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“E’ tutto un trucco!”

Torviscosa, la Bassa, Il gigante di Sequals. Cronaca di una fine negli ultimi dieci minuti di Primo Carnera con un Flavio D’Andrea inarrivabile

Massi Boscarol

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Dieciminuti: il crollo di Primo Carnera, venerdì 17 a Torviscosa in uno spettacolo straordinario. Foto: La Radice Selvatica

TORVISCOSA – Sedia a rotelle, lavagna, scarponi da alpino, cappello, pelliccia, guantoni da boxe. Scritta MUNICIPIO, didascalia a seguire con l’incisione “per onorare il cavaliere del lavoro dott. Franco Marinotti, conte di” segue specifiche “fondendo in armoniosa sintesi lavoro ed arte”. Torre dell’edificio comunale – alzando lo sguardo – baluardo e simbolo di città di fondazione per eccellenza, strizzando l’occhio a De Chirico, spesso dimenticata, sempre a far i conti col proprio passato, ora a confrontarsi in nuova giovinezza. A qualche centinaio di metri Alessandro Preziosi e soci hanno appena finito di girare. Ancora più su, collo piegato, cervicali messe a dura prova: orologio coi numeri romani indica il tramonto, che sfila subito dietro. Torviscosa, capsula del tempo, set cinematografico, luogo non luogo della Bassa Friulana.

Manuel Buttus, padrone di casa nella sua città, presenta, introduce, ringrazia. Teatro nei Luoghi, 20a edizione, rassegna di Prospettiva T, ospita Dieciminuti: il crollo di Primo Carnera, produzione La Radice Selvatica. Nel frattempo, aereo plana in direzione est, verso Ronchi – la dannunziana – dei Legionari.

W la guera, rigorosamente con una R. Vergata sulla lavagna, sopravvissuto ricordo di un’epoca lontana, tramite gesso sanguinante. Salto temporale di novant’anni. Qui, più immediato che altrove. Anziano su sedia a rotelle delira i propri incubi in marilenghe. Povertà, schegge di formaggio, polenta: un nonno racconta al nipote il suo aneddoto su Carnera. Sì, proprio lui, Primo. Lui. Ricordo? Bugia? Via di mezzo?! Ogni famiglia friulana per anni ha custodito un aneddoto sul gigante di Sequals, colui che con una spallata spostava un carro impantanato che neanche otto uomini riuscivano a smuovere. Ed è tutto vero, forse.

Flavio D’Andrea, perfettamente in parte dall’alluce alla punta dei capelli, passando per l’anima ed i pugni, sviscera la prima fase della vita dell’eroe. E anche della sua. Circo, uomo forzuto, baraccone tra improbabili prove di forza a distruggere altrettante mele. Piccole, medie, grandi. Pubblico incredulo, in visibilio. Quello di allora, quello di oggi.

Carnera pugile dà i numeri sugli arpeggi distanti e dai riverberi perduti di Raffunk. Questi, profilato dietro una consolle art deco, orchestra, dirige e commenta una colonna sonora che declina dai campionamenti elettronici alla chitarra acustica con effetti, in piena complementarità col mito.

Misure, vittorie, pareggi. Obliando sconfitte: voglio tornare a fare la boxe!”, urlo che spacca in due l’atmosfera del salotto cittadino. Poi, la decadenza del fisico, appunti da una mancata esibizione, sottotraccia e mascherata dalle rughe di una radio che non funziona più come dovrebbe e che trasmette la fine in diretta, ecco che passa “ho il cuore tenero, l’animo nobile”, canzone della sopravvivenza economica, tanto per umiliarlo ancora una volta.

Lacrime, sacrificio, gioia, salto della corda. Dieci, venti, trenta, quaranta volte. Si perde il conto. D’Andrea in un’esibizione viscerale, fisica, carnale, Carnera. Ricordi del titolo mondiale, gente che gli voleva bene, madre, ritorno. “Dove sono? A casa mia?! Sul ring?!!”

Pathos a mille: inconfondibile voce. La voce. La voce del Duce. “Il tuo valore, la tua tenacia, il tuo coraggio!” Esplode la folla. Solo qui, solo a Torviscosa, l’aria che si taglia con una baionetta. Solo qui, solo a Torviscosa. No, da nessun’altra parte sarebbe stato possibile.

Solo io e l’ombra!”, perché non c’è più tempo. Quei maledetti, infiniti dieci minuti. Vocazione junghiana, che Carnera esprime con il suo più candido e commovente “non so dire bene…

Requiem in acustico, titoli di coda. “Al è dut un truc!” esplode il nostro, a chiusura. Catartico, forte, rabbioso, liberatorio. Come i pugni scagliati contro il destino, contro il vento, contro il mondo, contro il nulla. Con tutta la rabbia possibile. Per una serata che ti entra nel sangue e – no! – non ti lascia più.

Il municipio di Torviscosa, nessun luogo più ideale per ambientare uno spettacolo su Carnera

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