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Dalla Serbia al Friuli: così la rete criminale faceva entrare migranti cinesi in Italia

Come funzionava la rete che portava migranti cinesi in Italia passando per il Friuli-Venezia Giulia?

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Polizia -Migranti cinesi
Polizia ( © Depositphotos)

Una vasta organizzazione criminale internazionale, capace di gestire contemporaneamente traffico di migranti, riciclaggio di denaro, trasferimenti finanziari clandestini e pagamenti per il narcotraffico, è stata colpita da una maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. L’inchiesta ha portato all’emissione di 41 misure cautelari nei confronti di cittadini italiani, cinesi e albanesi distribuiti in diverse regioni italiane. Sullo sfondo emergono collegamenti significativi anche con il Friuli-Venezia Giulia, già interessato negli ultimi anni da indagini sul traffico di cittadini cinesi verso l’Italia.

Le misure cautelari e il sequestro milionario

L’operazione ipotizza diversi reati di estrema gravità: associazione mafiosa finalizzata al riciclaggio dei proventi del traffico di droga, attività bancaria abusiva, traffico internazionale di stupefacenti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nel dettaglio sono state eseguite 17 custodie cautelari in carcere, 16 arresti domiciliari e 8 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Contestualmente è stato disposto un sequestro patrimoniale superiore ai 60 milioni di euro, che coinvolge 27 persone indagate.

Al centro dell’organizzazione vi sarebbe un cittadino cinese residente a Prato, considerato dagli investigatori il vertice di una struttura che per almeno cinque anni avrebbe garantito servizi finanziari occulti a importanti organizzazioni criminali, tra cui mafia albanese, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita.

Il sistema Hawala e la banca clandestina

Secondo gli inquirenti, la rete utilizzava il sistema finanziario informale denominato “Hawala”, un meccanismo di origine islamica che consente trasferimenti di denaro senza movimentazioni fisiche e senza passare attraverso i circuiti bancari tradizionali.

Grazie a questo metodo, le organizzazioni criminali avrebbero potuto regolare i pagamenti legati ai carichi di droga in maniera estremamente discreta. Gli investigatori ritengono che la banca clandestina fosse in grado di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno, per almeno tre anni consecutivi.

La rotta dei migranti: Serbia, Ungheria, Slovenia e Friuli-Venezia Giulia

Accanto alle attività finanziarie illegali, il gruppo gestiva anche un consolidato sistema per favorire l’ingresso clandestino di cittadini cinesi in Italia.

Il percorso iniziava in Serbia, dove i migranti venivano fatti arrivare a Belgrado e ospitati in strutture gestite da connazionali. Successivamente venivano trasferiti verso l’Ungheria, affrontando in alcuni casi anche tratti montani da percorrere a piedi.

Da lì entravano nella fase finale del viaggio, affidati a trafficanti e collaboratori dell’organizzazione che li accompagnavano verso l’Italia passando attraverso la Slovenia.

Proprio in questa fase emerge il ruolo del Friuli-Venezia Giulia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i punti di ingresso più utilizzati sarebbero stati i valichi di Tarvisio e Sant’Andrea, in provincia di Gorizia, già al centro di precedenti indagini sul traffico di migranti.

I collegamenti con l’inchiesta triestina su “Mela”

Gli sviluppi dell’inchiesta fiorentina richiamano da vicino una recente operazione della Procura di Trieste, che aveva portato alla luce una rete criminale guidata da una donna conosciuta con il soprannome di “Mela”.

Anche in quel caso il traffico di cittadini cinesi seguiva rotte balcaniche e utilizzava strumenti digitali per la gestione dei pagamenti. Tra le analogie più significative figurano infatti l’utilizzo delle piattaforme WeChat e Alipay, già emerse in precedenti indagini della Guardia di Finanza di Prato nel 2023.

Le destinazioni finali dei migranti erano principalmente Prato, Torino e Sommacampagna, nel Veronese. Per ogni persona trasportata, l’organizzazione avrebbe incassato almeno 9.500 euro, trasformando il traffico di esseri umani in un business estremamente redditizio.

Un sistema criminale transnazionale

L’indagine della Dda di Firenze delinea un quadro particolarmente complesso, nel quale immigrazione clandestina, riciclaggio internazionale e traffico di droga risultano strettamente collegati. Un sistema capace di operare lungo più Paesi europei e di sfruttare canali finanziari paralleli per alimentare attività criminali su larga scala.

Per il Friuli-Venezia Giulia, e in particolare per i confini orientali della regione, l’inchiesta conferma ancora una volta il ruolo strategico assunto dalle rotte balcaniche nei flussi illegali diretti verso il territorio italiano.

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