. Un appuntamento imperdibile per gli amanti della grande musica, le cui prenotazioni sono gestite via email (silvia.assgaggia@gmail.com).

Ma questo tempio dello spirito è anche lo scrigno in cui la parola scritta si fa Mentore e Guida per esplorare la complessità del mondo. Venerdì 12 giugno, alle ore 18.00, prenderà il via il primo dei due appuntamenti del mese con la XI edizione de “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga“, la raffinata rassegna letteraria curata e condotta da Elda Felluga e Margherita Reguitti. Ospite per la prima volta in questo scenario incantato sarà lo scrittore italo-argentino Eduardo Fernando Varela, che presenterà il suo “Patagonia route 203. Il segno del vento” (Solferino). Un romanzo che è viaggio e allucinazione, ballata malinconica e avventura, capace di restituire la potenza e il mistero del Sud del mondo, dove nulla è come sembra e nessun cammino porta davvero a destinazione. Un’opera dal sapore quasi dandy per la sua epica solitudine, per la quale è consigliata la prenotazione (fondazione@abbaziadirosazzo.it).

Venerdì 19 giugno, sempre alle ore 18.00, la rassegna taglierà il traguardo della sua sessione primavera-estate con un focus di straordinaria attualità. Sul palcoscenico di Rosazzo salirà il docente universitario e scrittore Andrea Segrè, fondatore del Last Minute Market, per presentare il suo saggio “Contro lo spreco” (Treccani Libri). Non una semplice trattazione sullo spreco alimentare, ma una lucida, quasi cinica riflessione sui sintomi di un modello economico e culturale malato, volta a tracciare le coordinate di una possibile sostenibilità ecologica. A rendere la serata ancora più prestigiosa, ci sarà la partecipazione straordinaria del condirettore de Il Piccolo, Alberto Bollis, pronto a stimolare il dibattito in un perfetto connubio tra giornalismo e saggistica etica.

Che ci si lasci ammaliare dalle geometrie matematiche di Bach, ci si appassioni alla nuova ecologia o che ci si perda nei racconti mossi dal vento della Patagonia, l’Abbazia di Rosazzo si conferma un crocevia indimenticabile. Un microcosmo dove la grandezza della storia incontra le emozioni del presente, invitando chiunque a portare a casa con sé, oltre al ricordo di un panorama clamoroso, quel senso di assoluto che solo i luoghi sacri all’arte e alla terra sanno regalare.

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