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“Gli Alpini ai fraidis”, un libro ricorda le Penne nere nei cantieri della ricostruzione Terremoto del Friuli

Un libro e un docufilm raccontano il ruolo degli Alpini dopo il terremoto del Friuli del 1976: undici cantieri e oltre un milione di ore di lavoro che contribuirono alla ricostruzione e alla nascita della Protezione civile

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Il volume "Gli Alpini ai fraidis"

Il lavoro degli Alpini nelle ore drammatiche del terremoto del Friuli del 1976 e durante la lunga fase della ricostruzione torna al centro della memoria collettiva in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma. A raccontarlo è il volume “Gli Alpini ai fraidis. Terremoto del Friuli 1976. Le penne nere sul fronte della ricostruzione”, realizzato dall’Associazione nazionale Alpini e presentato a Trieste.

Un’opera che non guarda soltanto al passato, ma riporta al centro valori come solidarietà, impegno civile e capacità di fare comunità, elementi che contribuirono in maniera determinante alla rinascita del Friuli dopo la catastrofe.

«Il primo germoglio della Protezione civile italiana»

Alla presentazione, ospitata nella Sala Predonzani del Palazzo della Regione a Trieste, è intervenuto l’assessore regionale con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi, che ha sottolineato il significato storico dell’esperienza vissuta dagli Alpini dopo il sisma.

Secondo Riccardi, proprio l’impegno delle Penne nere durante l’emergenza e nei mesi successivi rappresentò “il primo germoglio” di quella che sarebbe diventata la Protezione civile italiana.

Ricordare quell’esperienza attraverso un libro e un docufilm, ha spiegato l’assessore, rappresenta quindi un passaggio importante nel percorso verso il cinquantesimo anniversario del terremoto, anche per trasmettere alle nuove generazioni il valore di un modello fondato sulla partecipazione e sull’aiuto reciproco.

La presentazione del libro su terremoto del '76 e Penne nere curato dall'Ana nel Palazzo della Regione

La presentazione del libro su terremoto del ’76 e Penne nere curato dall’Ana nel Palazzo della Regione

Oltre un milione di ore di lavoro per ricostruire il Friuli

Il volume, pubblicato da Susalibri, si sviluppa in 224 pagine e raccoglie fotografie, documenti e testimonianze relative agli interventi compiuti dagli Alpini nelle zone colpite dal terremoto.

Uno dei numeri più significativi è quello delle oltre un milione di ore di lavoro svolte dalle Penne nere nei mesi della ricostruzione.

Gli Alpini furono impegnati in undici cantieri, con una particolare attenzione alla realizzazione e al recupero delle strutture considerate più urgenti per la ripartenza delle comunità. Tra le priorità vi furono soprattutto scuole e strutture dedicate agli anziani, luoghi fondamentali per restituire una dimensione di normalità ai paesi devastati.

Non si trattò soltanto di un contributo materiale. Quella presenza continua sul territorio rappresentò anche un importante sostegno umano per migliaia di persone che avevano perso case, punti di riferimento e, in molti casi, familiari.

Le testimonianze di chi partecipò alla ricostruzione

A curare il libro sono stati il colonnello Mario Renna e Laura Rosa, del Centro Studi dell’Associazione nazionale Alpini, con il supporto di Mauro Bondi e Paolo Saviolo.

L’obiettivo è ricostruire attraverso immagini e testimonianze dirette una delle pagine più importanti della storia recente del Friuli-Venezia Giulia, documentando non soltanto i cantieri e gli interventi effettuati, ma anche lo spirito con cui migliaia di volontari affrontarono quell’esperienza.

Alla presentazione triestina ha partecipato anche il presidente nazionale dell’Ana Sebastiano Favero, al quale Riccardi ha rivolto un ringraziamento per un progetto definito capace di andare oltre la semplice commemorazione.

Riccardi tra Paolo Savioli e il presidente dell'Ana Sebastiano Favero

Riccardi tra Paolo Savioli e il presidente dell’Ana Sebastiano Favero

Il valore dell’“insieme” e il messaggio alle nuove generazioni

Nel corso dell’incontro è emerso più volte un concetto considerato centrale anche nel presente: quello dello stare “insieme”.

Favero ha sottolineato la necessità di riportare al centro questa parola, soprattutto guardando alle nuove generazioni e a una società nella quale le relazioni rischiano sempre più spesso di essere mediate quasi esclusivamente dagli strumenti digitali.

Un messaggio ripreso anche da Riccardi, secondo il quale oggi è particolarmente importante rafforzare la cultura della solidarietà e mantenere vivo quel patrimonio di partecipazione civica che ha caratterizzato la ricostruzione friulana.

Un tema che l’Associazione nazionale Alpini porta avanti anche attraverso i campi scuola, pensati per avvicinare i più giovani ai valori del volontariato, della responsabilità e dell’impegno verso la comunità.

Il 15 settembre a Milano la prima del docufilm

Il progetto dedicato al terremoto del 1976 comprende anche un docufilm, che sarà proiettato per la prima volta martedì 15 settembre a Milano.

La scelta della data ha un forte valore simbolico. Il 15 settembre 1976, quattro mesi dopo il devastante terremoto del 6 maggio, il Friuli fu infatti colpito da una nuova e violenta sequenza sismica.

Una seconda prova durissima per una popolazione che aveva già iniziato il difficile percorso della ricostruzione.

Favero ha ricordato come quelle scosse avrebbero potuto spezzare definitivamente la volontà dei friulani, ma così non avvenne. Al contrario, la ricostruzione proseguì e diventò negli anni un esempio nazionale di capacità organizzativa, solidarietà e collaborazione tra istituzioni, volontari e cittadini.

Il riconoscimento all’Associazione nazionale Alpini

Il percorso di valorizzazione dell’impegno dell’Ana proseguirà anche nei prossimi giorni. Lunedì 14 settembre a Tolmezzo, l’Associazione nazionale Alpini riceverà infatti un riconoscimento della Fondazione per la Sussidiarietà.

Un ulteriore momento simbolico nel percorso verso il cinquantesimo anniversario del terremoto, che nel 2026 continua a riportare al centro non soltanto il ricordo della tragedia, ma anche la straordinaria risposta collettiva che rese possibile la rinascita del Friuli.

Il libro e il docufilm dedicati agli Alpini diventano così strumenti per conservare una memoria ancora viva: quella di una comunità capace di reagire alla devastazione attraverso lavoro, volontariato e spirito di solidarietà, ponendo le basi di un modello che avrebbe influenzato profondamente anche la futura organizzazione della Protezione civile italiana.

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