Eventi & CulturaGradoTeatro
Custode del tempo. Tullio Svettini, la sua Grado, d’Annunzio e quel sogno chiamato Fiume
Il senatore della cultura gradese si racconta tra nostalgia istriana, il Vate, il divorzio della Carta del Carnaro e il teatro, perno imprescindibile della sua vita. Dal Vivaldi di Monfalcone ai palcoscenici estivi con “Le Bagnine”
GRADO – Ci sono uomini che camminano nel presente ma respirano la polvere dorata di un tempo che non c’è più, un’epoca in cui i confini erano ferite aperte e le parole avevano il peso del marmo. Tullio Svettini è uno di questi. Senatore – ci piace definirlo così! – e custode della cultura gradese, direttore artistico di Grado Teatro, Svettini porta addosso i tratti nobili, nostalgici ed eleganti dell’esule istriano e una cultura straordinaria che mette i brividi. Lo ha dimostrato anche recentemente, prestando la sua voce profonda a Biagio Marin, in un piccolo capolavoro multidisciplinare e multimediale sul rapporto tra il poeta gradese e Pasolini per la regia di Carlotta Del Bianco con Cinzia Borsatti, regalando una lettura da pelle d’oca de “El critoleo del corpo fracassao”. E lo ha confermato al Vivaldi di Monfalcone, ospite della Seconda Giornata Dannunziana, dove ha riavvolto il nastro dei ricordi, della storia e della grande letteratura.
Il legame tra il Vate e la laguna è un film in bianco e nero ricco di aneddoti e suggestioni. D’Annunzio parlò dal Castelletto, quel celebre e oggi dimenticato edificio che salta all’occhio durante la passeggiata sul lungomare di Grado, lo stesso che ospitò Luigi Pirandello prima di un pranzo a Villa Erica, quando l’isola era la meta ambita dell’intellighenzia europea. E fu proprio da queste parti che il d’Annunzio perse l’occhio durante un ammaraggio nei pressi dell’isola di Gorgo, nonostante il monito intriso di saggezza popolare di un pescatore locale: “sig. d’Annunzio non parta! C’è Scirocco!” Storia e destino che si incrociano vicino alla lapide del “Barbaro” (il nemico austriaco della Prima Guerra Mondiale), in uno dei tanti scorci suggestivi in una passeggiata a Grado Vecia, capace di far riflettere l’invasore su l’atroce dubbio: “vuoi vedere che il barbaro sono io?!”
Alla Seconda Giornata Dannunziana, Svettini ha acceso i riflettori sul d’Annunzio politico e rivoluzionario, partendo dalla celebre commedia di Ariella Reggio “Andiamo a Fiume a divorziare!” Sì, perché la visionaria Carta del Carnaro introdusse il divorzio mezzo secolo prima che in Italia, dove fu necessario anche un referendum. Fiume divenne così una sorta di antesignana Las Vegas dove tutto era possibile, e il primo a usufruirne fu proprio un gradese, il professor Rumici. “Perchè per noi istriani Fiume ha sempre rappresentato un sogno!”, ci confida Tullio, ricordando quando alla fine degli anni Cinquanta il padre lo portò in gita al Vittoriale, intimandogli: “ora facciamo una preghiera per questo grande uomo!” Una passione, quella per il Vate, tradotta in teatro con la messa in scena de “La nave” nel suggestivo Campiello della Scala e tra le pietre millenarie di Aquileia, o con l’opera ispirata alla Motonave Puglia, arricchita dai testi di Guido Rumici, nipote di quel professore che andò a Fiume a cercare la libertà.
Ma la nostalgia di Svettini è un sentimento cinematografico che profuma di celluloide e grandi interpreti. Se oggi Pordenone è famosa nel mondo per le Giornate del Cinema Muto, Grado le imbastiva già negli anni Settanta sotto la guida nientemeno di Pier Paolo Pasolini. Tullio ricorda ancora la prima proiezione insonorizzata al Cinema Cristallo: “Cabiria, film per il quale il Vate scrisse sceneggiatura e didascalie, interpretata al pianoforte dal Maestro Dovier. Che anni straordinari per la nostra Grado!”
Un’isola che richiamava giganti come Giulio Brogi e Alida Valli, quest’ultima anch’essa orgogliosamente istriana, da Pola per la precisione, città nella quale non volle mai più far ritorno. Perchè il nostro dietro alle quinte c’era… sempre: “per il film con Brogi protagonista, diretto da Nocita, una pellicola ispirata ad un opera di Čechov, mandai io stesso alcune comparse per le riprese dietro la basilica”.
E oggi? Oggi la missione culturale di Grado Teatro continua ancora e sempre a battere il ritmo della tradizione. Svettini sta portando in tournée Le Bagnine, commedia in dialetto gradese che, dopo aver toccato Udine e Pordenone, approderà il 27 giugno a San Canzian d’Isonzo, per poi chiudere nel cuore della sua isola l’8 luglio al Campiello della Scala e il 4 agosto alla GIT. Siete tutti invitati.
Resta solo un paradosso, un’ingiustizia storica che grida vendetta tra la sabbia, le onde e la nebbia della laguna: a Grado, a quel Gabriele d’Annunzio che ne segnò un’epopea vergando indelebilmente questo territorio, non è stata mai intitolata una via. Poco male. Finché ci saranno la voce e il cuore di Tullio Svettini a difenderne la memoria, d’Annunzio a Grado avrà sempre la sua strada più bella: quella che attraversa l’anima di chi sa ancora ascoltare la voce del passato per trarne ispirazione per i giorni venturi.
Le bagnine: lo spettacolo di Svettini di scena il 27 giugno, l’8 luglio e il 4 agosto
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login