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Economia & Lavoro

Imprese Fvg tra le più affidabili d’Italia, rischio insolvenza sotto il 9%

In Friuli-Venezia Giulia le imprese a rischio insolvenza sono l’8,7%, sotto la media italiana del 12,1%. Il dato cresce leggermente, ma la regione resta tra le più solide del Paese

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Solidità delle imprese in FVG
Solidità delle imprese in FVG (© Redazione / AI)

Il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle regioni italiane con il tessuto produttivo più solido. Secondo i dati dell’Osservatorio Business Scan 2026 di Sevendata, le imprese regionali a rischio insolvenza entro i prossimi 12 mesi sono 8.138, pari all’8,7% del totale delle aziende attive.

Un dato in crescita rispetto al 2025, quando l’incidenza era più bassa di 0,6 punti percentuali, ma comunque nettamente inferiore alla media italiana, che si attesta al 12,1%. In Italia, infatti, le imprese a rischio sono circa 674mila su oltre 5,5 milioni di aziende attive.

Il quadro che emerge è quindi quello di una regione capace di mantenere una buona tenuta economica e finanziaria, pur dentro uno scenario nazionale segnato da incertezza, aumento dei costi e maggiore attenzione alla sostenibilità dei bilanci aziendali.

Friuli-Venezia Giulia tra le aree meno esposte al rischio

Nel confronto nazionale, il Friuli-Venezia Giulia si colloca nella fascia delle regioni più solide, insieme a territori come Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte e Veneto. Si tratta di un risultato significativo, soprattutto se confrontato con le aree in cui il rischio d’insolvenza risulta più elevato, come Lazio, Calabria, Campania, Sicilia e Abruzzo.

La regione registra inoltre una dinamica più contenuta rispetto al resto del Paese: mentre la quota di imprese a rischio in Friuli-Venezia Giulia cresce di 0,6 punti percentuali, la media nazionale aumenta di 1 punto percentuale. Un segnale che conferma una capacità di resistenza superiore alla media, anche se il trend invita a non sottovalutare i primi segnali di tensione.

Gorizia e Trieste le province più esposte

L’analisi territoriale mostra differenze contenute ma interessanti tra le quattro province. La quota più alta di imprese a rischio si registra a Gorizia, dove l’incidenza raggiunge il 10,3%, pari a 933 aziende. Segue Trieste, con il 9,9% e 1.559 imprese a rischio.

Più contenuti i livelli registrati a Udine e Pordenone. Nel territorio udinese le aziende a rischio sono 3.710, pari all’8,3% del totale provinciale. A Pordenone, invece, si rileva il dato più basso della regione: 8,1%, con 1.947 imprese esposte a un rischio più elevato.

Il quadro provinciale conferma quindi una regione complessivamente stabile, ma con alcune aree in cui la pressione finanziaria appare leggermente più marcata.

Un tessuto produttivo stabile con 93.535 imprese attive

In Friuli-Venezia Giulia le imprese attive sono complessivamente 93.535. La distribuzione territoriale vede al primo posto Udine, che concentra il 47,8% del totale regionale, pari a 44.699 aziende. Seguono Pordenone con 24.031 imprese, Trieste con 15.750 e Gorizia con 9.055.

Un altro elemento positivo riguarda la stabilità del numero di imprese attive: la regione non registra variazioni annuali significative, mentre a livello nazionale si osserva un saldo negativo dello 0,8%. È un dato che rafforza l’immagine di un sistema economico capace di preservare la propria base imprenditoriale.

Meno positivo, anche se ancora contenuto, il saldo tra nuove imprese e cessazioni. Il tasso di natalità aziendale è pari al 5,2%, mentre quello di mortalità arriva al 5,4%, con un saldo negativo di 0,2 punti percentuali.

Survival rate al 93,1%, la resilienza resta alta

Tra gli indicatori più interessanti c’è il cosiddetto survival rate, cioè il tasso di sopravvivenza delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026. In Friuli-Venezia Giulia il valore si attesta al 93,1%, in lieve calo rispetto al 93,7% del biennio precedente.

Il dato resta comunque elevato e conferma una buona capacità delle nuove imprese di rimanere sul mercato nei primi anni di attività, spesso i più delicati. La lieve flessione, tuttavia, segnala che la tenuta del sistema non può essere considerata automatica: pesano la disponibilità di credito, la solidità patrimoniale, la continuità operativa e la capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

I settori più solidi e quelli più esposti

Dal punto di vista settoriale, il maggior numero di imprese attive si concentra nel commercio, che rappresenta il 20,1% del totale regionale. Seguono le costruzioni con il 16,3% e agricoltura e pesca con il 12,7%.

Le incidenze più elevate di rischio insolvenza si registrano invece nei settori più esposti a volatilità, investimenti elevati e pressione sui margini. In particolare, il rischio è più alto tra i fornitori di energia, con un’incidenza del 27,3%, nelle attività estrattive in cava con il 20,7%, nella gestione di acqua e rifiuti con il 16% e nelle attività immobiliari con il 13,9%.

Al contrario, i comparti meno esposti risultano quelli dei servizi, con un’incidenza del 2,6%, dell’agricoltura e pesca con il 3,2%, e delle attività finanziarie e assicurative con il 3,8%.

Vigo: “Regione solida, ma la resilienza non va data per scontata”

Secondo Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata, il Friuli-Venezia Giulia si colloca “tra le realtà più solide a livello nazionale”, con un’incidenza del rischio insolvenza significativamente inferiore alla media italiana.

La solidità regionale, spiega Vigo, è legata alla qualità e alla composizione della base produttiva, caratterizzata da una struttura equilibrata e diversificata. Accanto al commercio, infatti, pesano comparti rilevanti come costruzioni, agricoltura e logistica.

Allo stesso tempo, il lieve aumento della quota di imprese a rischio e il calo contenuto del tasso di sopravvivenza indicano che la resilienza del sistema produttivo dovrà essere preservata con attenzione. In uno scenario macroeconomico ancora dinamico, la capacità delle imprese di mantenere equilibrio finanziario, continuità operativa e posizionamento sul mercato sarà decisiva.

Fabrizio Vigo, CEO e Co-Founder Sevendata

Fabrizio Vigo, CEO e Co-Founder Sevendata

Un segnale positivo, ma da monitorare

Il dato complessivo resta favorevole: il Friuli-Venezia Giulia è sotto la media nazionale per rischio insolvenza e continua a mostrare una struttura imprenditoriale stabile. Tuttavia, il leggero aumento registrato nel 2026 conferma che anche un territorio solido deve fare i conti con un contesto economico complesso.

La fotografia di Sevendata restituisce quindi un messaggio doppio: da un lato una regione tra le più affidabili del Paese sotto il profilo della salute delle imprese, dall’altro la necessità di continuare a monitorare i segnali di fragilità, soprattutto nei settori più esposti e nelle province dove l’incidenza del rischio supera la media regionale.

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