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Electrolux, futuro ancora incerto: Regione FVG chiede un vero piano industriale

Il tavolo Electrolux al Mimit non porta a una svolta. Rosolen e Bini chiedono lo stop agli atti unilaterali e un piano industriale credibile per tutelare stabilimenti, occupazione e produzione

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L'assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini
L'assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini

La vertenza Electrolux resta aperta e, dopo il nuovo confronto convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, continuano a mancare certezze sul futuro degli stabilimenti italiani, sui livelli occupazionali e sull’organizzazione delle attività produttive. A definire “interlocutorio” il quarto incontro del tavolo nazionale sono stati gli assessori regionali del Friuli-Venezia Giulia al Lavoro, Alessia Rosolen, e alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.

Secondo i rappresentanti della Regione, l’azienda non avrebbe ancora fornito risposte sufficienti sulle questioni centrali della vertenza. La richiesta è quella di arrivare a un vero piano industriale, capace di tutelare l’occupazione, garantire i volumi produttivi e rafforzare la competitività degli impianti italiani.

Il piano non è stato ritirato e resta l’ipotesi delle delocalizzazioni

Nel corso dell’incontro al Mimit, Electrolux avrebbe prospettato un possibile aumento dei volumi produttivi, subordinandolo però alla disponibilità di misure di sostegno a livello nazionale ed europeo. Un’apertura che, secondo Rosolen e Bini, non è sufficiente a superare le preoccupazioni.

La multinazionale, infatti, non avrebbe ritirato il piano precedentemente illustrato, continuando inoltre a non escludere una ristrutturazione finalizzata alla vendita di alcune attività. Nel confronto si sarebbe parlato espressamente anche di delocalizzazioni, uno scenario che alimenta l’allarme tra istituzioni, organizzazioni sindacali e lavoratori.

Restano inoltre irrisolti i nodi riguardanti le eccedenze occupazionali. L’azienda non avrebbe prospettato una riduzione degli esuberi tra gli operai e non avrebbe fornito elementi certi sul numero dei possibili esuberi tra gli impiegati.

Preoccupazione per ricerca e sviluppo

Tra le questioni considerate più delicate figura anche il futuro delle attività di ricerca e sviluppo, ritenute fondamentali per garantire innovazione e competitività agli stabilimenti italiani.

Secondo gli assessori regionali, dal confronto non sarebbe emersa una visione chiara sulla riorganizzazione di questo settore. Un’eventuale riduzione o frammentazione delle attività di ricerca potrebbe infatti indebolire il ruolo strategico degli impianti italiani all’interno del gruppo.

La Regione chiede quindi che qualsiasi percorso di riorganizzazione non si limiti alla gestione degli esuberi, ma sia inserito in una prospettiva industriale di lungo periodo, fondata su investimenti, nuovi prodotti, innovazione tecnologica e rilancio dei siti produttivi.

La vertenza Electrolux deve restare nazionale

Dall’incontro sono emersi, secondo Rosolen e Bini, tre punti fondamentali. Il primo riguarda la dimensione della vertenza, che deve continuare a essere gestita a livello nazionale, sotto il coordinamento del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La presenza di un tavolo unico viene considerata indispensabile per garantire un confronto adeguato con una multinazionale che opera in diversi territori italiani. Una gestione frammentata, affidata ai singoli stabilimenti o alle singole Regioni, rischierebbe infatti di indebolire la posizione delle istituzioni e dei lavoratori.

Gli assessori hanno quindi ringraziato il Mimit per il lavoro svolto finora, ribadendo la necessità che il ministero continui a mantenere il coordinamento della trattativa.

La richiesta all’azienda: nessun atto unilaterale

Il secondo punto riguarda il metodo con cui dovrà essere affrontata la vertenza. Le istituzioni riconoscono che il raggiungimento di una soluzione condivisa possa richiedere tempo, ma chiedono che questo periodo venga gestito nel pieno rispetto dei lavoratori e delle parti coinvolte.

Per la Regione è indispensabile evitare qualsiasi decisione unilaterale da parte dell’azienda sulle modalità di organizzazione del lavoro, sulle attività svolte nei siti e sui volumi produttivi.

Rosolen e Bini hanno riferito che iniziative di questo tipo risulterebbero già avviate in alcuni stabilimenti. Una circostanza che, se confermata, rischierebbe di compromettere il clima del negoziato e di anticipare scelte che dovrebbero invece essere discusse all’interno del tavolo nazionale.

La Regione pronta a intervenire, ma serve un progetto credibile

Il terzo elemento riguarda il ruolo delle Regioni. Il Friuli-Venezia Giulia ha confermato la propria disponibilità a contribuire alla ricerca di una soluzione, in raccordo con il Governo, le organizzazioni sindacali e le altre istituzioni coinvolte.

L’eventuale intervento regionale dovrà però inserirsi all’interno di un autentico progetto industriale, e non limitarsi a sostenere misure temporanee o operazioni prive di prospettive concrete.

Il piano, secondo gli assessori, dovrà garantire la salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e dei livelli produttivi, prevedendo allo stesso tempo interventi per migliorare l’efficienza e la competitività degli impianti italiani.

Il futuro degli stabilimenti resta incerto

Al tavolo ministeriale hanno partecipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, le organizzazioni sindacali, i vertici italiani di Electrolux, Confindustria, le Regioni e i Comuni che ospitano gli stabilimenti del gruppo, oltre a una delegazione di parlamentari.

L’incontro è arrivato dopo tre confronti tecnici bilaterali tra l’azienda e le organizzazioni sindacali svolti tra giugno e luglio. Nonostante il percorso già avviato, la trattativa non ha ancora prodotto impegni considerati sufficientemente vincolanti.

La richiesta rivolta a Electrolux è ora quella di chiarire in modo definitivo quali investimenti intenda realizzare in Italia, quali attività produttive voglia mantenere e come intenda tutelare i lavoratori. Senza risposte su questi punti, il rischio è che il confronto resti sospeso tra ipotesi di rilancio e scenari di ridimensionamento. n

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