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Economia & Lavoro

Caldo e siccità, allarme negli allevamenti di trote e storioni: “Senza acqua il pesce non vive”

Crisi idrica e caldo colpiscono l’acquacoltura in Friuli-Venezia Giulia: l’Api chiede interventi urgenti e priorità nell’uso dell’acqua

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Allevamento di trote
Allevamento di trote ( © Depositphotos)

Le temperature estreme e la crisi idrica dell’estate stanno mettendo in forte difficoltà l’acquacoltura italiana e anche gli allevamenti del Friuli-Venezia Giulia. Le perdite produttive hanno raggiunto livelli considerati critici e l’Api, Associazione piscicoltori italiani aderente a Confagricoltura, chiede un intervento pubblico strutturale e urgente per tutelare un settore particolarmente esposto alla riduzione della disponibilità d’acqua.

Troticoltura e storionicoltura tra i comparti più colpiti

A subire maggiormente gli effetti della situazione sono soprattutto le piccole e medie imprese, tra cui gli impianti dedicati alla troticoltura e alla storionicoltura.

La trota è il pesce più allevato in Friuli-Venezia Giulia e in Italia, mentre il nostro Paese rappresenta anche il secondo produttore mondiale di caviale da storione. Le conseguenze della crisi, però, non riguardano soltanto i risultati economici delle aziende.

Il surriscaldamento delle acque e la conseguente diminuzione dei livelli di ossigeno disciolto possono infatti compromettere il sistema immunitario dei pesci, aumentando le difficoltà nella gestione degli allevamenti.

Alimentazione ridotta e costi per l’ossigenazione

Per preservare le biomasse, secondo l’Api, gli allevatori sono stati costretti a ridurre al minimo l’alimentazione dei pesci, rallentandone la crescita e incidendo direttamente sulla produzione.

A questo si aggiungono i costi sostenuti per garantire l’ossigenazione artificiale delle acque e la necessità di ridurre forzatamente gli stock presenti negli impianti. Una scelta che rischia di avere conseguenze anche nei prossimi mesi, con ripercussioni sulla programmazione produttiva e sulla disponibilità di prodotto nei mercati.

Nonostante le difficoltà, le imprese stanno cercando di adottare strategie per ridurre l’impatto della crisi e garantire il benessere degli animali e la sicurezza alimentare.

Gli investimenti delle imprese

“Le imprese stanno investendo in sistemi per la riduzione del fabbisogno idrico”, spiega il direttore dell’Api Andrea Fabris.

Lo sviluppo tecnologico viene affiancato da un modello maggiormente circolare, basato sull’impiego di mangimi sostenibili, sull’ottimizzazione dell’impronta idrica e carbonica e sul monitoraggio scientifico degli allevamenti attraverso indicatori di benessere e specifiche valutazioni diagnostiche.

Secondo l’associazione, tuttavia, gli investimenti messi in campo rischiano di non essere sufficienti senza un diverso modello di gestione della risorsa idrica.

Le richieste dell’Api

L’Api chiede innanzitutto che l’allevamento ittico venga riconosciuto come priorità di derivazione subito dopo l’uso potabile, così da garantire l’acqua necessaria alla sopravvivenza degli animali.

L’associazione domanda inoltre che, durante le emergenze, anche le pmi del settore possano ottenere deroghe tempestive, analogamente a quanto previsto per i grandi consorzi irrigui agricoli o per le centrali idroelettriche.

Tra le richieste figura anche il superamento della frammentazione degli otto Piani di Bacino e dei Piani Regionali di Tutela delle Acque, con l’obiettivo di evitare differenze territoriali e definire protocolli più chiari per affrontare le situazioni di siccità.

Infine, l’Api invita a rafforzare i controlli sugli scarichi e sulle attività a monte degli allevamenti nei periodi di secca, per scongiurare episodi di inquinamento capaci di compromettere ulteriormente le produzioni ittiche.

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