Pordenone
Pordenone, tre nuovi diaconi: chi sono Cristian, Mirco e Oscar e le parole del vescovo Pellegrini
Tre nuovi diaconi ordinati a Pordenone: Cristian Marangon, Mirco Fava e Oscar Chisom Awuzie
PORDENONE – La diocesi di Concordia-Pordenone accoglie tre nuovi diaconi. Nella concattedrale di San Marco, il vescovo Giuseppe Pellegrini ha ordinato Cristian Marangon, Mirco Fava e Oscar Chisom Awuzie, davanti a una folla numerosa di fedeli, sacerdoti e familiari arrivati dalle diverse parrocchie del territorio. Una celebrazione solenne segnata dal richiamo al servizio, all’umiltà e alla disponibilità verso gli altri.
Tre vocazioni e percorsi differenti
I tre nuovi diaconi arrivano all’ordinazione dopo esperienze personali e formative molto diverse. Cristian Marangon, 49 anni, originario di Eraclea, è laureato in scienze dell’educazione e ha lavorato per anni nelle cooperative sociali, a stretto contatto con il mondo della disabilità. Nel suo percorso anche l’esperienza in Comunione e liberazione.
Mirco Fava, 25 anni, di Prata di Pordenone, ha invece maturato la propria vocazione all’interno della vita parrocchiale e dell’Azione cattolica, trovando un punto di riferimento nel parroco don Danilo Favro.
La terza storia è quella di Oscar Chisom Awuzie, 31 anni, nato in Nigeria. Arrivato nella diocesi di Concordia-Pordenone nel 2023 dopo gli studi teologici, ha maturato una vocazione che affonda le sue radici fin dalla prima infanzia.
Pellegrini: «Un segno di speranza»
Al centro della celebrazione anche le parole del vescovo Giuseppe Pellegrini, che nell’omelia ha evidenziato il significato dell’ordinazione dei tre giovani per l’intera comunità diocesana.
«Vedere tre nostri fratelli consegnare interamente la propria vita nelle mani del Signore e dei fratelli è un segno di speranza che squarcia il velo del pessimismo contemporaneo: Dio non ha smesso di chiamare e l’uomo non ha smesso di rispondere», ha affermato il vescovo.
Pellegrini ha quindi ricordato quale debba essere il significato del ministero: «L’ordinazione non è un’ascesa sociale o una carriera, ma una discesa interiore. L’umiltà non è un optional».
Il servizio come misura del ministero
Rivolgendosi direttamente a Marangon, Fava e Awuzie, il vescovo ha contrapposto i parametri del successo contemporaneo alla logica evangelica. Influenza, like e visualizzazioni non dovranno essere il metro con cui valutare il loro cammino.
«Il vostro successo pastorale – ha detto Pellegrini – si misurerà da quanti piedi avrete lavato, da quante lacrime avrete asciugato nel segreto e da quanta fede avrete dimostrato nel servire l’Eucaristia e i poveri».
Il vescovo ha infine richiamato il valore della vita celibataria, indicandola come una «sorgente di gioia radiosa e libertà interiore: liberi per amare e per servire», e ha affidato i nuovi diaconi alla protezione di Maria. Al termine della liturgia, la comunità presente nella concattedrale di San Marco ha salutato i tre nuovi diaconi con un lungo applauso.
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