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Ematologia a Pordenone, Riccardi rassicura Ail: «Nessun trasferimento ad Aviano»
L’Ematologia di Pordenone non è mai stata messa in discussione e non sarà trasferita al Cro di Aviano. La Regione conferma la continuità del servizio per pazienti e famiglie
L’Ematologia di Pordenone non è mai stata messa in discussione e non esiste, per l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, alcuna ipotesi praticabile di trasferimento del reparto al Cro di Aviano. È questo il punto centrale del chiarimento arrivato dopo l’incontro tra l’esponente della Giunta regionale e i vertici della sezione pordenonese dell’Ail – Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mielomi.
Un confronto atteso, soprattutto dopo le preoccupazioni emerse sul futuro del servizio, che rappresenta un riferimento importante per pazienti e famiglie del territorio. Riccardi ha voluto rassicurare l’associazione sul fatto che le attività di Ematologia continueranno a essere garantite all’interno del presidio ospedaliero di Pordenone, senza interruzioni né prospettive di spostamento verso Aviano.
L’incontro con Ail Pordenone
All’incontro hanno partecipato il presidente della sezione Ail di Pordenone, Aristide Colombera, la consigliera Anna Fedora Nascimben e l’assessore comunale alla Salute Guglielmina Cucci. La sezione pordenonese dell’associazione conta 400 associati e oltre mille volontari, numeri che testimoniano il radicamento di una realtà impegnata da anni accanto alle persone colpite da patologie ematologiche e oncologiche.
Il confronto è servito a fare chiarezza su un tema delicato, che riguarda non solo l’organizzazione sanitaria, ma anche la fiducia dei cittadini nei servizi pubblici. Riccardi ha spiegato che l’attività svolta a Pordenone non è mai stata oggetto di messa in discussione e che la priorità della Regione resta quella di assicurare risposte adeguate ai bisogni di salute.
«Il trasferimento al Cro non è un’ipotesi praticabile»
La posizione dell’assessore è stata netta. Per Riccardi, il trasferimento dell’Ematologia pordenonese al Cro di Aviano non rappresenta una soluzione praticabile. Una precisazione che mira a chiudere il campo alle interpretazioni circolate nelle ultime settimane e a riportare il dibattito su un piano di programmazione sanitaria.
L’assessore ha assicurato che continuerà a incontrare i professionisti coinvolti e ad approfondire, insieme al direttore generale di Asfo, tutte le soluzioni utili a garantire ai pazienti e alle loro famiglie sicurezza, qualità delle cure e continuità assistenziale. Dopo le verifiche, Riccardi si è impegnato a rivedere l’associazione per illustrare gli esiti del percorso.
Pazienti al centro, oltre le tensioni organizzative
Secondo Riccardi, il caso sarebbe stato alimentato da ragioni diverse rispetto alla tutela dei bisogni di salute dei cittadini e potrebbe riguardare anche dinamiche interne al sistema organizzativo. L’assessore ha però indicato una linea chiara: il malato deve venire prima di ogni aspettativa professionale o questione gerarchica.
È un passaggio politicamente e amministrativamente rilevante, perché sposta l’attenzione dal confronto interno alle strutture sanitarie alla missione principale del servizio pubblico: garantire cure efficaci, accessibili e sicure. In questo quadro, la Regione intende valutare le soluzioni organizzative più appropriate senza mettere in discussione il ruolo del presidio pordenonese.
Il rapporto tra Pordenone e Cro di Aviano
Riccardi ha poi affrontato il tema del rapporto tra l’ospedale di Pordenone e il Centro di riferimento oncologico di Aviano, chiarendo che il Sistema sanitario regionale deve funzionare come una rete unica. La prospettiva, secondo l’assessore, non può essere quella di una sanità divisa per territori, ma di un sistema capace di lavorare in modo complementare e integrato.
Il riferimento è anche alla rete oncologica regionale, pensata per rafforzare la collaborazione tra strutture e mettere al centro i percorsi di cura. In questa visione, Pordenone e Aviano non devono essere letti come poli contrapposti, ma come componenti di un servizio sanitario che deve coordinarsi per offrire le migliori risposte possibili.
La sanità regionale e il nodo della sostenibilità
L’assessore ha inserito il caso dell’Ematologia in un ragionamento più ampio sulla sostenibilità del Sistema sanitario regionale. Secondo Riccardi, immaginare ancora una sanità frammentata per singoli territori significa non cogliere la complessità attuale del servizio pubblico. Le operazioni di razionalizzazione, ha spiegato, puntano a rafforzare il sistema a beneficio delle persone, recuperando ritardi accumulati nel corso degli anni.
In questo contesto, l’esponente della Giunta ha richiamato anche le performance dell’azienda sanitaria pordenonese, citando i dati della Scuola Sant’Anna di Pisa, che confermerebbero il valore del percorso intrapreso da Asfo. Un elemento usato per sostenere la necessità di proseguire su una linea di integrazione e miglioramento dell’organizzazione sanitaria.
Continuità del servizio e nuove verifiche
La rassicurazione più importante per i pazienti resta comunque la continuità del servizio. L’Ematologia continuerà a operare a Pordenone, mentre la Regione e l’azienda sanitaria valuteranno eventuali soluzioni organizzative per rafforzare qualità e sicurezza delle cure.
Per Ail, il confronto con Riccardi rappresenta un passaggio importante in una vicenda che ha generato preoccupazione tra malati, familiari e volontari. La promessa di un nuovo incontro, una volta concluse le verifiche, lascia aperto un percorso di confronto istituzionale che dovrà tradursi in risposte concrete.
Una rassicurazione per pazienti e famiglie
La vicenda dell’Ematologia di Pordenone tocca un tema sensibile: la capacità del sistema sanitario di garantire prossimità, competenza e continuità nei percorsi di cura. La posizione espressa da Riccardi punta a rassicurare il territorio: il reparto non chiude, non viene trasferito e continuerà a essere un punto di riferimento per i pazienti pordenonesi.
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