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Formazione professionale, contributi fino a 10mila euro per i giovani professionisti del FVG

Dal 16 luglio sono aperte le domande per i nuovi contributi regionali destinati alla formazione dei giovani professionisti. Previsti aiuti fino a 10mila euro e coperture delle spese fino all’80%

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Corsi di formazione
Corsi di formazione (© Redazione / AI)

Sono aperte da giovedì 16 luglio le domande per ottenere i contributi regionali destinati alla formazione e all’aggiornamento dei giovani professionisti del Friuli-Venezia Giulia. La misura, profondamente rinnovata rispetto al passato, prevede finanziamenti per la partecipazione a corsi organizzati sia in Italia sia all’estero, con un sostegno massimo di 10mila euro per ciascun beneficiario.

L’intervento è rivolto ai professionisti ordinistici e non ordinistici che intendono rafforzare le proprie competenze, acquisire nuove certificazioni o aggiornarsi rispetto ai cambiamenti tecnologici e organizzativi che stanno interessando il mercato del lavoro.

«La formazione rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare le competenze dei professionisti e accompagnare la crescita del sistema produttivo regionale», ha spiegato l’assessore regionale al Lavoro e Formazione Alessia Rosolen, sottolineando come il nuovo regolamento renda la misura «più semplice e più vicina alle esigenze delle professioni».

Chi può richiedere il contributo

Possono accedere agli incentivi i professionisti residenti in Friuli-Venezia Giulia che esercitano la propria attività in forma individuale, associata o societaria e che, al momento della presentazione della domanda, non abbiano ancora compiuto 36 anni.

Una delle principali novità riguarda però i professionisti con figli minori. Per questa categoria, infatti, il limite anagrafico è stato innalzato da 36 a 46 anni non compiuti. L’obiettivo è rendere più inclusivo l’accesso alla formazione, tenendo conto delle esigenze familiari e delle difficoltà che spesso accompagnano la conciliazione tra attività professionale, aggiornamento e cura dei figli.

Il nuovo regolamento recepisce le modifiche introdotte dalla legge regionale sull’innovazione sociale e sull’attrattività del territorio, ampliando la platea dei potenziali beneficiari e semplificando l’iter amministrativo.

Finanziati anche i corsi svolti in Italia

Rispetto alla precedente disciplina, la misura non riguarda più soltanto i percorsi organizzati all’estero. Saranno infatti finanziabili anche i corsi di formazione svolti in Italia, purché direttamente collegati all’attività professionale esercitata dal richiedente.

I percorsi dovranno essere finalizzati al consolidamento o all’ampliamento delle competenze e consentire il conseguimento di un titolo, di una certificazione, di crediti formativi o di una qualificazione professionale riconosciuta.

Potranno essere organizzati da università, scuole, accademie, ordini professionali, enti pubblici o privati e singoli professionisti. È inoltre necessario che la frequenza si concluda con profitto e che il corso presenti una relazione concreta con l’attività lavorativa svolta.

Spazio alla formazione digitale, ma con alcuni limiti

Il regolamento tiene conto anche dell’evoluzione delle modalità di apprendimento avvenuta durante e dopo la pandemia. Per questo motivo saranno ammessi al contributo anche i percorsi formativi erogati attraverso piattaforme digitali.

La formazione a distanza dovrà tuttavia rispettare alcuni vincoli. In particolare, la parte svolta in modalità telematica asincrona, cioè attraverso lezioni registrate e fruibili liberamente, non potrà superare il 25% del monte ore complessivo.

Restano quindi esclusi i corsi erogati prevalentemente in modalità asincrona. La scelta punta a garantire un’effettiva qualità dell’apprendimento e una presenza significativa di lezioni dal vivo, attività interattive, esercitazioni o momenti di confronto con i docenti.

Quali spese possono essere rimborsate

Tra le spese ammesse al finanziamento rientrano innanzitutto le quote di iscrizione e partecipazione ai corsi, ma anche l’acquisto di libri, testi specialistici e materiale didattico necessario per seguire il percorso.

Sono inoltre finanziabili le spese relative a eventuali fideiussioni. Quando il corso si svolge in una località distante almeno 100 chilometri dalla residenza del richiedente, possono essere riconosciute anche le spese di viaggio e soggiorno.

La possibilità di includere i costi per gli spostamenti rappresenta un elemento particolarmente importante per chi sceglie di frequentare percorsi altamente specializzati lontano dal proprio territorio o all’estero.

Contributi dal 30 all’80%

L’intensità dell’aiuto varia dal 30 all’80% delle spese ammissibili. La percentuale viene determinata in base al reddito professionale del beneficiario, utilizzato come unico parametro di riferimento, indipendentemente dal regime fiscale adottato.

La copertura massima dell’80% potrà essere riconosciuta anche per i corsi organizzati da enti che hanno sede legale in Friuli-Venezia Giulia. In precedenza, alcune differenze nel calcolo dei contributi potevano penalizzare i percorsi realizzati sul territorio regionale.

«Abbiamo ridefinito le percentuali contributive assumendo il reddito professionale quale parametro unico di riferimento per determinare l’intensità dell’aiuto», ha evidenziato Rosolen.

Il contributo massimo concedibile resta fissato a 10mila euro per ciascun professionista.

Come presentare la domanda

Le richieste devono essere inoltrate esclusivamente online attraverso il sistema regionale IOL, raggiungibile dal sito istituzionale della Regione Friuli-Venezia Giulia, nella sezione dedicata alla linea contributiva.

Prima della presentazione è necessario verificare il possesso dei requisiti, la coerenza del corso con l’attività professionale svolta e l’ammissibilità delle singole spese. La semplificazione delle procedure dovrebbe comunque rendere più rapido e accessibile l’intero percorso amministrativo.

Un investimento sulle competenze e sulla competitività

La misura punta a sostenere una categoria che riveste un ruolo rilevante nel tessuto economico regionale. Avvocati, architetti, ingegneri, consulenti, comunicatori, tecnici, creativi e professionisti digitali sono infatti chiamati a confrontarsi con un mercato in rapida trasformazione, nel quale l’aggiornamento continuo è sempre più decisivo.

«Investire nell’aggiornamento delle competenze significa sostenere la capacità dei professionisti di affrontare le sfide dell’innovazione e rafforzare la competitività del nostro territorio», ha concluso l’assessore.

La Regione conferma così il riconoscimento del valore economico e imprenditoriale delle libere professioni, cercando allo stesso tempo di facilitare l’accesso dei più giovani a percorsi formativi qualificati e sostenibili dal punto di vista economico.

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