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Controlli al confine con la Slovenia, Roberti difende la sospensione di Schengen

Quasi 1,5 milioni di persone controllate dal 2023. Arrestati 659 soggetti e rintracciati oltre 20mila immigrati irregolari

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L'assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti
L'assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti

La sospensione del trattato di Schengen alla frontiera tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia non sarebbe un costo insostenibile per la Regione, ma un investimento strategico per la sicurezza del territorio. È questa la posizione espressa dall’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti, intervenuto oggi a Trieste in Consiglio regionale rispondendo a un’interrogazione sul tema dei controlli ai confini.

La misura, introdotta nell’ottobre 2023 e motivata dal rischio di possibili infiltrazioni terroristiche lungo la rotta balcanica, continua a rappresentare uno dei punti centrali del dibattito politico e istituzionale in Friuli-Venezia Giulia. Roberti ha rivendicato i risultati ottenuti, sottolineando come i numeri registrati dalle forze impegnate nei controlli confermino, secondo la Giunta Fedriga, l’utilità del provvedimento.

I numeri dei controlli: 1.485.565 persone identificate

Il dato più rilevante riguarda il volume dei controlli effettuati. Dal 21 ottobre 2023 al 2 giugno 2026, secondo quanto riferito dall’assessore, sono state controllate 1.485.565 persone lungo la frontiera con la Slovenia. Un numero che fotografa l’intensità dell’attività svolta in poco più di due anni e mezzo.

Accanto alle persone identificate, risultano controllati anche quasi 800mila veicoli, a conferma di un presidio costante sui principali punti di passaggio tra i due Paesi. L’obiettivo dichiarato è quello di monitorare i flussi in entrata, contrastare l’immigrazione irregolare e intercettare eventuali situazioni di rischio legate alla sicurezza nazionale e regionale.

659 arresti, 280 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Nel bilancio presentato in Aula emergono anche i dati relativi agli arresti. Dal ripristino dei controlli sono stati arrestati 659 soggetti. Di questi, 280 sono stati fermati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un dato che Roberti ha indicato come particolarmente significativo per valutare l’efficacia della misura.

Il contrasto ai trafficanti di esseri umani e alle reti che operano lungo la rotta balcanica resta infatti una delle principali motivazioni alla base della sospensione di Schengen. Per l’Amministrazione regionale, i risultati ottenuti dimostrano che i controlli non si sono limitati a una funzione di presidio simbolico, ma hanno prodotto effetti concreti sul piano operativo.

Oltre 20mila immigrati irregolari rintracciati o presentatisi spontaneamente

Un altro elemento centrale riguarda gli ingressi irregolari. Dal 21 ottobre 2023 al 2 giugno 2026, sono stati rintracciati o si sono presentati spontaneamente 20.208 immigrati irregolari. Tra questi figurano 1.813 minori stranieri non accompagnati, una categoria particolarmente delicata sia dal punto di vista umanitario sia per la gestione dell’accoglienza.

Il fenomeno dei minori non accompagnati continua a rappresentare una delle principali criticità per il territorio regionale, chiamato a gestire procedure di identificazione, tutela e presa in carico. I dati forniti dall’assessore indicano tuttavia una diminuzione significativa rispetto al periodo precedente alla sospensione dei controlli.

Nel 2024 arrivi dimezzati

Il 2024, primo anno completo di sospensione di Schengen alla frontiera con la Slovenia, ha segnato una riduzione consistente degli arrivi in Friuli-Venezia Giulia. Secondo i dati illustrati da Roberti, gli ingressi sono stati 10.045, con un calo superiore al 50% rispetto all’anno precedente.

In diminuzione anche i minori stranieri non accompagnati: nel 2024 sono stati 887, pari a una flessione del 51,1%. Numeri che, secondo la Regione, confermano l’impatto dei controlli nel contenimento dei flussi irregolari lungo la direttrice balcanica.

Nel 2025 ulteriore calo

La tendenza al ribasso è proseguita anche nel 2025. Lo scorso anno gli ingressi registrati sono stati 8.002, con una riduzione del 60,04% rispetto al 2023. Il dato rafforza la lettura proposta dall’Amministrazione regionale, secondo cui il ripristino dei controlli avrebbe contribuito a ridimensionare in modo significativo la pressione migratoria sul Friuli-Venezia Giulia.

In calo anche i minori stranieri non accompagnati, scesi a 792, pari a una diminuzione del 56,3% rispetto al 2023. Si tratta di un indicatore particolarmente rilevante, perché riguarda una componente dei flussi migratori che richiede interventi complessi e risorse dedicate da parte delle istituzioni locali.

Il nodo dei costi

Roberti ha affrontato anche il tema economico, rispondendo alle stime circolate sugli organi di stampa che avrebbero quantificato in circa 20 milioni di euro i costi legati alla sospensione di Schengen. L’assessore ha respinto la lettura del provvedimento come peso eccessivo per il territorio, sostenendo che i risultati raggiunti vadano considerati nel quadro più ampio della tutela della sicurezza.

Per la Giunta Fedriga, dunque, il punto non sarebbe solo il costo dei controlli, ma il rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti. In questa prospettiva, il bilancio illustrato in Consiglio regionale punta a evidenziare l’efficacia dell’azione di presidio del confine orientale.

Transfrontalieri ed economia

Un altro passaggio rilevante dell’intervento ha riguardato le conseguenze della sospensione di Schengen sulla vita dei cittadini e sulle relazioni economiche tra Italia e Slovenia. Roberti ha sostenuto che i controlli non avrebbero condizionato la quotidianità dei transfrontalieri, né le attività economiche tra i due Paesi.

Secondo l’assessore, la misura non avrebbe inciso nemmeno sulla riuscita di grandi eventi internazionali, a partire da Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della Cultura 2025, appuntamento simbolico per un territorio storicamente attraversato da relazioni transfrontaliere intense e consolidate.

Sicurezza e confine orientale al centro del dibattito regionale

La sospensione di Schengen resta quindi un tema destinato a rimanere al centro del confronto politico in Friuli-Venezia Giulia. Da un lato, la Regione rivendica i risultati ottenuti in termini di controlli, arresti e riduzione degli ingressi irregolari; dall’altro, il dibattito continua a interrogarsi sul bilanciamento tra sicurezza, costi, libertà di movimento e rapporti transfrontalieri.

I numeri presentati da Roberti delineano una posizione chiara dell’Amministrazione regionale: la scelta di mantenere i controlli al confine con la Slovenia viene considerata non solo legittima, ma efficace. Una misura che, nelle parole dell’assessore, rappresenta un “investimento importante a favore della sicurezza del nostro territorio”.

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