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Furti di batterie esauste in Friuli-Venezia Giulia: due denunciati dopo l’indagine della polizia locale di Trieste

Furti di batterie esauste in Friuli-Venezia Giulia: due denunciati dopo l’indagine della polizia locale di Trieste

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Batteria auto
Batteria auto ( © Depositphotos)

La polizia locale di Trieste, attraverso il Nucleo di polizia ambientale (Npa) e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, ha concluso un’articolata indagine che ha portato alla denuncia di due cittadini senegalesi residenti a Udine, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, ritenuti presunti responsabili di una serie di furti di rifiuti pericolosi in Friuli-Venezia Giulia.

L’inchiesta ha preso avvio dalla denuncia presentata dal gestore del Centro di raccolta di via Carbonara, dove, nel giro di poche settimane, si erano verificati due furti notturni. I responsabili si erano introdotti nell’area dopo aver forzato e danneggiato i cancelli, impossessandosi di quasi 200 batterie esauste destinate ad autovetture, motocicli e altri mezzi.

Le telecamere e i controlli portano a un furgone della provincia di Udine

L’attività investigativa si è sviluppata attraverso un’attenta analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, sia interne ai centri di raccolta sia pubbliche, affiancata dai controlli sui transiti ai varchi d’ingresso della città e dai dati relativi ai pagamenti autostradali.

Gli accertamenti hanno consentito agli investigatori di concentrare l’attenzione su un veicolo commerciale immatricolato in provincia di Udine. Su autorizzazione della sostituto procuratore Sabrina Tinonin, sono quindi partite attività di osservazione, controllo e pedinamento nel territorio friulano.

Le indagini hanno portato all’identificazione di due possibili sospetti e all’individuazione di un immobile ritenuto un deposito clandestino, dove le batterie sarebbero state accumulate prima di essere, secondo gli investigatori, immesse nel mercato illegale.

Recuperate quasi tutte le batterie rubate

Le successive perquisizioni domiciliari e locali hanno permesso di recuperare e sequestrare quasi tutte le batterie sottratte, oltre ad alcuni dispositivi digitali appartenenti a uno degli indagati.

Dall’analisi forense del materiale informatico sarebbe emerso una sorta di calendario delle spedizioni, con riferimenti a spostamenti quasi settimanali verso diversi centri di raccolta della regione, ritenuti dagli investigatori compatibili con ulteriori furti di batterie esauste.

Nei confronti di uno dei due indagati sarebbero inoltre stati raccolti elementi relativi al danneggiamento e alla forzatura dei cancelli d’ingresso dei centri di raccolta interessati.

Un’operazione per la tutela dell’ambiente

Secondo quanto evidenziato dalla polizia locale, l’operazione avrebbe consentito di interrompere una presunta attività illecita, impedendo la possibile commercializzazione sul mercato nero di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi.

Le batterie al piombo e al litio, infatti, sono materiali il cui smaltimento è regolato da una normativa rigorosa perché contengono sostanze altamente inquinanti, potenzialmente dannose sia per la salute pubblica sia per l’ambiente.

Oltre al danno economico arrecato alla collettività, la sottrazione e la gestione irregolare di questi rifiuti rappresentano un concreto rischio sotto il profilo della sicurezza ambientale, motivo per cui l’indagine assume particolare rilevanza anche sul piano della tutela del territorio.

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